Una premessa è doverosa, vado al #SalTo da anni e per me è casa, nel senso più ampio del termine, un posto dove sto bene dove ci sono amici dove sono a mio agio insomma. E così resterà spero per molti anni a venire. Va da se che avendomi piazzato Tempo di libri a 4 minuti di treno più 4 di tragitto casa stazione, ho goduto non poco. Detto questo, leggendo articoli sui giornali, inserti resoconti per tacer dei social, mi sembra che si stia facendo una gara tipo caserma, a chi ce l’ha più lungo. Visto che parliamo di quello che dovrebbe essere il mondo della cultura e della politica, permettetemi di essere quantomeno sconfortata. Partiamo subito coi numeri così ci leviamo il pensiero, se vi sembrano numeri a caso rifletteteci su un attimo. Sindaco di Torino Chiara Appendino, votanti movimento 5 stelle 202.000 (ricordatevi questi due dati) e adesso i numeri delle manifestazioni. Spazio espositivo Torino : 4 padiglioni + 1 – Tempo di libri : 2 padiglioni (i padiglioni di Milano sono circa la metà di quelli di Torino, parliamo di mq). Visitatori approssimativi, faccio una media fra quelli che ho trovato : Salone 140.000 – Tempo di libri: 73.000 Tempo di preparazione: Torino 12 mesi – Milano 6 mesi Espositori Torino 469 + 300.
Facendo un riassunto, direi che possiamo sintetizzare dicendo che Milano aveva metà spazi, metà tempo e giustamente ha avuto metà visitatori. Leggere di gente che esulta perché Milano è stato un flop, mi fa prima ridere e poi pensare che siamo messi male, molto male, in primis con la testa, e a seguire con la logica. Fatte queste doverose spunte, questi conti della serva per così dire, passerei a una disamina dei punti a favore e contro delle due manifestazioni.
1 – L’organizzazione è stata ottima per quanto riguarda Milano, un po’ meno a quanto sento, Torino. Personalmente non ho avuto problemi né all’una né all’altra, ma ho visto e sentito di code ai controlli, ora non è che io voglia insegnare niente a nessuno, però se tu sai di avere (cifre a caso) 10.000 addetti stampa e 50.000 persone che hanno fatto o devono fare il biglietto, mettere un solo sportello per gli accrediti e 8 per le altre tipologie di entrata, mi sembra già un passo falso (è stata la mia unica coda), ma transeat, ci può stare (no in realtà no).
2 – Organizzazione degli spazi, Milano avvantaggiata dalle dimensioni, ha permesso di avere una panoramica più ampia, di vedere meglio tutti gli stand, Torino ti obbliga a fare delle scelte, inevitabilmente salti qualcosa (molto), ma ripeto era una questione di dimensioni fisiche.
3 – Accoglienza, qui il tasto si fa dolente, se è ben vero che anche qui le dimensioni contano, devo dire che Milano ha previsto delle specie di panchine, e dei punti in cui era possibile appoggiare le chiappe e riposare un po’ i piedi (lo so sembra prosaico ma ahimé non tutti hanno 20 anni e qualche minuto di riposo ai cinquantenni e oltre, risulta gradito quando non indispensabile. Sui punti di ristoro si gioca una partita pressoché alla pari, anche se a onor del vero, Milano era più fornita con anche la presenza di spazi BIO (i flippati sono ovunque), prezzi che definire assurdi è fargli un complimento (in entrambi i posti) qualità e varietà del cibo, un po’ peggio Torino. Altro tasto dolente i bagni, fare la pipì a Torino è impresa epica (anche in Sala Stampa dove si forma comunque qualche coda, ma soprattutto la pulizia è decisamente sotto la soglia della decenza), a Milano code un po’ meno devastanti ma pulizia decisamente con standard più alti. Piccola parentesi per la Sala Stampa e comunicazioni, Milano surclassa Torino, forse per fare una buona impressione, con caffè servito, lunghi tavoli per le postazioni lavoro divisi dalla zona relax dove c’erano tavolini tipo bar, frigoriferi con acqua forniti da mattina a sera, buffet servito in orario pranzo e aperitivo serale fornito da Spontini con birre artigianali spillate al momento.
Capitolo eventi. Ecco qui direi che siamo alla pari per quanto riguarda il prestigio degli ospiti, sulle location Milano vince per la la tecnologia e la logistica, (a onor del vero negli spazi dedicati a a Tempo di libri, non c’è una sala da 600 posti, ma suppongo che quando crescerà, gli spazi disponibili, che ci sono, saranno resi utilizzabili), resta il fatto che il materiale usato per le tende divisorie che delimitano le sale di Milano – fra l’altro simpatica l’idea di chiamare le sale con i nomi dei font – è credo fonassorbente, o l’impianto acustico è strutturato in modo tale che le voci non escano all’esterno e il brusio dell’esterno non disturbi minimamente chi è dentro, a Torino non è proprio così scontato. I grandi nomi non sono mancati, ma qui abbiamo una seconda nota piuttosto dolente, anzi in tempi di terrorismo direi proprio grave.
