Del perché i cattivi sono spesso solo anime ferite
Louise Penny scrittrice canadese, ha dato vita a un personaggio che secondo me, resterà nella storia a lungo, non diventerà famoso come Maigret, non tormentato e maledetto come Hole, non usa le cellule grigie come Poirot, se proprio dovessi trovare un commissario a cui si avvicina direi Adambsberg. Anzi la parte concreta di Adamsberg. Armand Gamache non cammina sulle nuvole, non ha intuizioni folli, ma ascolta istinto e cuore.
È un uomo solido, un poliziotto che è diventato “leggenda” a capo della Omicidi della Sureté canadese.
Si è guadagnato il rispetto e l’affetto dei suoi uomini con la sua normalità e caparbietà, nel non accontentarsi mai della spiegazione più semplice, nel non disdegnare nessun suggerimento. Sa che come ha detto Shakespeare, “ci sono più cose in cielo e in terra…”, sa che tutto ha una spiegazione, anche le cose più orribili che ha dovuto affrontare e continua a incontrare.
Ma la sua caratteristica migliore, quella che forse lo ha fatto diventare così amato, è che non giudica nessuno, prende il buono delle persone quando c’è e sa che per contro esiste il male, esistono persone cattive, lo ha accettato, fa parte della vita. È un uomo tranquillo Gamache, tutto di un pezzo ma mai rigido, che trova il conforto nelle cose più banali, l’amore per e della moglie, dei figli, il cane, gli amici con cui ridere, il buon cibo e il buon bere. Un uomo normale, lontanissimo dai supereroi eppure micidiale nel trovare i colpevoli.
Il più crudele dei mesi è il terzo volume della saga – dal 2005 a oggi sono 19 romanzi – purtroppo, ne avevo già parlato, per qualche ragione ignota ai più, la pubblicazione in Italia è stata quasi un una tantum, 2 romanzi – fino a quando Einaudi l’ha riproposta. Ahinoi, non tutti sono stati tradotti (ancora) e quindi negli anni scorsi sono usciti random.
Adesso pare che la scelta sia quella di pubblicarli in ordine cronologico e ben venga se permettete, anche rileggersi quelli già usciti per seguire meglio il filo.
Alla terza indagine, Gamache non vive ancora a Three Pine, minuscolo paesino sulla cui nascita e soprattutto sui tre enormi pini circolano numerose ipotesi e leggende, ma al di là di ciò che vi è accaduto, la gente gli piace, si sente fra amici alloggiando nel B&B gestito da Gabri e Olivier, parla con il piccolo gruppo di abitanti, la poetessa apparentemente feroce Ruth Zardo, i Morrow, artisti di fama, Myrna, la gigantesca psicologa libraia e non solo.
Leggere la Penny è consolatorio, gli orrori che riesce a descrivere, e credetemi è davvero brava, non fanno che esaltare la sensazione di calore, di abbraccio di casa che raccontano le cene, i piccoli riti, le case il paesaggio ma soprattutto le persone. È pacificante, perché ti aiuta a credere ancora nella gente, nei rapporti interpersonali, indipendentemente dagli screzi, dalle antipatie e simpatie personali.
Mettersi seduti comodi, con un libro in cui si racconta di Gamache, ti porta letteralmente in un altro mondo e in tempo diverso, un mondo di cui, omicidi a parte, io rimpiango gli odori i colori e l’umanità.
Non so se dipende dal fatto che fra un romanzo e l’altro fa passare un sacco di tempo, ma questo L’orizzonte della notte di Carofiglio mi è piaciuto tanto tanto tanto. Lo hanno definito poderoso, forse non è lo steso termine che avrei usato io, ma certamente è sostanzioso. Parallelamente alla vicenda processuale, quasi scarna per quanto è essenziale e contestualmente potente, c’è un avvocato Guerrieri che definirei pacificato. Non è diventato un compagnone allegro eh, per carità, ma l’ho trovato cambiato nel modo di affrontare se stesso, la sua solitudine, la sua intrinseca malinconia. È un uomo che anche grazie alla frequentazione con uno psicoterapeuta e a delle sagge casuali parole del suo libraio, sta facendo pace con il suo vissuto, imparando ad accettare anche le parti di sé che non gli piacciono (forse perché non le aveva capite fino in fondo. Come sempre in un romanzo, ognuno trova cose diverse, qualcuno quelle che sta cercando, qualcuno ci trova illuminazioni, parole che come in un domino si legano ad altre e poi altre ancora, portando il lettore a riflessioni che non si aspettava. Ormai l’ho ripetuto tante volte, io quello voglio da un romanzo, che senza contezza, mi porti in posti che non conosco, dentro e fuori di me, voglio vivere altre vite diverse dalla mia e in cui comunque per un po’ mi piace stare. Ho trovato una miriade di spunti ne L’orizzonte della notte, il coraggio per esempio, di fare cose nuove di affrontare strade non conosciute, di dirsi le verità, anche le più scomode. Un Carofiglio e di conseguenza la sua scrittura, più indulgente e di conseguenza incredibilmente più libero e leggero. Probabilmente anche questa non è una cosa nuova, ma così, d’amblée, direi che di tutti i romanzi che vedono protagonista l’avvocato, è decisamente quello che mi è piaciuto di più.
