A DUE A DUE (FINCHÈ DIVENTAN DISPARI)

Fino a qualche tempo fa, come un po’ tutti quelli che tengono un blog, tendevo a recensire – consigliare, i libri appena usciti. Poi son capitata su dei gruppi nei social e ho scoperto che tanta, tantissima gente, vive i libri in maniera normale e non compulsiva, cioè li legge anche dopo ANNI. Sono rimasta un po’ così, però effettivamente, lo faccio anch’io (con l’esclusione dei miei autori del cuore e lo sono sia Cristina Cassar Scalia che Piergiorgio Pulixi, che ho letto appena usciti), quindi insomma, si parla di libri, poco per chi li ha letti, anche se un confronto fra lettori è sempre una buona cosa, di più per chi li leggerà, magari invogliato da qualcosa che scrivo. La banda dei carusi è la xesima (perdo i conti) storia di Vanina Guarrasi, è uscito a giugno, dopo che l’autrice ha voluto regalarci un viaggetto nel passato, quello in cui il vicequestore è arrivata da Palermo a Catania e si “presenta” alla squadra risolvendo il caso de Il re del gelato. Però torniamo ai carusi, sono i ragazzi(ni) uno di questi, per cui l’unica carriera possibile sembrava essere nella cupola delinquenziale, era riuscito a cambiare un destino che sembrava scritto e riscattarsi, con l’aiuto di don Rosario Limoli, che a San Cristoforo, quartiere difficile di Catania, è un punto di riferimento proprio per chi vuole togliersi dalla strada, per quei carusi che decidono di cambiare vita. Thomas era uno dei suoi ragazzi e viene trovato ucciso nell’unica spiaggia sabbiosa della città. L’imperativo, quello che va oltre il dovere, diventa prendere chi l’ha ucciso. È il desiderio di tutti i coinvolti, perché sanno che Vanina lo conosceva quel ragazzo, era un successo anche suo che non fosse più un delinquente nonostante la famiglia, che a dispetto del suo intorno vedesse un futuro pulito. Che La Cassar Scalia sappia scrivere è ormai assodato, calibra perfettamente le storie personali dei protagonisti e la trama gialla, ha una prosa immediata che inframmezza con espressioni frasi e parole in catanese, si è inventata le catanesate di Vanina, scorribande cultural popolari che la allontanano dal suo essere profondamente palermitana. Quello che mi preme dire è che, ovviamente a parere mio, questo è il migliore di tutta la serie, sia per la trama gialla, sia per le sottotrame. Forse per l’empatia che si sente più che negli altri, per il coinvolgimento più della squadra del medico legale del PM, dei coinvolti a vario titolo, reso perfettamente omogeneo, forse perchè i protagonisti sono poco più che bambini. Insomma, se è vero che le serie sarebbe meglio iniziarle dall’inizio, è altrettanto vero che leggendo questo e recuperando in seguito i precedenti, l’innamoramento per il vicequestore, è immediato e garantito.