Mi concentro su due ospiti ugualmente “pericolosi”, a Milano, dove tutti quelli che io ho visto entrare sono stati percorsi dai metal detector, Nicola Gratteri, procuratore calabrese che da anni vive sotto scorta e lavora incessantemente contro la ‘ndrangheta, arrivato con 4 uomini di scorta, due in divisa e due in borghese, entrato non si sa da dove e uscito altrettanto discretamente senza firmacopie senza fermarsi neanche per sbaglio. A Torino, dove un sorridente esponente delle forze dell’ordine mi ha fatta passare senza nemmeno farmi aprire la borsa (che grazie a chiavi monete e quant’altro, ha fatto suonare l’inno alla gioia al metal detector), era presente per due giorni due, il mitico Roberto Saviano, idolo delle greggi, conoscitore per interposta persona di ogni scoreggia eventualmente rilasciata da esponenti di ogni ordine e grado della camorra, ha sfilato lungo tutti i corridoi con almeno una decina di poliziotti che lo precedevano scostando bruscamente chi stava passeggiando ignaro della venuta, circondato a pelle da altri quattro e infine seguito da una coda che gli proteggeva le spalle. Firmacopie di diverse ore allo stand Feltrinelli, ora a meno che non non fosse di materiale blindato, chiunque avrebbe potuto sparare a lui attraverso le pareti, ed eventualmente fare una strage che levati, anche solo buttando a terra un petardo in mezzo alla folla radunata in attesa di entrare al cospetto del vate, scatenando il panico. Per il grande pubblico, quello non elitario, va fatta una menzione d’onore a Sellerio, che ha radunato la classe dei suoi autori attorno ad un unico tavolo, e a Rizzoli che con de Giovanni Tonelli Francini Boni, ha fatto divertire in modo intelligente.
Last but not least, il discorso prezzi, fermo restando che la concorrenza è sacrosanta, aspettare che il tuo concorrente nuovo esponga il listino per poi dimezzare il tuo, a me se fossi un espositore, farebbe chiedere:” ma quanto mi hai ciulato negli scorsi 29 anni?”
Concluderei questo lungo articolo, mi scuso ma le cose da dire erano parecchie, dicendo che Torino ha confermato un trend che si è guadagnata in tanti anni (e che spero terrà per altrettanti) di onorata presenza, Milano ha fatto un esordio coi fiocchi alla faccia del flop. Se si riuscirà a tenere fuori la politica e a ragionare in termini di business e spazio alla cultura, tenendo presente che cultura e povertà coabitano raramente e difficilmente, valutando soluzioni diverse per le date, smettendo di fare a gara, ma pensando solo al bene dell’editoria e della gente, in attesa di avere una corrispondente manifestazione anche al sud (si sussurra che potrebbe esserci un graditissimo esordio a Napoli), noi lettori appassionati, avremo delle soddisfazioni lungo tutto la pianura Padana.
Ultima annotazione, sui numeri che vi ho chiesto di tenere a mente, se Milano (Sala in realtà più che l’AIE) ne ha fatto una questione di prestigio cittadino, Torino ha beneficiato del popolo 5 stelle, sempre stando ai social, credo che mai in trent’anni, il Lingotto abbia visto tanti torinesi affollare il Lingotto al posto del Valentino (prova ne siano, ma non solo, i passeggiatori domenicali con cani e passeggini).

