Ho finito di leggere un romanzo e contrariamente al solito, invece di postare un commento ho deciso scriverci un articoletto. So che molti saranno infastiditi e mi scuso, cercherò di essere il più neutra e oggettiva possibile ma dato l’argomento sarà difficile non ferire la sensibilità di qualcuno. Il libro è la storia di Ben Solomon, un ebreo scampato al genocidio che riconosce un nazista con cui ha condiviso molto. Fondamentalmente un modo per raccontare attraverso le orribili vicende vissute dai Solomon dall’inizio del periodo nazista. Terribile ma a metà libro mi sono resa conto che ormai siamo, o perlomeno io sono, satura. Ho letto troppe storie una più tremenda dell’altra, non riesco più a provare un’empatia che non sia superficiale. In aggiunta mi sono resa conto dell’inutilità delle giornate della memoria. Mi spiego meglio; sapere ricordare conoscere, non farà sì che la storia non si ripeta. La storia si sta ripetendo giorno dopo giorno. E non è che la motivazione (vera o falsa ha poca importanza) per cui qualcuno decide arbitrariamente di uccidere massacrare torturare altri esseri umani abbia importanza. Non ce l’ha. Senza andare troppo in là con gli anni, abbiamo un milione di persone uccise in Ruanda, Circa 400.000 morti in Darfur, decine di migliaia nell’ex Jugoslavia. Non cerco nemmeno i dati relativi ai morti fatti da Boko Aram non scrivo del genocidio degli Armeni, tralascio la guerra fra sciiti e sunniti, tanto basta fare un giro in rete. Allora forse bisognerebbe smettere di ricordare una Storia sola e usarla come emblema, ogni morto deve essere sacro per la memoria di chi è vivo. Altrimenti diventa tutto abitudine, l’orrore diventa normalità giustificata dalla diversità di culture. Non si può, non si deve pensare che quelli sono dei selvaggi. Domani quelli, potremmo essere noi. E credetemi, quando ti accorgi che l’orrore non ti sfiora più, o ti scivola addosso lasciandoti solo un leggero fastidio, non ti senti un granché come essere umano, e non è bello.
Categoria: Antidoti
Parliamo di Scrittori e pennivendoli
In questi giorni sono stata attaccata e insultata non poco, in particolare su una pagina facebook in cui non potevo rispondere, quella di uno scrittore che non nomino per non fargli pubblicità, non che la cosa mi turbi o mi abbia tolto il sonno, ma una riflessione più o meno pubblica mi sembra doverosa, quantomeno nei confronti di me stessa.
Ormai da anni frequento sia pure per vie traverse il mondo dell’editoria, e nello specifico gli Scrittori. Ho usato volutamente la maiuscola per differenziarli dai pubblicati. Scrivo anche recensioni per un sito piuttosto quotato, non un blog letto da pochi intimi ma un portale serio e vero di letteratura. Sempre più spesso la mia posta e la mia casella di Anobii contengono richieste di lettura di scrittori emergenti, di auto pubblicati e simili amenità. Alcuni meritano (sempre secondo il mio parere, ma quello viene richiesto) altri farebbero meglio a fare i metalmeccanici, ma tant’è. Sempre più spesso sui profili dei social leggo alla voce lavoro, scrittore sceneggiatore blogger et similia. Sappiamo tutti che il 4 u.s. è mancato Giorgio Faletti, uno Scrittore, un autore, un paroliere un musicista, un attore. Per me una persona che non posso definire amico ma che conoscevo bene, che stimavo, nei cui confronti provavo un profondo affetto. Personaggio controverso, troppo di tutto, fai cabaret è fai il pieno agli spettacoli, scrivi una canzone e arrivi secondo a Sanremo prendendo il premio della critica, scrivi un libro e vendi milioni di copie, scrivi per gente del calibro di Mina Milva Branduardi, dipingi e hai un discreto successo di critica, ti viene un ictus e ti riprendi restando bello come il sole e pulito come un lenzuolo fresco di bucato. Sposi una donna parecchio più giovane e bella ma bella vera. Va da se che le critiche fiocchino. Ha i ghost writer, campa sul successo del passato e via di questo passo. A me personalmente, parlando di questo rispose : “se ci sono li trovino e si facciano scrivere anche loro i best sellers”. Dopo la sua morte, ho sentito e letto di ogni come si dice, ma la cosa buffa è che le critiche più feroci, quelle travestite da dubbi spalmati fra la furbizia sua e la stupidità dei lettori, sono state fatte perlopiù da quei personaggi che se va bene vendono tremila copie, che non hanno idea di cosa sia una ristampa a tre giorni dall’uscita, che sfoggiano le “recensioni” degli amici. E campano o tirano a campare facendo di nascosto i travet. Mi chiedo perché durante i vari festival incontri e varie dove lo avete incontrato, avete fatto come il famoso linguetta invece di dire pubblicamente quali dubbi attanagliavano le vostre piccole anime. Come ho detto all’inizio conosco tanti Scrittori, e li conosco davvero, nel senso che non li incontro a un festival, ma conosco i loro mal di pancia, i pensieri che magari non esternano pubblicamente perché alla fine, col talento e la classe si nasce, non si comprano e non si trovano per strada.
