
Voi che mi leggete sapete vero che uso l’ironia come forma di legittima difesa e non come comunemente si fa per dileggiare. Ecco questo articolino, o almeno l’inizio, leggetelo così, soprattutto tu dottor Vitali, metti mai ti dovesse capitare sotto gli occhi. Se fosse possibile ecco, io vorrei il numero del fornitore. No perché è facile scrivere cose psichedeliche, bastano un paio di bottiglie buone o sostanze strane, ma le riconosci perché alla fine non ci capisci una cippa, pur magari apprezzando la scrittura o lo psicocontenuto. Invece Vitali, che già con Documenti prego, aveva cominciato l’esplorazione di quell’universo che è la psiche umana, scrive dei romanzi che pur allontanandosi dal reale – inteso come procedure, che restano nel vago – entra in territori che non possiamo definire inesplorati, ma che certamente non sono consueti fra i grandi nomi italiani. Qui personalmente mi sono più volte chiesta se stessi leggendo Vitali o Carrisi con inserti di King o Koontz . Attenzione, niente a che fare con imitazioni o omaggi, direi più la liberazione di un folletto che il dottor Vitali teneva ben nascosto, lasciandolo uscire qualche volta a raccontare antiche leggende nascoste nelle storie di lago. Devo dire che a parte lo straniamento iniziale, questo nuovo trend non mi dispiace affatto, ambientazioni cupe, montagne che invece di essere imponenti sono incombenti, pochissimi personaggi, non luoghi non nomi solo i fatti, peraltro al limite del paranormale. Lontanissimo dal consueto Andrea Vitali e da Bellano, luminoso paesino pieno di persone personaggi chiacchiere e fatti che si incrociano continuamente sulla riva del lago, io vi consiglio di leggerlo – se ancora non lo avete fatto – per scoprire e ribadire che quando c’è il talento, non sai mai come si esprimerà, ma lo farà.

“La morte della vecchia però esclude che l’assassino sia lei stessa, non è più fra i sospettati”… “la sua morte non la scagiona nemmeno dall’essere l’assassina di sé stessa”. Il dialogo virgolettato è solo uno dei tanti che si svolgono fra i convenuti a casa della signora Maria Carrer, di anni 82 evidentemente deceduta per motivi naturali, che giace nella cassa – che come da titolo ha la particolarità di essere refrigerata e permettere di vedere il volto della defunta – in attesa dell’ultimo saluto nel salotto di casa sua. Il particolare che fra la ventina di presenti in attesa di entrare, ci sia solo un parente lontano, che peraltro la defunta non vedeva da anni, è la cosa meno surreale che Recami si è inventato nel mettere insieme questo quarto volume delle Commedie nere. Un compito non facile quello che si è dato lo scrittore fiorentino, i morti perlopiù ammazzati – e garantisco che non sono pochi – diventano leggeri come palloncini, volano via tranquilli senza lasciare nel lettore la benché minima pena. Ci sta, non per nulla sono commedie, ma il surrealismo delle storie e dei dialoghi, se la gioca alla pari con Whodehouse, con Oscar Wlide e Woody Allen. Credete che stia esagerando? No affatto, 
Un inverno particolarmente freddo, insolito a Napoli, permette a Mina (Gelsomina all’anagrafe), di camuffare ancora più del solito il suo esuberante e imbarazzante – per lei – Problema n° 2. Per chi non avesse letto il precedente – vergogna e 5 minuti in ginocchio sui ceci – l’assistente sociale, che viene da un quartiere bene ma lavora nel consultorio più scalcagnato di Napoli, nei Quartieri con quel che ne consegue, ha un fisico che inspiegabilmente resiste alla forza di gravità e al passare del tempo, nonché una quinta abbondante, il problema n° 2 appunto. Il fascinoso ginecologo che la affianca al consultorio DomenicoChiamamiMimmo, palesemente cotto di lei ma che Mina sappia fidanzatissimo, continua a turbarla, ma la turba molto di più la richiesta di aiuto di una madre che le si rivolge chiedendo aiuto. Nè Mina nè la donna sanno se e cosa sia possibile fare,qualcosa va fatto e Mina non esita a superare il turbamento e coinvolgerlo in qualunque cosa le venga in mente di fare per aiutare questa donna.