Perché ridere è un toccasana quasi più che leggere
Li abbiamo lasciati, Reali e il Nero, ben decisi o almeno uno di loro, a non farsi mai più coinvolgere in nessun modo dalla Cazzaniga Peroni, l’altro a rivederla. Lei…Vabbè dai, ve la faccio breve, Olga ha accettato un invito a cena del Nero, ma siccome noi sappiamo che poi la vita fa quello che vuole, forse è destino che questa cena non s’abbia da fare. Olga non mangia pesce – secondo voi in che ristorante ha prenotato il Nero? Bravi- Lui non mangia carne. Mentre valutano con una certa delusione del Nero, di optare per una neutra e neutrale pizza, Frau, all’anagrafe Irma nonché madre di Olga, chiama perché è caduta. Problema cena risolto. Di come e perché il povero Reali si trovi coinvolto in un’indagine sul furto nella villa di un’amica delle Cazzaniga Peroni, in realtà di sua sorella, lo trovate nella sinossi in quarta di copertina e nelle recensioni. Recensioni entusiaste, tutte. Siccome anche a me è piaciuto parecchio, questa, ammesso che si possa chiamare recensione, non si discosta. Se Dolce da morire, il precedente romanzo dei Pastardi (crasi Pastori e Aicardi), è stato una piacevole sorpresa, Tutta colpa di Chopin è decisamente una bella conferma che i due sanno maneggiare la materia. Trama gialla impeccabile inframezzata da ironia a volte ferocemente vicina al sarcasmo, sentimenti di ogni tipo, amore amicizia sorellanza fratellanza nipotanza, crisi familiari e non. Il ladro a cui i tre, sia mai la brianzola resti ai margini, danno la caccia, non fa eccezione nella pletora di personaggi balenghi che animano le pagine. La strana coppia vince a mani basse la prova del nove proponendoci un romanzo con tutte le sue cosine a posto, tante risate, qualcuna (poche in realtà) è amara, ma d’altra parte, come dice Olga, trovandomi perfettamente d’accordo, “Io la vedo diversamente ed è il modo migliore che ho scovato per vivere. Ridere di tutto, anche del politically correct, perché l’ironia non ha regole. Rido, ma senza cattiveria, faccio battute e provo a sdrammatizzare. Sempre”. Un libro per chi ama i gialli scritti bene, per chi ama i cosiddetti Cosy Crime (lo scrivo ma sappiate che mi si accapponano i capelli), per chi ama la musica, il perché lo scoprite da soli, titolo escluso, per chi ama ridere, pareccchio, e in generale, per chi ama leggere. Fate voi, ma io un click sul link e poi su acquista, lo farei. E se vi capita, nonperdetevi una delle millemila presentazioni, che poi mi ringraziate.