il 26 novembre appuntamento in libreria con Maurizio de Giovanni

È piccolo Dodo, dieci anni appena e anche se gli hanno detto che a scuola non deve portare i giocattoli, di lasciare a casa Batman non se ne parla proprio. Perché Batman non è un supereroe, non ha i superpoteri; è solo coraggioso, come il suo papà. Ed è sicuro Edoardo che il suo papà verrà a prenderlo, a portalo via da quel posto buio e freddo. Chissà cosa vuole quell’uomo che li ha portati via, ne ha paura anche Lena che è grande e gli ha detto che se lo accontentano forse non gli farà male. In fondo non lo sta trattando male, gli ha portato anche i sofficini da mangiare, erano freddi e a lui non piacciono freddi, ma aveva fame e forse l’uomo non è così cattivo. Magari è solo nervoso. E in ogni caso gli ha lasciato Batman.
Con Edoardo che parla con Batman, che rassicura e chiede rassicurazione, Maurizio de Giovanni ci accompagna nel Buio. Fino in fondo, fino a dove la luce non può arrivare perché le cose che illuminerebbe sono troppo crudeli per essere sopportate. Gli hanno contestato che nel libro precedente c’era troppa pioggia, e lui da maestro qual è ha infilato nel mezzo di un giallo che vira inesorabilmente al noir, una serata di maggio, piena di sole e di dolore, perché la penna di Maurizio è poesia intrisa di bellezza e dolore, ma non solo. C’è ironia nelle bonarie prese in giro fra colleghi, fra sbirri reietti. C’è rispetto nella silenziosa accettazione degli altri, nella spontanea collaborazione che il commissario Palma chiede proforma, perché i 6 Bastardi di Pizzofalcone hanno dentro il dolore e la vergogna insieme alla voglia di farsi vedere per quello che sono, persone. Un “vecchio” una madre “snaturata” una lesbica occulta, un violento e una macchietta; e imperscrutabile ma nemmeno troppo dietro gli occhi da cinese, Lojacono, un uomo solo che non vuole arrendersi alla solitudine. C’è anche l’allegria di un amore che forse sboccerà. Si intrecciano a fare da sfondo alla terribile vicenda narrata, le vite di questi uomini e queste donne, che vedono nello sguardo di un bambino brandelli della loro vita. E tutto questo de Giovanni lo racconta con – scusate l’ossimoro – una pesantissima leggerezza. Arrivi alle ultime pagine con un groppo in gola, con il timore che possa esserci la conclusione che non vorresti e trattieni il fiato fino alla parole fine. E subito dopo vorresti dimenticare tutto per ricominciare a leggerlo. Grazie Maurizio, per essere l’amico che sei, per essere quel meraviglioso inventore di storie, in cui tutti si possono ritrovare, nell’amore nella pena nella speranza e nel dolore. Grazie ai Corpi Freddi, amici insostituibili che hanno fatto sì che ci scoprissimo a vicenda.