Stella di mare, quella che garantiva ai marinai di mantenere la rotta, quella che è diventata una canzone meravigliosa di Lucio Dalla è anche Stella, una giovane donna di una bellezza straordinaria, un viso e un corpo che se fosse nata in una grande città, sarebbe stata reclutata da giornali e casa di moda che se la sarebbero contesa a suon di centinaia di migliaia di euro. Purtroppo Stella è nata a Cagliari e nello specifico a Sant’Elia, che corrisponde a un Quarto Oggiaro a uno Scampia (specifichiamo anche, nell’immaginario collettivo o nella narrazione giornalistica, chè nella realtà sono piene di persone per bene). Sua madre è tutto tranne una madre, suo padre è stato allontanato e ha un fratellino disabile. La sua roccia è la nonna, che io reputo un personaggio fondamentale nel computo totale del romanzo. Stella lo sa di essere bellissima, è anche una tosta, una a cui non si mettono i piedi in testa, ma non saprà mai se i suoi sogni sarebbero diventati realtà, perché qualcuno la uccide, brutalmente, con la ferocia dell’amore che diventa odio. Che le storie di Piergiorgio siano toste, ma toste vere, lo sa bene chi ne abbia letta anche solo una, ma anche lui , sempre per quano mi riguarda, qui si è superato. Se ne L’isola delle anime ci ha profondamente toccati con la descrizione di quella Sardegna dell’interno, di quelle antiche tradizioni che ancora oggi son vive, qui ci porta nella Cagliari moderna, in mezzo alla desolazione che viene da povertà droga e delinquenza che ne consegue. E qui torna in primo piano la nonna, Tzia Rosaria, che incarna la tradizione, i detti popolari, la saggezza antica che tace, che si affida ai proverbi, che subordina tutto al suo sentire volto a quella che per lei è giustizia. Pulixi lascia a briglia quasi sciolta tutti i personaggi, Croce Rais la Pontecorvo ma soprattutto Strega, si concentrano sul caso certo, e ribadisco che quanto riesce ad essere noir lui, pochi, ma cominciano a squarciarsi quei veli che in qualche modo li proteggono. Comincia a intravederei quadro che si materializzerà la visione completa e questo fa sì che leggerlo diventi quasi una dipendenza. E però, diciamolo, queste sono dipendenze belle, ma belle assai.

BREVE RECENSIONE TRISTE

È quasi più lungo il titolo che il romanzo

Ma questo ovviamente non mi ha impedito di divorarlo in un paio d’ore, vi chiederete perché ho scritto recensione triste, se vi aspettate una recensione negativa, mi spiace ma resterete delusi. Triste perché avevo voglia di un Manzini tout court, invece, niente indagine. Una ricerca che ci aspettavamo, ovviamente; non si passa sopra un fatto brutto (così brutto), come se fosse un po’ di polvere da togliere , soprattutto se sei un bandito tradito da un fratello e a dirla tutta, meno ancora se sei una guardia col cuore bandito, magari solo un pochino. Il titolo poi è estremamente esplicativo. Insomma, non mi aspettavo un carnevale di Rio ma neanche quello che ci ho trovato – che ribadisco il concetto, mica vi fosse sfuggito, è una storia di Manzini scritta da Manzini – Quindi? Eh, ho avuto la netta impressione che potrebbe essere, almeno nell’intenzione, la chiusura di un cerchio. Che potrebbe essere l’ultima “avventura” di Rocco Schiavone. Che ci starebbe anche voglio dire, se un autore non ha più voglia di indossare ancora lo stesso vestito, eh, può farlo (direi addirittura che deve) e la sensazione è stata proprio che si sia voluto concludere, chiudere le porte che erano rimaste aperte per poi proseguire su altre piste. Ecco perché triste, è anche vero che l’autore ha più e più volte dimostrato, di scrivere meravigliosamente anche quando parla d’altro, indipendentemente da quanto a un lettore possa piacere un personaggio; Avrò avuto la giusta sensazione? Non lo so, certamente il consiglio è di leggerlo, indipendentemente da quello che sarà e poi aspettare tutti insieme la prossima “fatica” del nostro eroe, in questo caso l’autore, che qualunque cosa deciderà di scrivere, a noi piacerà praticamente di sicuro.

PS Leggo in un thread sulla pagina FB di Sellerio,, che non sono l’unica ad aaver avuto la sensazione di chiusura, ma la CE smentisce assolutamente, quindi confidiamo nel fatto che loro ne sanno sicuramente più di noi.

Sto cambiando…

…che poi nella vita è sempre un gran cambiare…ragion per cui non è questa gran notizia.

In realtà un po’ si, perchè il cambiamento riguarda il sito che state guardando e che spero presto sarà più bello e ricco di cose da leggere.