L’8 marzo, in concomitanza alla festa della donna, uscirà per Rizzoli Lizard, SHE’S A WOMAN – “Storie di coraggio, orgoglio, amore e (dis)onore di 33 regine della musica” di Enzo Guaitamacchi, laureato in economia in realtà ha dedicato tutta la vita alla musica, a 360°, ha scritto libri ha prodotto e scritto dischi, oltre a fare il direttore artistico, insomma diciamo (per chi non lo conoscesse) è uno che i titoli per parlare e scrivere di musica li ha. 33 voci che hanno, ognuna a modo suo, cambiato la storia della musica. Alla prefazione di Gianna Nannini, seguono le vite, musicali e personali con aneddoti racconti e particolari, che forse non tutti conoscono. Le ha idealmente divise in 5 sezioni rappresentate da quello che è stato il fil rouge del loro lavoro. Ecco allora Il Coraggio e l’emancipazione, l’impegno politico, l’amore e il sesso, le violenze e i soprusi e l’orgoglio culturale. Alcuni dei nomi, tanto per capire di cosa parliamo: Joni Mitchell Patti Smith Noa Miriam Makeba, Etta James Nina Simone. Corredato da splendide foto e per ogni protagonista, da 2 QRcode che portano alle canzoni per avere un’esperienza completa. Un libro da non perdere per chi ama la musica, sia per la varietà dei personaggi che per l’accuratezza dei racconti (scremati da bufale e leggende metropolitane), ma anche da chi si limita ad ascoltarla, perchè la musica è vita e non la si conosce mai abbastanza. Qui per il preorder https://www.rizzolilibri.it/libri/shes-a-woman/. Per chi lo volesse, l’8 marzo alle 18, in Sala Lab alla Triennale, l’auore ne parlerà con Andrea Mirò e Brunella Moschetti, moderati da Federica Lodi (ingresso libero fino a esaurimento posti).
Torna l’avvocato Guerrieri e noi lo accogliamo a braccia aperte
il 20 febbraio, per Einaudi Stile Libero, torna anche l’avvovato Guerrieri. Ne L’orizzonte della notte per la prima volta, dopo aver assistito alla liturgia dell’uscira di corte presidente avvocati pubblico, decide di attendendere la sentenza senza uscire. Nota tante piccole cose che durante il processo, non si vedono, sfuggono all’attenzione. Una scritta incisa sul legno di un banco, il colore sbiadito e incerto delle pareti, sono particolari che lasciano alla mente il tempo di spaziare e i pensieri come le ciliege o le perle di una collana si susseguono legandosi uno all’altro. La naturale introversione di Guerrieri, lo portano a un’ autoanalisi a rivedere mentalmente tutto, a fare i conti ancora una volta, con i pugni presi e quelli dati.
Porazzi e Chiaverotti ci portano nei boschi…Li seguiamo?
Due giorni dopo, il 22, in librera trovate il nuovo romanzo firmato da Pierluigi Porazzi e Claudio Chiaverotti, un noir con sorpresa, una sfida per i lettori confezionata con la solita maestria e se mi posso permetere, un pizzichino di bastardaggine. Protagonista de Il re delle fate d’autunno, in libreria per Mursia, è una profiler spedita per “punizione” da Torino alla questura di Udine, si trova ad indagare sull’omicidio di una ragazzina, lasciata nuda nella posizione dell’uomo vitruviano, sulla piazza di un minuscolo paese (immaginario), dove tutto sembra ruotare intorno al “mostro” la fabbrica che come accade nella realtà, garantisce la vita ma forse anche la morte.La “bastardaggine” non ve la svelo, ma per chi ama il thriller, fidatevi che vale la pena scoprirla.
lo so, il titolo è fuorviante ed è anche una semicit, (in che senso non conoscete i Monty Phyton?) ma in realtà parliamo dell’ultima fatica di Donato Carrisi. L’educazione delle farfalle.
Non è un giallo, non c’è la sfida a scoprire l’assassino anche se c’è il morto (purtroppo) ma è un romanzo che non ti molla, ti porta nella vita di Sabrina, spregiudicata professionista che incarna l’edonismo più puro, ti fa provare il brivido di essere al top e poi ti porta giù in abissi insondabili. La vita per lei è il suo lavoro (moltiplicare denaro) tornare al suo appartamento e rilassarsi guardando il mondo dall’alto. Aperitivi cene palestra massaggi e viaggi. Un uomo stabilmente al suo fianco non è contemplato, figli men che meno. Eppure, per le vie misteriose che prende la vita, succederà qualcosa che cambierà tutto. A differenza del “solito” Carrisi, il romanzo non ha un finale aperto, la storia inizia e finsce, non ci sono elementi paranormali o scientificamente al limite. È la storia di una donna che impara sulla sua pelle che non c’è modo di preordinarci la vita, che banalmente quando si dice che in una frazione di secondo può cambiare tutto, è inesorabilmente vero. Quando capita, più spesso di quanto si pensi, puoi tentare in ogni modo di adattare gli eventi alla tua vita, ma inesorabilmente sarà la tua vita ad adattarsi a ciò che succede. È il romanzo di un cambiameno profondo, della scoperta di se stessi attraverso prove dolorosissime e scoperte dolcissime, di come, in un modo o nell’altro, l’amore in ogni sua forma riesca a trovarci. Sempre. E di come sempre, Donato Carrisi sia in grado di sorprenderci.