aleppo01.jpg

Nemmeno il tempo di sognare
La notizia non è da prima pagina, in fondo l’omicidio di un trans che si prostitusce non è una gran sorpresa. Certo le modalità dell’omicidio qualche perplessità la suscitano, che motivo ci può essere per bruciare la faccia del morto visto che non mancano altri metodi per l’identificazione. Il Giudice Erri Martello sa che non sarà un caso facile anche se c’è un indiziato perfetto, Stefano Sonnino “fidanzato” di Barbie, visto da un testimone sul luogo del delitto, senza uno straccio di alibi che non siano una pizza e un cinema da solo. Qualcosa però non torna, né all’ispettore Raul Cavani a cui è affidato il caso, trasferito da Milano a Udine, né al giudice, e tantomeno ad Alex Nero, ex poliziotto – a cui hanno ucciso moglie e figlia e da quel momento vive in Slovenia con la sola compagnia di un cane – che viene ingaggiato dalla sorella del Sonnino a cui lo lega una vecchia amicizia. È una piccola città Udine e se il proprio nome viene accostato alla frequentazione di una trans si rischia la distruzione della propria vita sociale, soprattutto se si è un politico o un alto funzionario. Lo sanno bene il Giudice Giuffrida, superiore di Martello, il commissario Santoruvo, che con la complicità di politici e carabinieri corrotti esercita il suo piccolo potere sulla città. Lo sanno i carabinieri e i poliziotti che usufruiscono dell’attività di trans e prostitute per soddisfare i loro vizi e arrotondare considerevolmente le entrate. E lo sa il senatore Ristagno, legato alla delinquenza e con un potere occulto che non si è guadagnato sul campo. La situazione sembra chiarirsi, quando Laurenti ex tronista di scarso successo, viene trovato morto, apparentemente suicidatosi con la stessa arma che ha ucciso Barbie. Il caso sembra risolto, frequentava il trans, che faceva delle riprese ai suoi clienti, e per evitare il ricatto l’ha ucciso si è suicidato. Ma le domande che si accumulano insieme alle persone coinvolte sono tante. Troppi i personaggi in vista i soldi – puliti e non – e le reputazioni che girano intorno ai morti perché la soluzione sia così semplice.
Davvero ottima questa seconda prova di Pierluigi Porazzi dopo L’ombra del falco, e i numerosi racconti, che lo indicano da tempo come una voce potente nel panorama thriller – noir italiano. Decisamente cresciuto nello sviluppare la trama, complessa e lineare al tempo stesso, ha affinato i caratteri dei personaggi delineandoli con incisività e chiarezza. Una storia cattiva, perfettamente inserita nella realtà odierna, che sta a pennello nella provincia di confine, ormai equiparata alla metropoli per il sottobosco di poteri occulti e legati solo a denaro e potere. Fatto salvo Alex Nero, eroe positivo che abbiamo conosciuto nel precedente romanzo, fino alle ultime pagine molti dei protagonisti restano nel limbo, non si possono incasellare fra i buoni o i cattivi e questo da una marcia in più a un romanzo che già di per se marcia perfettamente. Non mancano un paio di colpi di scena del tutto inaspettati che al lettore amante del thriller richiamano alla mente i grandi scrittori stranieri con cui non faccio paragoni ma legittimi accostamenti.

Conclaviamoli tutti
Si da inizio alle danze in Vaticano e ripensando all’origine della parola conclave, il desiderio di utilizzare l’antico metodo ampliandolo ed applicandolo ad altri ambiti, si fa più forte di ora in ora. Partiamo dal presupposto che uso delle iperboli, ma non troppo. Ora provate per un attimo ad immaginare gli attuali governo e parlamento, chiusi a chiave, con viveri razionati e isolati dal mondo, niente telefoni niente internet niente esterno insomma, rinchiusi fino al momento in cui, tramite fogli cartacei fatti passare sotto la porta, non mandino fuori una nuova legge elettorale (credo che un decreto legge sarebbe la cosa più veloce) e una piccola norma transitoria, che abroghi ogni qualsivoglia legge decreto disegno o quant’altro sia in vigore, che riguardi indennizzi indennità emolumenti stipendi e rimborsi, ponendo -sempre a tempo determinato – un limite di 5000 euro al mese, che tu sia il presidente della repubblica o il commesso, o un quadro dirigente eccetera in una società che sia partecipata dalla cosa pubblica, in ogni sua forma, Stato Comuni Regioni Province, anche solo per un 1%. L’eccedenza in un fondo ad utilizzo immediato per saldare i debiti della PA nei confronti della PMI. Non dimentichiamoci che anche se sono state fatte le elezioni quello di Monti è ancora il governo in carica. Firmato il decreto e