DI SARDEGNA IN SARDEGNA

Oggi andiamo nella Cagliari del 1905, a breve torneremo in quella attuale

È nella Cagliari del 1905 infatti, che si svolge IL MISFATTO DELLA TONNARA di Francesco Frisco Abate. La protagonista è Clara Simon, prima giornalista investigativa in Italia, donna per di più italo cinese, alla sua terza apparizione. Più agguerrita che mai e paradossalmente resa più forte dall’immenso dolore di vedersi spegnere la speranza mai sopita di poter conoscere almeno il padre, (la madre è morta dandola alla luce) militare in missione all’estero di cui – all’inizio del romanzo – le viene comunicata la morte in battaglia. Resta che Clara è stata cresciuta dal nonno, un ricco imprenditore navale – status che per inciso le ha agevolato non poco la vita – che le ha dato oltre a tutto l’affetto che ha potuto, l’agio di non dover lavorare per crescere in un tempo in cui era sorte comune, una casa di prestigio, un nome che tutti in città rispettano, il diritto di studiare e scegliere cosa fare. È un personaggio di cui ci si innamora facile, giovane bella determinata e tosta, molto tosta. Il romanzo, in cui c’è ovviamente un colpevole da assicurare alla giustizia per aver ridotto in fin di vita una maestra, una suffragetta che sta in prima linea perché le donne abbiano finalmente il diritto di voto (che è poi di fondo il riconoscimento primario di un uguaglianza fra sessi), si srotola, come i precedenti del resto, sulla figura di questa giovane donna che non scende in piazza, ma combatte la sua personale battaglia per ottenere lo stesso risultato, conquistandosi giorno per giorno il rispetto e sempre maggiori riconoscimenti sulle pagine e soprattutto in redazione, fra le autorità, oltreché della gente. Per esplicita ammissione dell’autore, Clara è liberamente ispirata dalle donne della famiglia Abate, che poco si discostano dal personaggio. Femministe ante litteram, donne che quando i diritti non c’erano, se li sono presi. Insieme al collega e amico svizzero Fassbinder, al carabiniere Saporito, con cui sta inesorabilmente sviluppandosi una storia d’amore, Clara si muove in una città del tutto inaspettata al lettore che approcci il personaggio per la prima volta. Una città che stupisce, piena di commerci università teatri, attività di tutti i tipi, cosmopolita, dove si intrecciano provenienze da tutto il mondo, dove il fermento culturale è palpabile pur convivendo con un’altra città, quella dei lavoratori poveri perché sfruttati, ma che stanno cominciando a dar vita a movimenti sindacali che arriveranno lontano. Abate, oltre all’amore per la sua terra e per il suo lavoro – è giornalista dell’Unione Sarda e Clara scrive su L’Unione – mette, in questo romanzo in particolare, una serie di temi, più che mai attuali, su cui lasciare che l’inconscio rifletta mentre il conscio si gode una gran bella storia. Ma bella vera.

Allora ci spostiamo qui.

Previsioni dal 29.10 al 05.11.2023

ARIETE: c’è la luna (intesa come Lama e non come pianeta), che rischia di farvi prendere lucciole per lanterne se la userete come fonte di luce, be careful.

TORO: fate particolare attenzione all’amour, dietro un’apparente splendida armonia, dietro l’angolo potrebbe esserci un errore che se non è fatale, poco ci manca.

GEMELLI: la meta è lì, a portata di mano o di piede, state solo attenti a non distrarvi e lasciare che un po’ di cattiveria salti fuori senza che ve ne accorgiate.

CANCRO: non rilassatevi troppo, qualcuno potrebbe essere nascosto nell’ombra e farvi uno sgambetto, o tirarvi una coltellata.

LEONE: la stanchezza potrebbe portare a qualche momento di scazzo (generalizzato), rifugiatevi nell’amore, quello è il porto dove nessuna tempesta potrà scalfirvi.

VERGINE: per quanto facciate decluttering nella vostra vita, continuate a trovare cose (e persone), che vanno abbandonate dove stanno, per fortuna non è un problema per voi farlo.

BILANCIA: non commettete l’errore di riposare sugli allori, sono sostegno fragili e rischiate di cadere facendovi male.

SCORPIONE: lasciate stare i rimpianti, sono pesi morti che non vi permettono di andare dove volete, gambe in palla e sacco leggero, questa la ricetta per stare bene questa settimana.

SAGITTARIO: attenzione ai passi falsi, non che possano realmente farvi cadere ma disturbare sì. Il futuro ogni tanto somiglia al passato, a volte è proprio il passato che ha lasciato strascichi che vedete adesso. Non lasciategli più spazio del necessario .