Stefano Valdiserri e Lorenzo Guarnieri – foto reperita in rete credit @Corriere web
Mentre a Bologna pare che smadonnino in aramaico antico, un mentecatto (con parecchi emuli credo), si aggira munito di flessibile a troncare atovelox e la polemica continua a occupare TG e talk, io rifletto. Capisco perfettamente tutti i calcoli che sono stati fatti, la fisica non si discute e se è vero che a 30 km orari un pedone o un ciclista hanno millemila possibilità di salvarsi in caso di impatto, è anche vera un’altra cosa.
Chi si mette alla guida ubriaco, fatto o con l’idea malata di fare delle challenge, mi pare ovvio, che a prescindere se ne sbatte allegramente di qualsivoglia autovelox, telecamere ritiri di patente e ogni altra pena prevista per l’omicidio stradale.
Ammiro immensamente Paola Di Caro Luca Valdiserri Stefano Guarnieri e tutti gli altri genitori che hanno saputo trasformare un dolore inimmaginabile, in una battaglia completamente scevra da odio e rancore. Le storie di Lorenzo Guarnieri e Francesco Valdiserri (che non ci sono più) le trovate in rete e vi consiglio di cercarle e leggerle. I loro genitori portano avanti un discorso di educazione alle parole, ai comportamenti alla civiltà, una battaglia pacata ma irriducibile.
Temo che però il target sia insufficiente. È fondamentale che si parli di persone che volontariamente si mettono alla guida alterate e non di macchine impazzite, è fondamentale che esistano delle leggi che riconoscono come spesso, un incidente stradale sia in realtà un omicidio volontario, doveroso (ma sarebbe più logico naturale) che i ragazzi crescano con il rispetto della vita propria e altrui, ma stiamo parlando di esseri umani.
La variabile di cui non si tiene conto è che l’essere umano, una piccola parte grazie a Dio rispetto alla totalità, è incurante per sua natura. Purché non sia toccato nel suo, è indifferente alla sorte degli altri. L’uomo non capisce, credo per legittima inutile difesa, che quanto oggi capita ad altri, domani potrebbe capitare a lui.
Il problema non è il mentecatto che danneggia la proprietà pubblica, che andrebbe comunque punito in modo esemplare. Il problema è che a oggi, visto che sono segnalati, il 90% degli automobilisti, rallenta per passare davanti all’autovelox e poi riaccelera, evita la multa e 100 metri dopo è di nuovo a velocità “pericolosa”.
Il problema è che l’essere umano nella maggior parte dei casi si autoassolve sempre e comunque, pensa di essere in grado di gestire tutto e capisce purtroppo solo una cosa, a errore corrisponde punizione. Banalmente credo, e chiedo scusa per la presunzione, che l’omicidio dovrebbe avere solo due tipologie (processualmente intendo), colposo o volontario.
Al colposo, che è oggettivamente raro, posso capire che si applichino attenuanti, al volontario no. Sono abbastanza certa, e mi riscuso per la presunzione, che se a reato accertato corrispondesse una pena certa e adeguata, nel giro di poco tempo, i reati subirebbero una diminuzione nettissima. Niente patteggiamento, niente pena massima di 30 anni, niente sconti. Uccidi e la tua vita finisce nello stesso momento in cui lo fai.
Non fisicamente certo, ma in una cella, con solo qualche libro, no tv no palestra no possibilità di laurearti in carcere o uscire a lavorare, lavori all’interno del carcere e lo fai per la comunità. So che sembra una cosa disumana, che in Italia la carcerazione deve avere carattere riabilitativo, ma la vita che hai tolto aveva lo stesso valore della tua e una giustizia giusta, forse dovrebbe tenerne conto.
Intanto che aspettiamo una giustizia giusta, in cui Caino e Abele abbiano gli gli stessi diritti, andando oltre i miei personalissimi pensieri, non aspettate di vedere l’autovelox per rallentare, non credetevi immuni o onnipotenti, ricordatevi che nella giornata siamo insieme automobilisti pedoni e/o ciclisti e seguite su X (ex twitter) @PaolaDiCaro @Barney1404 e @vaLoreVita
(onlus https://www.lorenzoguarnieri.com/ ), è un modo come un altro per prendere consapevolezza di tante cose, per capirne altrettante e se si riesce ad assomigliargli anche solo un po’, diventare persone migliori.