stabilita la data per le nuove elezioni, li facciamo uscire. Lo so è antidemocratico, non si fa eccetera, ma se ci pensate, democrazia significa potere del popolo, è palese che signori delegati da noi, non hanno finora fatto il nostro interesse, riprendiamoci il potere con un giro di chiave. Fin qui siamo rimasti nella capitale ma spostiamoci in quella che una volta era l’altra capitale, Milano. Più precisamente in corso di Porta Vittoria, a palazzo di giustizia. Prendiamo il collegio giudicante, l’accusa e la difesa, e li chiudiamo in aula, senza ulteriori udienze, senza ulteriori testimonianze, e procedano ad arringarsi fra loro a leggere rileggere gli atti di ogni processo, li lasciamo a panini e acqua minerale fino a quando non fanno uscire da sotto la porta le sentenze per ogni processo di qualunque ordine e grado riguardi Berlusconi. A quel punto se è innocente ( lo so volevo sdrammatizzare un attimo) che sia fermata la macchina, se è colpevole che sia arrestato e sconti la sua pena. Non ha incarichi politici non esiste motivo per cui non possa essere definita la questione. Mi obbietto da sola che una certa sensazione di accanimento personale c’è anche in chi come me, non lo ama particolarmente, Ma non è cosa di oggi e se trasferimento del processo /i andava chiesto, lo si doveva fare molto tempo fa. Adesso è tardi e quel che è fatto è fatto.
Ma sul serio per davvero?
Parliamone 5 minuti per favore.
Giorno di elezioni chiamiamole così, ma io direi più giorno di vergogna. Vergogna iniziata 7 settimane fa con la “salita in politica” di un cretino che in politica ci sta da mò, che per distinguersi dal suo “rivale” inventa una metafora che tale non è, a meno che non si riferisse sottilmente alla salita ad un certo colle di Roma. A seguire abbiamo, un finto economista, bravo finché si vuole ma che ha raccontato una palla, e dal momento che da anni contestiamo il mentitore per antonomasia già il fatto che abbiamo accettato una candidatura mi fa sorridere (amaramente).
Poi abbiamo il comico, l’ex comico va bene che smuove le piazze ma non ha un programma che sia uno se non disfare tutto, e del cui movimento un candidato oggi ha fotografato la scheda elettorale votata e ha pubblicato una serie infinita di cazzate sulle matite umettate o meno. Un magistrato che si candida andando contro la legge dando una spiegazione che definire tirata per i capelli è poco. Poi abbiamo gente che sta in politica da almeno trent’anni girando tutto l’arco costituzionale e va comiziando di essere il nuovo. Uno che si sente unto dal signore e torna in politica (come se ne fosse mai uscito), un altro che pur essendo stato al governo più volte non ha fatto una cippa, ma adesso ragassi vi fa vedere lui.
In tutto questo non c’è nulla di nuovo lo so, la cosa nuova o meglio peggiorata è che gli elettori hanno bypassato serenamente la totale assenza di programmi, e si scannano sul niente.
Io aspetto una settimana, giusto per sapere come va a finire, poi faccio un salto in Svizzera e scommetto che lo status di rifugiato politico me lo danno senza batter ciglio.
Una giornata di ordinaria follia
Qualche mese fa Bianca (che è un nome di fantasia), disoccupata da qualche mese, scopre che il comune di Milano rinnoverà per il 2013 lo stanziamento di x euro per un tot di abbonamenti ATM gratuiti per i disoccupati, per una persona in cerca di lavoro e che spera di andare a fare tanti colloqui è una manna dal cielo, comincia quindi a monitorare il sito del comune dove però non c’è traccia di indicazioni. Una serie di surreali telefonate porta alle seguenti conclusioni
– 1° telefonata, al numero del call center del comune di Milano non hanno idea di cosa Bianca stia parlando, e invitati a verificare sul sito dicono che sì effettivamente l’indicazione c’è ma loro non ne sanno nulla.
– Una visita alla sede del comune, ha più o meno lo stesso esito con l’aggiunta di svariate contumelie all’indirizzo dell’assessore che evidentemente non ha avvisato i poveri impiegati. Una funzionaria addirittura non credendo che sia presente sul sito una tale informazione, cede alla povera Bianca, ormai convinta di essere su scherzi a parte, il suo computer invitandola ad andare sulla pagina che sostiene di avere visto. Indecisa se piangere ridere o andare direttamente alla neurodeliri, Bianca digita l’indirizzo e come da programma si apre la home page del comune – nella cui sede è bene ricordare si trova – e mostra alla stupefatta funzionaria che l’informazione viene proprio da lì. Ovviamente la funzionaria non ne sa nulla.