CAPRICORNO: qualcosa che non dipende da voi vi sta stressando più dl dovuto e voi glielo state permettendo , davvero avete voglia di lasciar decidere a qualcun altro se voi state bene o no?

AQUARIO : settimana praticamente magica, non siate sempre così severi con voi stessi, soddisfazioni  a mille dal lavoro..

PESCI : settimana al top, voi state al top tutto fila perfettamente. Serve altro?.

ARIECCHILA

Potrei tirarmela dicendo che ero in vacanza in Polinesia e avevo dimenticato le password, o che sono stata rapita dagli alieni e chi ha scritto sui social in questo periodo era un avatar, ma temo che mi sgamereste subito, quindi diciamoci la verità. Ho voluto provare l’ebbrezza del volo libero e sono malamente precipitata al suolo, una botta di schiena che mi ha fatto vedere le stelle per parecchio anche dopo san Lorenzo, aggiungeteci il caldo porco, che non sopporto perché mi toglie ogni energia ed ecco spiegata la latitanza.

Torno con due segnalazioni un pochino sui generis. La prima riguarda un album uscito in digitale su tutte le piattaforme da qualche mese,  Thanks Galilei, è un album solo guitar, una delle tante sperimentazioni di RENATO CARUSO, musico appassionato e molto ferrato in matematica, che da anni, dopo aver lavorato con tantissimi artisti, ha sviluppato una sua teoria sul legame fra le due arti e mescolando il funk, il jazz, la bossa nova e la classica si è anche inventato un genere unico, il “Fujabocla”. L’album è legato a un librino (ino perché piccolo) che invece trovate qui www.leruzzole.it. si intitola giustappunto TEMPO MUSICA, in cui spiega la sua teoria, che tanto deve a Messer Galilei padre di tal Galileo omaggiato anche nel titolo dell’album. Io ho letto e ascoltato trovando entrambi molto interessanti.

Il secondo libro che vi suggerisco, è legato alla Storia, sembra ieri per noi che siamo nati nel millenovecentoeccetera, ma si svolge nel 1902.  Silvia Montemurro per E/O edizioni, racconta con la voce in prima persona di Nora, com’era la vita delle Piscinine, le piccoline, quelle bimbe che venivano mandate fin da piccolissime a imparare il mestiere e che da ragazze sarebbero diventate le sartine (una figura che resterà famosa per decenni). Nora era una di loro e fu una delle organizzatrici di un evento storico, lo sciopero che queste giovanissime misero in atto per ottenere la fine di quella che nella realtà era quasi una schiavitù. Una storia che molti non conoscono e forse invece sarebbe bene interiorizzare, così come si è interiorizzato il 25 aprile, perché il mondo lasciato a se stesso, trova sempre qualcuno che tenta la prevaricazione ai danni di altri e se non si impara a opporsi, si soccombe. Lo trovate in libreria dal 4 ottobre e in preorder a questo indirizzo https://www.edizionieo.it/book/9788833576701/la-piccinina

PROSEGUIAMO COI CONSIGLI?

Cosa manca per rendere perfetta questa immagine (reperita in rete)? Un libro pronto per essere letto. Per ovvie ragioni in questo blog, non riesco materialmente a segnalarvi e/o recensire tutte le nuove uscite nell’immediato, ma come si dice, finché non lo hai letto un libro rimane nuovo e poi, siccome non hanno data di scadenza, è bello anche scoprire qualcosa che magari ci era sfuggito o prendere in mano qualcosa che ci aveva lasciati perplessi e ci eravamo ripromessi di riguardare ma ci siamo dimenticati.

ANDREA VITALI lo associamo immediatamente a Bellano e al periodo fascista, quelle storie buffe di gente di lago, ma già da qualche anno ci propone cose diverse, storie nere o vagamente surreali che smuovono qualcosa di profondo. GENITORI CERCASI di surreale ha molto se non moltissimo ma è una denuncia fortissima rispetto al rapporto genitori figli, all’indifferenza inconsapevole di molti genitori e alle conseguenze. Naturalmente la scrittura leggera e impeccabile di Vitali lo rende amaramente divertente e molto più che godibile.