ARIETE: sempre di lavoro mi parlano i Tarocchi, qualcosa che ritenete un limite imposto da altri, vi manderà non poco in confusione, nel caso evitate di prendere decisioni.
TORO: lavoro anche per voi, ma al contrario degli ariete, avrete una lucidità invidiabile che vi farà mettere al loro posto un sacco di tasselli.
GEMELLI: concentrati su questioni economico finanziarie, qualcuno suggerirà una soluzione a cui non avevate pensato, tenetela in considerazione.
CANCRO: qualcosa non va e questa settimana il vostro inconscio ve lo ricorderà costantemente, dovete essere voi il motore del vostro cambiamento, per quanto possa essere difficile.
LEONE: siete sul piede di guerra anche se forse non vi è chiarissimo contro chi o cosa, non ha molta importanza, comunque la vittoria è vostra (a maggior ragione se fate tutto da soli).
VERGINE: ancora qualche strascico della fatica, ma se vi ascoltate riuscirete a superare tutto in scioltezza.
BILANCIA: chi ha cose legali in sospeso questa settimana potrebbe vederle muoversi, peraltro nella direzione desiderata.
SCORPIONE: i risultati ci sono, belli potenti e certificati, però ve li godrete in solitudine (probabilmente per scelta).
SAGITTARIO: finalmente qualche risultato concreto si comincia a vedere, festeggiate ma senza dimenticarvi che c’è ancora parecchio da fare.
CAPRICORNO: potete mettere in atto, o cominciare a farlo, qualche progetto che vi gira in mente da un po’, dovete solo valutare cosa o chi sacrificare per ottenere i risultati.
AQUARIO : come la scorsa settimana filerà tutto liscio, quel sottofondo di malinconia però non vi molla.
PESCI : belle soddisfazioni in arrivo, anche se come lo scorpione, potrebbe esserci qualche momento in cui vi sentite soli.
Che insomma, per essere solo il 15 di gennaio, di rospi e ranocchietti sul gozzo ne ho già parecchi, ma diventando grande (ahahahah), ho imparato a lasciarli lì per un po', come si fa con le vongole, prima di metterle nel piatto gli si fa spurgare la sabbia, che poi almeno, chi non li dovesse digerire, non potrà dare la colpa a me. Quindi vai,un libro che quando lo chiudi, magari non hai chiaro cosa, ma sai che qualcosa ti hanno lasciato. Il titolo è La seconda volta e se mi passate il gioco di parole,è la prima volta che sono felice di vedere che è acquistabile con il bonus cultura o carta del docente. Detto questo, una doverosa avvertenza, se, anzi facciamo quando, deciderete di leggerlo, prendetevi del tempo, non fatevi fregare dalla bravura dell'autore nel narrare. Prendetevi il tempo per tornare riga dopo riga, negli anni in cui vi porta, per ricordarvi dove eravate cosa facevate e come quello che racconta ha influenzato la vostra vita, nel bene e nel male. Non è un modo di dire, perché la storia comincia, anche se indirettamente a metà degli anni '70, quando ogni giorno poteva portare notizie di morti a causa di bombe, scontri armati attentati che se non erano all'ordine del giorno, ci si andava vicini. È in quegli anni che il protagonista entra in Lotta Continua e poi in Lotta Proletaria, per finire in galera (ingiustamente fra l'altro) fino al 1983. A quel punto, per noi che non eravamo impregnati (non è un refuso), di politica, stava cominciando l'era dell'edonismo reganiano. Finita la paura arrivavano le città da bere, la discomusic e tanti saluti all'impegno, per lui invece, cominciava un viaggio nuovo. Dalle carceri si evade e come ben sappiamo, in Francia da latitanti, tanto male non si sta, ma lui, grazie anche alla stretta frequentazione con un compagno di lotta, vuole andare a viverlo questo sogno tutto rosso. Bastasi ci immerge, letteralmente in una Russia che sta a metà fra la fantasia sfrenata degli sceneggiatori e gli embrioni di quelli che poi diventeranno i cosidetti oligarchi. Una realtà di povertà estrema,al punto che se ne sente l'odore,di fedeltà (a volte obbligata a volte meno) al partito, di rabbia e di scoramento. Un Paese allo sbando in cui puoi fare tutto e il contrario di tutto. E di tutto succede,l'Unione Sovietica scompare inghiottita dalla Glasnost e dalla Perestroika, il colpo di Stato con cui salì al potere Eltsin e tutto quel che ne è seguito. È un libro storicamente corretto, con poca fantasia, perché l'autore conosce bene ciò di cui racconta non solo per averci vissuto e lavorato (lui dice non per i Servizi Segreti ma io non