In questi giorni sono stata attaccata e insultata non poco, in particolare su una pagina facebook in cui non potevo rispondere, quella di uno scrittore che non nomino per non fargli pubblicità, non che la cosa mi turbi o mi abbia tolto il sonno, ma una riflessione più o meno pubblica mi sembra doverosa, quantomeno nei confronti di me stessa.
Ormai da anni frequento sia pure per vie traverse il mondo dell’editoria, e nello specifico gli Scrittori. Ho usato volutamente la maiuscola per differenziarli dai pubblicati. Scrivo anche recensioni per un sito piuttosto quotato, non un blog letto da pochi intimi ma un portale serio e vero di letteratura. Sempre più spesso la mia posta e la mia casella di Anobii contengono richieste di lettura di scrittori emergenti, di auto pubblicati e simili amenità. Alcuni meritano (sempre secondo il mio parere, ma quello viene richiesto) altri farebbero meglio a fare i metalmeccanici, ma tant’è. Sempre più spesso sui profili dei social leggo alla voce lavoro, scrittore sceneggiatore blogger et similia. Sappiamo tutti che il 4 u.s. è mancato Giorgio Faletti, uno Scrittore, un autore, un paroliere un musicista, un attore. Per me una persona che non posso definire amico ma che conoscevo bene, che stimavo, nei cui confronti provavo un profondo affetto. Personaggio controverso, troppo di tutto, fai cabaret è fai il pieno agli spettacoli, scrivi una canzone e arrivi secondo a Sanremo prendendo il premio della critica, scrivi un libro e vendi milioni di copie, scrivi per gente del calibro di Mina Milva Branduardi, dipingi e hai un discreto successo di critica, ti viene un ictus e ti riprendi restando bello come il sole e pulito come un lenzuolo fresco di bucato. Sposi una donna parecchio più giovane e bella ma bella vera. Va da se che le critiche fiocchino. Ha i ghost writer, campa sul successo del passato e via di questo passo. A me personalmente, parlando di questo rispose : “se ci sono li trovino e si facciano scrivere anche loro i best sellers”. Dopo la sua morte, ho sentito e letto di ogni come si dice, ma la cosa buffa è che le critiche più feroci, quelle travestite da dubbi spalmati fra la furbizia sua e la stupidità dei lettori, sono state fatte perlopiù da quei personaggi che se va bene vendono tremila copie, che non hanno idea di cosa sia una ristampa a tre giorni dall’uscita, che sfoggiano le “recensioni” degli amici. E campano o tirano a campare facendo di nascosto i travet. Mi chiedo perché durante i vari festival incontri e varie dove lo avete incontrato, avete fatto come il famoso linguetta invece di dire pubblicamente quali dubbi attanagliavano le vostre piccole anime. Come ho detto all’inizio conosco tanti Scrittori, e li conosco davvero, nel senso che non li incontro a un festival, ma conosco i loro mal di pancia, i pensieri che magari non esternano pubblicamente perché alla fine, col talento e la classe si nasce, non si comprano e non si trovano per strada.
Autore: Coleichelegge
il 26 novembre appuntamento in libreria con Maurizio de Giovanni

È piccolo Dodo, dieci anni appena e anche se gli hanno detto che a scuola non deve portare i giocattoli, di lasciare a casa Batman non se ne parla proprio. Perché Batman non è un supereroe, non ha i superpoteri; è solo coraggioso, come il suo papà. Ed è sicuro Edoardo che il suo papà verrà a prenderlo, a portalo via da quel posto buio e freddo. Chissà cosa vuole quell’uomo che li ha portati via, ne ha paura anche Lena che è grande e gli ha detto che se lo accontentano forse non gli farà male. In fondo non lo sta trattando male, gli ha portato anche i sofficini da mangiare, erano freddi e a lui non piacciono freddi, ma aveva fame e forse l’uomo non è così cattivo. Magari è solo nervoso. E in ogni caso gli ha lasciato Batman.