CRISTINA RAVA invece ci riporta fra Liguria e Piemonte con le “avventure” di Ardelia Spinola, medico legale che ormai abbiamo imparato ad apprezzare e del suo fidanzato Rebaudengo. La Spinola ha la capacità quasi magica di farsi coinvolgere nelle indagini che riguardano i suoi pazienti, stavolta però non dipende da lei. La tegola che le cade in testa è di quelle che stendono e ti fanno mettere in dubbio tutto quello che è stato e hai fatto, come dice il titolo è proprio IL SALE SULLA FERITA. Di bello, cioè che piace a me, come ho già avuto modo di dire, è che nei suoi personaggi (della Rava of course), ci si può se non identificare personalmente, trovarci i vicini di casa, almeno apparentemente. Comunque sia, se la metto nei consigli è perché vale il tempo che le si dedica, ma tutto eh.

Per finire gioco facile, SARAH SAVIOLI con I SELVATICI è andata oltre toccando due temi di quelli grossi, uno è quello sull’accoglienza di migranti e rifugiati e conseguentemente il razzismo che volenti o nolenti (anche lasciando da parte le posizioni estreme) è un tema che purtroppo riguarda tutti, ma è bella la storia che racconta, in bilico fra disperazione e speranza, con la giusta critica verso gli estremismi con solo un filino di retorica che però non le contesto perché lei quell’empatia lì, la prova davvero. L’altro tema è quello della natura e secondo me per come ha fatto rapportare Annarella con la stessa, stavolta ha davvero superato se stessa.

ELP

Esercito di Liberazione del Pianeta, ELP appunto, un esercito che fa una guerra senza morti né feriti, al massimo qualche rottura di scatole se trovi l’autostrada invasa dai polli; invasione ovviamente riportata a gran voce dagli organi di informazione e grazie alla quale il nostro vicequestore, viene a conoscenza dell’esistenza dell’ELP. Che poi a lui in fondo sti ragazzi piacciono, protestano come possono contro chi gli sta rubando il futuro, creano disagi ma non casini grossi, non sono violenti. Ovviamente questore e PM non sono d’accordo, i casini e i reati se ancora non ci sono stati arriveranno eccetera eccetera. Caterina, rientrata a pieno titolo in questura ad Aosta, è impegnata con una donna che è stata palesemente picchiata  dal marito, ma non denuncia e questa è una di quelle cose che proprio Rocco non regge. È chiaro che non essendoci denuncia non può che abbozzare, ma come privato cittadino nulla gli vieta di “incontrare” per caso il signor Novailloz, lontano da occhi indiscreti e da telecamere, per spiegargli che no, picchiare la moglie non è affatto una bella cosa. Se gli sia entrato in testa, nessuno lo saprà mai perché qualcuno quella stessa notte, lo ammazza. L’indagine è più ramificata di quello che sembra all’inizio, il questore è convinto che centri l’ELP Rocco è sicuro che no. Ma sappiamo, son anche un po’ stufa di dirlo eh, che il nostro, inteso come Manzini, pensa ed elabora delle trame gialle perfette, quindi non ne parliamo. Quello che mi va di condividere invece è il sottile cambiamento di Schiavone. Se ne Le ossa parlano, abbiamo visto un uomo in cui la tristezza, la rabbia, lo schifo nei confronti di una certa umanità era (a buona ragione) a livelli altissimi, qui io l’ho sentito se non pacificato, almeno in via di. Il suo inconscio, sotto forma di Marina, continua a pungolarlo perché ricominci a vivere, perché in qualche modo faccia pace con quel che è stato. La ferita che porta il nome di Sebastiano c’è, ovvio, condivisa con Furio e Brizio ci metterà chissà quanto per rimarginarsi, ammesso che lo faccia e comunque farà male per sempre. Con Caterina stanno riprendendo le misure per vedere se si può essere di nuovo amici e sta cercando di capire se e cosa prova per Sandra.  Sullo sfondo, al di là della oggettiva bravura dell’autore, ci sono i “messaggi” che forse non volutamente, ci danno qualcosa su cui riflettere. Perché forse Schiavone e la sua combriccola, sono davvero la rappresentazione più fedele possibile di quello che siamo o che dovremmo essere tutti. E allora ben venga il lasciarsi avvolgere dal dolore fino ad esaurirlo, ben venga prendere in coraggio a piene mani e dire al mondo “io sono questo” se vi piace bene altrimenti bene lo stesso (Deruta). Si intoni l’alleluja quando si comprende che l’amore è una forza vitale quando non ti schiaccia, se lo fa si trovino forza e coraggio per allontanarlo (D’intino). Si applauda a chi accompagna i figli, frutto dei propri lombi e non, nella ricerca del proprio essere adulti, lasciando che paghino se sbagliano e comunque sostenendoli nelle loro idee. E sia benedetto il cielo (sì lo so la pòesia mi sta prendendo la mano) che ci mette sula strada persone come Manzini, con quel cuore e quel cervello, e un mucchio di cani cattivissimi.