ci giurerei - scherzo naturalmente) ma per la sua struttura mentale. Un racconto puntuale, triste per chi nel sogno ci ha creduto, del degrado di una potenza mondiale, a scapito del popolo. Una disamina di come un sogno politico, ma forse sarebbe più corretto chiamarlo col suo nome, un'utopia, si sia disgregato per la pochezza degli uomini. Un racconto di esseri umani, che a parole sono tutti per l'uguaglianza, ma nei fatti, da qualunque parte stiano, si riducono a mors tua vita mea. A questo punto potreste chiedermi perché vi consiglio un libro che di sicuro non è divertente. Molto semplicemente perché è necessario, di questi tempi più che mai. Perché in un tempo in cui, in quanto a memoria storica i criceti sono molto più forniti di noi, in cui si urla come degli ossessi "io sono antifascista", riducendo una frase e un sentire sacrosanto a uno slogan senza senso, ringraziando che c'è un Bastasi che lo ha scritto, leggerlo è doveroso.
Ho deciso di iniziare l’anno con una delle “recensioni” più difficili. Teoricamente è fra le più facili, basterebbe descrivere le emozioni che dà la lettura, ma proprio perché c’è talmente tanto in questo romanzo, la banalità è dietro il punto a capo. Lo scrivo sempre e lo ribadisco, la storia gialla è perfettamente costruita, la soluzione da manuale, purtroppo, pur mantenendo il senso critico della giallara, è la cosa che mi interessa meno e passa in secondo piano, c’è tutto un mondo intorno, perdonate l’involontaria citazione. Tutto è nel titolo, tutto. La solitudine. Questo mi ha dato questo romanzo, quanto ognuno sia solo, per quanto amore amicizia possa provare, per quanta gente possa avere intorno. Si è soli nella battaglia per non far mancare mai un sorriso che consoli, nell’affrontare situazioni potenzialmente distruttive per chi si ama e si vuole proteggere, siamo soli nel prendere le decisioni più importanti. Quelle che cambieranno la nostra vita ma anche quella di chi abbiamo intorno. Eppure queste solitudini de Giovanni le intreccia così bene da farle diventare un unicum, corale all’inverosimile. Si intuisce ormai, siamo nel dicembre del ‘trentanove’39, che la guerra è pronta a esplodere e si comincia a sentire la paura del non sapere quanto potrà costare. Ci sarà chi perderà la vita, chi i propri affetti, chi tutto quello che ha e nessuno sa come affrontare la paura che questa incertezza genera. Ecco la grandezza di Maurizio, non si limita a descrivere, ci fa sentire come se la cosa ci riguardasse, adesso. E forse non è nemmeno così improbabile seppur con modi diversi; ci fa vivere quello che sentono i nostri amici – perché questo sono Ricciardi Bambinella Maione Modo Lucia – scava senza violenza negli animi, ci porta negli abissi e sulle vette- da cui non dimentichiamo, si può cadere, viviamo con loro i rarissimi attimi di gioia e le mille situazioni diverse che in un contesto così sono tragicamente inevitabili. Oltre alla parte diciamo così poetica, c’è il talento narrativo, nel senso letterale del termine e quindi il racconto preciso, puntuale delle atmosfere – sia chiaro, comprese quelle intorno a vittima e assassino- che si sono vissute. La pseudo tranquillità che ancora qualcuno ostenta, in forza di posizioni economiche solide o di presunte amicizie e con quanta facilità possano essere distrutte; la condizione dei femminielli, che a Napoli ricordiamolo, sono altro rispetto ai transessuali che conosciamo oggi, esseri speciali che racchiudevano in sè tutto l’umano, il maschile fisicamente e il femminile nell’animo, protetti dalla gente del quartiere, in qualche modo segregati in un ghetto, per la loro sicurezza. La vita della povera gente che sente avvicinarsi la sciagura, impotente eppure decisa a non soccombere – come ci dimostreranno le quattro giornate - La fatica di proteggere anche chi fa di tutto, consciamente o meno, per non esserlo, la delusione di chi scopre o presume, di avere fallito nel suo essere uomo e pone rimedio come può e sa. E infine la pietas, quel sentimento ormai così raro, de Giovanni ci ricorda crudelmente che non sempre quello che vediamo delle persone corrisponde a quello che sono davvero. C’è veramente tanto dentro queste pagine, ci sono tutte le forme d’amore e di egoismo, amplificate al massimo, quasi a prepararci, a proteggerci, da quella valanga di dolore che è dietro l’angolo.