A volte tornano, a me per fortuna è tornata la voglia di leggere, dopo un periodo in cui non riuscivo a concentrarmi. Ve lo avevo messo nei consigli stando sulla fiducia di lettori con la L maiuscola, adesso la Tripaldi e i suoi Gli scomparsi – pubblicato da
Ero terrorizzata dall’idea che ci sarebbe stata un’invasione di libri covidizzati, anche perché c’è da dire che gli autori più prolifici in genere sono i giallisti e il giallo noir il mio genere prediletto, il mio terrore è presto spiegato no?
Che alla fine chi segue il blog potrebbe anche dire: “ma possibile che non ti capiti mai una ciofeca in mano?” Capita capita, però faccio recensioni ormai da più di dieci anni, ho imparato a scindere quello che è il mio gusto personale da quello che un libro racconta, e se ci avete fatto caso, qualche volta mi è capitato di sconsigliare anziché consigliare.
A Torino, quartiere Barriera di Milano fa un freddo porco e Contrera svegliato da un sms di Mohammed, titolare della lavanderia a gettoni che in un angolo ospita un tavolino e due sedie che sono il suo ufficio, deve lasciare il caldo letto che spesso divide con Erica. Prima di uscire guarda con tenerezza i capelli rossi della donna, le sue lentiggini e pensa che quando sarà costretto a dirle quanto le sta tenendo nascosto, finirà tutto nel peggiore dei modi.
Un romanzo che si svolge nei primi del ‘900, la storia di una donna che per il suo paesino è un simbolo, quella a cui tutte aspirano di somigliare. Enid Belfame è in assoluto l’esempio da seguire. quarantadue anni di cui ventidue passati da moglie esemplare di Dave, un pessimo individuo che non ha saputo gestire il patrimonio di famiglia e si è dato alla politica, restando nella mediocrità, un uomo che ama l’alcool più della moglie e che incarna il peggiore esempio di mediocrità del tempo. Enid è ormai arrivata al limite, non ne sopporta più la vista l’odore la vicinanza, ma il divorzio è escluso. Macchierebbe indelebilmente la sua immagine, l’alternativa gira gira, rimane solo una. L’omicidio. Oddio, non è che non si renda conto che non è una bellissima cosa, però se alternative non ce ne sono…
Capisco che il “titolo” può sembrare fuorviante, ma Artusi Pellegrino da Forlimpopoli, con gli ingredienti fa magie (vabbè le faceva) e cos’è un piatto ben riuscito se non un’alchimia perfetta fra i sapori, che per chi non seguisse masterchef o non fosse esperto di medicina orientale sono cinque (salato amaro piccante dolce e acido)? In un manicaretto perfetto devono esserci tutti e nelle giuste proporzioni. Malvaldi, oltre che esperto di vecchietti è anche un signor ricercatore chimico, che ne sa di ogni e va da sé che se hai le competenze, la fantasia e una moglie che sa come mettere ordine nelle cose che si ammassano nella testa del suddetto coniuge Malvaldi, il risultato assicurato è un piatto a dir poco prelibato. Così è stato anche stavolta, lui aveva in mente una cosa, ne ha parlato con Samantha (cosa lei abbia risposto lo trovate nel libro), e tac,
Io per esempio – ma non è che faccia molto testo – non sapevo fino a qualche mese fa, che Marino Bartoletti fosse su facebook, l’ho scoperto perché dovendolo intervistare cercavo spunti per le domande e ovviamente la rete è il posto migliore. Ebbene c’era e devo dire che la sua bacheca, anzi, le sue bacheche, quella pubblica e quella privata, sono delle vere miniere sia per chi deve preparare delle domande, sia per chi voglia farsi una cultura. Ovviamente gli argomenti di cui scrive di più sono musica e sport, o sport e musica a scelta, ma non manca mai di legarli all’attualità.