GLI OCCHI DELLA NOTTE

Gli occhi della notte di Marina Visentin  (SEM)                                                               

Marina Visentin – Novara – vive e lavora a Milano, laureata in filosofia è traduttrice, consulente editoriale e collabora con varie testate nazionali scrivendo di cinema. Dopo la fiaba noir Biancaneve, ha scritto La donna della pioggia e Cuore di rabbia.

“La polizia brancola nel buio: l’ho sempre trovato un modo cretino di descrivere le indagini. Ben prima di entrare in polizia. Di entrare a far parte di questa schiera di sfigati che nessuno ama. E che però tutti invocano al momento del bisogno. I malviventi odiano i poliziotti, e anche gli amici carabinieri, ben inteso. Odiano le forze dell’ordine. Ci sta. È logico e sensato. Se ti muovi nell’illegalità, perché diavolo dovresti amare qualcuno che è pagato, tanto o poco che sia, per impedirti di fare proprio quel che vuoi fare? Il punto è che anche gli onesti diffidano dei poliziotti. Tendono all’omertà, al silenzio, alla dissimulazione. Tendono a dire bugie, o perlomeno a non dire proprio tutta la verità.”

Milano, fine novembre.  Manca poco a Sant’Ambrogio. Sono le giornate più buie dell’anno e il freddo viscido si attacca alla pelle. Il vicequestore Giulia ferro è  alle prese con una nuova indagine sulla morte di Cinzia, una bambina di 7 anni, scomparsa all’uscita di scuola e ritrovata, dopo due giorni, in un boschetto ai margini del Parco nord. Il dubbio che sia finita nelle mani dei pedofili è forte anche se ci sono già molti sospettati. Il primo è  l’ex marito di una delle maestre, già condannato a suo tempo per violenze domestiche e revengeporn. Il secondo è un tizio bizzarro che si aggira all’uscita di scuola. Il terzo è il padre di Cinzia stesso, una faccia conosciuta della ‘ndrangheta lombarda. Il quarto è il resto della famiglia allargata composta di altre due sorelle e fidanzatini che si alternano di malavoglia a fare da baby sitter a Cinzia.

Anche stavolta, come era già successo in Cuore di rabbia, il vicequestore può contare sull’aiuto del collega Alfio Russo, il famoso battutaro della questura. Giulia lo conosce da tre anni, e anche se non ride alle sue gags sa che non è un cretino e che è affidabile.

È buio.  Piove.  Il luogo del ritrovamento è stato recintato con del nastro bianco e rosso. Sembra  la terra di nessuno ma lo chiamano Parco delle favole.

La bambina è lì da almeno ventiquattr’ore sentenziail medico legale Pannofino.

A trovarla è stata una coppia di coniugi che portava a spasso il cane. La povera bestia si era intestardita a raspare su una valigia rossa da cui spuntava una scarpa. I due, appena  l’hanno vista hanno subito pensato alla bambina scomparsa, si sono spaventati e hanno chiamato il 112.

Se ogni morte è ingiusta, alcune lo sono più di altre.