Come potete immaginare si tratta di previsioni molto sintetiche, basate sull’Arcano guida per l’anno. Per chi lo desideri, sono a disposizione per letture personalizzate.
Ariete – il Mago L’arcano n° 1, quello che inizia il percorso, in ogni ambito, lavoro amore fortuna, ha un solo significato: homo faber fortunae suae – il Mago o Bagatto, ha nelle sue mani i quattro elementi, acqua fuoco terra aria, usandoli con saggezza e raziocinio potrà realizzare qualunque cosa. Sarà quindi un anno pieno di opportunità che potrete cogliere. Il vostro compito sarà dunque quello di essere pronti quando si presenteranno.
Toro – Il Diavolo L’Arcano 15 ha molteplici interpretazioni, in inea di massima riassumibili in due parole, tentazione e sottomissione. Trasposte negli ambiti del quotidiano, possiamo dire che per i toro, sarà un anno in cui fare attenzione a non cadere nelle lusinghe del tentatore. Nel lavoro non cedete a progetti che sembrano allettanti ma potrebbero nascondere insidie, nel familiare, anche se la vostra indole lo vorrebbe, non lasciatevi lusingare dalla facilità di dire sempre sì a tutti. Qualcuno potrebbe aversela a male e tentare di farvela pagare con gli interessi, ma imparate a dire qualche salvifico no.
Gemelli – La Luna L’arcano 18 invita alla prudenza, quante volte nelle notti di luna piena ci sembra di vederci come di giorno? Eppure non è così, indubbiamente può essere luminosissima ma non è così forte come ci sembra. È l’arcano che segue le Stelle (La Stella in qualche mazzo), che rappresenta i progetti. Ecco che il consiglio per i gemelli è di analizzare minuziosamente, al limite della pedanteria, ogni idea prima di metterla in atto. Presi dall’entusiasmo si rischia di non leggere la clausola scritta in piccolo, di non cogliere quelle due parole che cambiano il significato, di non vedere o scegliere di ignorare un silenzio, uno sguardo annoiato, un gesto sgarbato. Insomma di farsi ingannare dalla nostra stessa mente. Non fidatevi a prescindere e soprattutto, imparate a ricordare ciò che sicuramente vi è già accaduto (come a tutti). Se leggerete tutto con attenzione, anche le persone, sicuramente a fine 2024 mi verrete a ringraziare.
Cancro – Il Carro In alcuni mazzi alla guida c’è Alessandro Magno in altri una donna, in ogni caso è un Arcano di vittoria, siccome però il percorso delle Lame è appunto una crescita, ci ricorda che una volta raggiunta la posizione che si è desiderata, quando si è finalmente alla guida del proprio mezzo, bisogna aver imparato a calibrare le forze, il carburante. Nello specifico la benzina di cui parliamo è l’entusiasmo, se è troppo rischia di non farvi vedere eventuali piccoli sassi che potrebbero farvi inciampare, per carità, non si invalida il risultato, ma perché rischiare anche solo una piccola scossa che potrebbe farvi cadere quel che tenete in mano e vi siete, a volte faticosamente, guadagnato? Non fatevi distrarre dalla gioia, godetela senza mettere in pausa la razionalità.
Leone – Il Mondo È l’Arcano che conclude il percorso, il n° 21, indica il completamento, la realizzazione di quanto avete in cantiere, fermo restando che le rognette quotidiane ci saranno, perché qui non stiamo raccontando favole, potrete davvero godere di un anno eccezionalmente gratificante. Chi vive amori instabili li vedrà finalmente prendere la direzione giusta e mantenerla, soddisfazioni sul lavoro e finalmente, una tranquillità interiore che non vi godevate da un bel po’.