– Altra telefonata al call center e di nuovo nessuno sa nulla
– a fine gennaio Bianca tenta di nuovo e questa volta, una giovane anonima eroina decide di informarsi presso un suo superiore. Tre superiori dopo arriva l’indicazione, a fine febbraio verranno pubblicate le modalità di accesso. Onorando questa piccola sconosciuta fanciulla Bianca si accinge da quel momento a consultare quotidianamente il sito.
Venerdì scorso finalmente appare l’atteso bando. Scaricati i moduli scopre che le domande corredate da una serie infinita di autocertificazioni devono essere nell’ordine
– scaricati – compilati e firmati – scansionati e infine inviati via mail a partire dalle ore 12 di oggi.
Fatta una veloce verifica Bianca scopre che il suo stato occupazionale deve essere rinnovato a seguito delle graduali e parziali introduzioni della riforma Fornero (che per inciso sembra essere vittima anche lei del fungo magico di Alice nel paese delle meraviglie, una parte è entrata in vigore lo scorso anno, una parte a gennaio e una parte arriverà a luglio, salvo disposizioni del governo che verrà)
Ma la nostra eroina non si perde d’animo e attaccata la stampante al pc, per la legge di Murphy scopre che la cartuccia è esaurita. Ok, salvataggio su chiavetta corsa dal cartolaio stampa dei documenti e via verso l’ufficio per l’impiego. Arrivo al suddetto ufficio alle ore 11.25, fila per il numero e 180 persone davanti. Alle 14.30 minuto più minuto meno viene fatta entrare e scopre che per avere il sospirato certificato deve autocertificare il lordo che ha percepito lo scorso anno (che non sa, perché nel suo contratto era indicato il netto) e per sovrappiù il lordo presunto per l’anno in corso. Cercando di mantenere la calma, che ormai a dire il vero scarseggia spiega di avere in atto un contratto di collaborazione occasionale che in quanto tale non da la benché minima possibilità di far quantificare quanto verrà percepito, in quanto essendo occasionale A) non ha scadenza B) riporta chiaramente la dicitura che le modalità di lavoro saranno comunicate di volta in volta.
Scopre anche che dopo aver detto il proprio nome e cognome all’impiegata che le ha sciorinato tutti gli ultimi anni della sua vita leggendoli sul computer, a meno che non presenti la carta d’identità o la patente non accetteranno l’auto certificazione e non le rilasceranno il documento. Purtroppo Bianca è uscita di corsa e l’unco documento che ha con sè è la tessera regionale, in cui è ben vero che manca la foto ma sono riportati data e luogo di nascita codice fiscale e quant’altro. Dapprima gentilmente poi un pochino meno, cerca di spiegare alla solerte impiegata che a fronte del fatto che dicendole nome e cognome le ha raccontato tutto, forse c’è un problemino di privacy o quantomeno una leggera contraddizione. Cioè o mi hai raccontato i ca**i di un’altra persona o sei convinta che sia chi dico di essere e allora mi dai il documento che ti chiedo.
A questo punto chiamata la superiore anche qui, e Bianca si chiede che cavolo ci stiano a fare gli impiegati se poi per ogni cosa devono chiamare i superiori, avendo assunto un colorito che ricorda da vicino quello dell’incredibile Hulk, e anche le sembianze, la superiore decide di evitare lo spargimento di sangue e concedere il documento richiesto a fronte della certificazione di un amico che ha accompagnato Bianca.
In tutto questo sono arrivate le 16.30, stremata con la bava alla bocca tipo rottwailer inferocito, Bianca risale sull’autobus che la riporterà a casa, per inviare la famosa mail al comune, dopo aver scoperto che da almeno 15 giorni ci sono persone che vanno a richiedere lo stesso documento. Da chi ne avranno avuto notizia? E soprattutto dalle 12 alle 17 quante persone avranno fatto in tempo a inviare la fatidica mail?
Bianca il 24 e il 25 andrà alle urne, secondo voi avrà voglia di dare il suo appoggio e il suo sostegno a qualcuno?