La piccola è stata piegata in due nel trolley e potrebbero avercela messa quando era ancora viva.

È  morta soffocata e non è stata violentata. È morta per sbaglio? O è stato un errore commesso durante un rapimento?  Non essendo scomparsa da scuola  la preside non vuole rogne e si presta malvolentieri agli interrogatori. No, a scuola non ha mai notato niente di strano. Giusto  di tanto in tanto Cinzia  aveva crisi di pianto, e i genitori dovevano venire a prenderla. L’ultima a vederla è stata la maestra Belli, che  ha segnalato subito l’ex marito come possibile sospettato. Probabilmente per vendicarsi di lui. Uno che fa perdere la pazienza e che ha messo in rete le foto  nude di lei, ma ha un buon alibi.

L’istinto di Giulia funziona a intermittenza in un ginepraio di false piste e, come in tutte le indagini che si rispettano, le prime ventiquattr’ore sono fondamentali. Da quando è tornata a vivere a Milano il suo lavoro è complicato anche dal rapporto di odio-amore con la città e da un passato da dimenticare.

Un personaggio che vede le cose per quel che sono. Una scrittura divertente, concisa, veloce e piacevole che ti piacerebbe anche se non ti interessasse la storia, ma qui ti interessa anche la storia.

Come avrebbe detto Costanzo: “Consigli per gli acquisti”

Il tempo è tiranno, lo è con me che non lo trovo per raccontarvi i libri belli uno per volta e suppongo anche con altri. Allora che nei fine settimana o dopo il lavoro riuscite a ritagliarvi qualche ora in spiaggia in montagna in giardino, non fatelo senza portarvi dietro uno (o anche tutti) dei libri che vi consiglio. Il valzer dei traditori: posso solo dirvi che la Teruzzi non sbaglia un libro e riesce a scombinare tutte le carte che sono in tavola. Sembrava che Libera avesse finalmente deciso in che direzione andare, soprattutto archiviando qualche remora e invece, l’ordinazione di due (anzi quattro) bouquet la manda in crisi e un assassinio vecchio di anni, coinvolge inaspettatamente le Cairati facendoci scoprire che Vittoria è in fondo molto meno ligia di quanto credessimo e Iole forse molto più saggia di quel che appare. Fa così la Teruzzi, delle sue donne, che sono poi tutte le donne, ci mostra ogni sfaccettatura,  anche le più nascoste e inaspettate.   Restiamo in zona giallo noir, molto molto più noir che giallo, con Rizzoli e i romanzi di Dard. Negli occhi di Marianne è di un nero abissale, fa male, malissimo . Magistrale nel raccontare l’incubo in cui si  trova coinvolto il protagonista (e voce narrante) quasi con distacco, riuscendo comunque a trasmettere esattamente le sensazioni le emozioni e gli stati d’animo che in un classico conflitto Eros – Thanatos, scuotono nel profondo il lettore. Con un triplo tuffo carpiato e avvitato, (motivato dal fatto che senza il suo intervento, io F.  Dard avrei continuato a legarlo solo a Sanatonio e mi sarei persa dei gran romanzi), passiamo al mio amatissimo Malvaldi, uno dei pochissimi autori capace di rendere leggeri avvincenti e divertenti (e in contemporanea non è affatto facile), romanzi storici. Giocando con le parole potrei dirvi che Oscura e celeste scorre come le lancette di un orologio svizzero. Fra l’altro se non fosse che c’è il granduca al posto del PdC medici “generici” anziché virologi a combattere una terribile epidemia e la guerra invece che a Est è più vicina, si potrebbe pensare di essere alle prese con una storia moderna. E forse è questo il pregio che personalmente riconosco all’autore, rendere moderno e contemporaneo Galileo Galilei, comed’altra parte ha già fatto con L’Artusi e con Da Vinci, facendoci delle gran belle lezioni di Storia, romanzandole solo un po’ e facendoci scoprire per esempio, che messer Galileo Galilei aveva delle figlie suore, non esattamente per vocazione e che nel ‘600 combattevano la peste esattamente o quasi, come noi abbiamo fatto col coviddi.