Vergine – L’Imperatrice L’arcano n° 3 rappresenta uno dei primi passi evolutivi, i vergine in quest’anno scopriranno o mostreranno agli altri, il loro lato femminile, il rigore e l’apparente stereotipata freddezza si scioglieranno nella dolcezza che dovrebbe esssere propria della “madre”, imparerete l’accoglienza o comunque non avrete scrupolo a mostrarla. Sarà un anno in cui molti di voi scopriranno dei lati di sè che non avevano considerato, anche sul lavoro questa insolita veste porterà vantaggi e opportunità, oltre a possibili “promozioni” e avanzamenti di carriera.
Bilancia – La Temperanza Sembra scontato l’arcano della temperanza, in fin dei conti rappresenta perfettamente il segno, ma si unisce al Diavolo e questo mi fa pensare che sarà un anno in cui sarete messi alla prova, niente di preoccupante, ma il vostro approccio alla vita, normalmente tollerante e paziente si scontrerà spesso con il desiderio di mandare tutto e tutti a dar via l’organo su cui non batte il sole, e ci stà anche che qualcuno o qualcosa accetti l’invito, ben venga, un po’ di decuttering non può che fare bene. La parola d’ordine però deve essere temperanza, ossia la capacità di sopportare le “avversità” senza perdere la calma, non solo esteriormente, ma in fondo al vostro essere.
Scorpione – La Giustizia Nell’uso quotidiano implica la possibilità o probabilità di essere coinvolti in questioni che implicano la presenza di una divisa, cause multe medici, come Arcano dell’anno invece, mi dice che gli scorpioni otterranno quello che ritengono gli spetti, ovviamente cè un rovescio della medaglia, se quello che è giusto, non corrisponde a quello che desiderate, eh, purtroppo arriverà lo stesso. In un modo o nell’altro, chi ha questioni aperte e in sospeso, il prossimo anno le vedrà chiudersi e potrà ripartire in ogni caso con l’animo più leggero.
Sagittario - La Stella Si usa dire “nato sotto una buona stella” “avere il favore delle stelle” ecco questo sarà il vostro anno, progetti che prendono corpo e hanno il successo che sperate, cose nuove, anche inaspettate a volte, ma sempre piacevoli. Che dirvi quindi, usate i primi mesi dell’anno per mettere a punto i particolari, definire i dettagli e poi dare il via. Sono le stelle a cui rivolgiamo i desideri e spesso, sono loro (o così ci piace credere) a realizzarli.
Capricorno – La Papessa È detta colei che toglie il velo, è il tarocco che segue il bagatto, perché se è vero che nella vita è necessario padroneggiare gli elementi, è altrettanto vero che per raggiungere i propri obiettivi, fondamentale spesso è l’intuito, il sesto senso, il lato spirituale. La Papessa è questo, la vocina che dice buttati o fermati, quella che i capricorni conoscono bene e che fa sì, spesso, molto spesso, che vedano prima degli altri dove stanno l’inghippo o le carte da giocare per vincere. Il prossimo anno più che mai.
Aquario – La Morte Un Arcano che spesso, erroneamente spaventa. Sta a metà circa del percorso evolutivo che è implicito nei tarocchi. È il punto di svolta, quello in cui, si padroneggiano gli elementi esterni e interni, si è imparato a dominare gli istinti si è imparato a gestire la sofferenza e si può prendere la strada che ci è assegnata. È la Lama che ci dice come dobbiamo usare tutto ciò che abbiamo acquisito per raggiungere la meta, anche quando non sappiamo quale sia. Molti aquario nel 2024, completeranno la loro trasformazione e senza quasi sapere come e perché, cominceranno la loro nuova vita. Non mi sorprende, sono mesi che i tarocchi suggeriscno di tagliare i rami secchi per dare linfa ai nuovi germogli.
Pesci – Il Mondo Come già scritto per il leone, anche i pesci arriveranno alla realizzazione di quello a cui stanno lavorando da un po’, l’unica raccomandazione che mi sento di fare, un suggerimento, è di non fare troppo affidamento sulla buona sorte, non fidatevi della fortuna che oggi c’è ma domani non si sa, so che per voi è difficile, ma puntate di più sulle vostre forze, mantenete la concentrazione e il mondo rotolerà ai vostri piedi come un giocoso cucciolo (semicit).