Sono giorni che ho la riflessione in testa, e pazienza se qualcuno penserà che sono una merdaccia, so che così non è e tanto mi basta. Da settimane leggo status e ascolto persone che stimo o che amo, sostenere a gran voce che la priorità è l’accoglienza, che i muri vanno abbattuti, che non si può guardare la gente morire senza intervenire. E io lo so che siete convinti, che siete nel giusto, che poi lo fate anche, non siete persone che parlano ma che agiscono, ahimè, c’è sempre un ma di cui l’amore (in generale, per il prossimo per la vita per le idee), non tiene conto. Quando le navi delle
Si è aperto in sordina, ma in un giorno infrasettimanale nella capitale del “laurà” (sono ovviamente ironica giacché mi risulta che alla faccia dei luoghi comuni si lavori anche a Roma Napoli e Palermo) era prevedibile, poi il venerdì pomeriggio qualche anima irriducibile in giro per gli stand si è cominciata a vedere. Quelli che non hanno approfittato di Pasqua 25aprile 1maggio. Partiamo dalla logistica, in città le due location si equivalgono, salvo che più di un treno dell’Alta velocità ferma a Rho Fiera e ti scarica direttamente in fiera, mi pare di avere intravisto anche un deposito bagagli quindi la comodità è assicurata. Per chi arriva da fuori città forse
A suo tempo ci ho provato, in casa giravano i
Presente la periferia romana (che poi gira gira è come quella di qualunque altra città), prendi quello che una volta era il proletariato ma spostalo negli uffici invece che nelle fabbriche, aggiungi quello che conosce uno che per puro caso è arrivato al potere. Poi aggiungi quei “disperati” che vivono ai margini e quei delinquenti che i “disperati” li usano. Il quadro è già devastante così, poi però tutti questi ingredienti mettili nella padella sui fornelli di Antonio Manzini. Ed ecco servito un piatto da gourmet. Rocco Schiavone era ancora lontano ma la bravura dell’autore era già tutta presente. Le vite di due fratelli che si sono allontanati da anni si incrociano, per il puro capriccio del destino. Uno di loro è un impiegato dell’INPS, l’altro un balordo.
Se Saviano racconta una città brutta e pericolosa, le “paranze” e le “stese” che affliggono Napoli, se
E qui apriamo una parentesi dolorosa, nel senso che mi fa male dover dire queste cose ma mi sarei rotta i cabbasisi di inutili dannosi e soprattutto stupidi campanilismi. Devo dire che anche le contraddizioni stanno cominciando a darmi ai nervi non poco. Amo Napoli, ci fosse una possibilità di lavoro è uno dei posti in cui mi trasferirei senza pensarci due volte, però vivo a Milano e amo anche la mia città, anche se non mi rappresenta più da un po’, se sta diventando una specie di Rio de Janeiro, lusso in centro (con clochard inclusi ma questo è un altro discorso), e le periferie che sembrano sempre più delle favelas. Napoletani fatevene una ragione, la Lega Nord è una forza politica come DEM come FI come il PD eccetera eccetera, e ha il diritto di andare a dire la sua dovunque. Il 1861 è stato un errore? Bene, sta di fatto che l’Italia è una, c’è poco da recriminare. Dividete i piani, se i tifosi del Verona vi dicono che puzzate e voi rispondete che Giulietta era ‘na zoccola, è un problema calcistico, non politico. Se dite che la Juventus ruba (sic) non è che improvvisamente i sabaudi tolgono la residenza a tutti i torinesi di terza o quarta generazione. L’Italia è una, non attaccatevi a cazzate. Salvini è xenofobo, voi siete italiani , la cosa non dovrebbe riguardarvi. Voi siete accoglienti?, Bene fatevi due conti su quanti immigrati ci sono a Milano, non mi pare si possa dire che siamo respingenti. Avete una vaga idea di quanti napoletani (ma anche calabresi pugliesi siciliani) formano il tessuto sociale di questa città? E per restare ai fatti, avete un’idea anche vaga dei danni che vengono fatti (qui come a Roma) durante ogni manifestazione? Questo casino che avete tirato in piedi è ridicolo, avete lasciato che gli “antagonisti” ( a cosa poi lo sanno solo loro), vi strumentalizzassero. E ci sono riusciti benissimo. Ho letto cose che mi hanno fatto accapponare la pelle dette dalla gente. E ho sentito Salvini dire una cosa intelligente (ebbene sì l’ha detta). Ha chiesto perché contro la camorra gli antagonisti non fanno le manifestazioni. E a me sono venuti in mente Bassolino la Jervolino De Luca. A voi no? Bè, come si dice a Milano, ascolta un pirla, preoccupatevi di continuare a proteggere Napoli, di proseguire a mantenerla quello splendido gioiello che è di arte cultura natura cibo, e a ripulirla dalla spazzatura incistita, no non quella che va nei cassonetti, ma quella che infesta la testa della gente. Perché se tu prepari il foglio di via a uno che consideri razzista, forse devi rivedere il tuo status, forse non sei esattamente immune al virus.
Se ne son dette di ogni su questo libriccino (diminutivo affettuoso) composto in gran parte da foto di scena, un sacco di stronzate anche, se mi scusate il francesismo. Come di ogni fiction o film che si comandi, anche de
Quattro anni fa aprii questo blog con un articolo in cui mi chiedevo appunto “cui prodest”, naturalmente non ho avuto risposte – non che me le aspettassi – ma oggi ripropongo la domanda su tutt’altro argomento. Ebbene sì, le famigerate povere
Premesso che ho sempre amato