Con Edoardo che parla con Batman, che rassicura e chiede rassicurazione, Maurizio de Giovanni ci accompagna nel Buio. Fino in fondo, fino a dove la luce non può arrivare perché le cose che illuminerebbe sono troppo crudeli per essere sopportate. Gli hanno contestato che nel libro precedente c’era troppa pioggia, e lui da maestro qual è ha infilato nel mezzo di un giallo che vira inesorabilmente al noir, una serata di maggio, piena di sole e di dolore, perché la penna di Maurizio è poesia intrisa di bellezza e dolore, ma non solo. C’è ironia nelle bonarie prese in giro fra colleghi, fra sbirri reietti. C’è rispetto nella silenziosa accettazione degli altri, nella spontanea collaborazione che il commissario Palma chiede proforma, perché i 6 Bastardi di Pizzofalcone hanno dentro il dolore e la vergogna insieme alla voglia di farsi vedere per quello che sono, persone. Un “vecchio” una madre “snaturata” una lesbica occulta, un violento e una macchietta; e imperscrutabile ma nemmeno troppo dietro gli occhi da cinese, Lojacono, un uomo solo che non vuole arrendersi alla solitudine. C’è anche l’allegria di un amore che forse sboccerà. Si intrecciano a fare da sfondo alla terribile vicenda narrata, le vite di questi uomini e queste donne, che vedono nello sguardo di un bambino brandelli della loro vita. E tutto questo de Giovanni lo racconta con – scusate l’ossimoro – una pesantissima leggerezza. Arrivi alle ultime pagine con un groppo in gola, con il timore che possa esserci la conclusione che non vorresti e trattieni il fiato fino alla parole fine. E subito dopo vorresti dimenticare tutto per ricominciare a leggerlo. Grazie Maurizio, per essere l’amico che sei, per essere quel meraviglioso inventore di storie, in cui tutti si possono ritrovare, nell’amore nella pena nella speranza e nel dolore. Grazie ai Corpi Freddi, amici insostituibili che hanno fatto sì che ci scoprissimo a vicenda.
Chi ha detto che la cultura non crea introiti?
Evidentemente qualcuno che non ha la più pallida idea di quanto denaro giri intorno alla cultura, Sì è ovvio che mi riferisco alla Gelmini e di seguito alla Carrozza, ma mica solo a loro, c’è anche la pletora di ministri che con o senza deleghe si sono succeduti alla guida dei ministeri Beni culturali e Turismo. A parte il fatto che vorrei essere una mosca e andare a vedere che quadri/stampe hanno in casa questi signori, fossero anche riproduzioni di cui non conoscono nulla sono certa che il Bello, imposto da architetti e arredatori lo apprezzano. Ma passiamo oltre, Storia dell’arte comprende scultura pittura architettura e tutto quello che ci volete mettere, ora vi invito a fare un rapido calcolo, 16 euro all’incirca è il prezzo medio per una visita ai Musei Vaticani, ogni giorno le code che si snodano lungo le mura sono nell’ordine delle centinaia di metri; migliaia di persone al giorno che moltiplicate per i 16 euro cadacranio di cui sopra fanno un bel mucchietto di soldi no? E questa gente (perlopiù stranieri e quindi corretti) dorme in alberghi, si ferma a consumare – per quanto poco – in bar ristoranti pizzerie baracchini eccetera, non sono soldi che girano quelli? E le stesse persone che vanno a vedere i Musei Vaticani andrà a visitare il Colosseo gli Uffizi il Maschio Angioino il Museo del ‘900, e ogni posto visitato genera flussi di denaro. Qualcuno può cortesemente far arrivare questo banalissimo e semplicissimo messaggio ai ministeri o al governo? Così magari invece di vendere ad minchiam tentano di trovare uno sponsor che restauri Pompei (come è accaduto ad Ercolano) e si accorgono che non ho scritto un post di fantascienza. PS: la prossima volta vi parlo dei Giardini botanici che secondo me rientrano a pieno titolo nella materia
Forse non è un caso che si chiami Husseini

Ve lo ricordate Giorgio Gaber quando diceva che a lui l’America gli faceva niente bene? Ecco a me sti giorni fa peggio. Tipo le reazioni allergiche da accumulo. Arrivata a questo punto mi basta sentir nominare il Congresso e vado di testa. Quando fu eletto la prima volta, io e mia madre – decisamente non razziste ma fornite di un notevole sense of humor – commentammo che sì era un bravo ragazzo una gran cosa che bello un democratico…Concludendo che però l’era semper un negher. Ecco Obama stai dimostrando a tutti quanto avessimo ragione a non fidarci – oltre a quanto sia inutile il razzismo – e di questo ti va dato atto. Stai dimostrando che sei un povero coglione cresciuto in un paese stupido col mito della supremazia, no non democrazia, supremazia. Tu inteso come America ti senti in dovere di “dare una lezione” a Bashar al Assad, e non ti viene in mente di sederti a un tavolo e parlare, no, le lezioni tu le dai con le bombe intelligenti. E poco importa se stai aiutando o aiuterai quelli che in nome di un dio hanno massacrato stanno massacrando e massacreranno la democrazia intesa come insieme di uomini e donne. Il Nobel per la pace con i relativi milioni te lo hanno dato, sei ufficialmente dalla parte dei Buoni, e il mondo che si fotta, tanto poi arriva l’America. Film già visto e rivisto, ma dio mio se fa male vedere che nessuno dei potenti ti sputa in faccia, che male fa non poter venire a prenderti e obbligarti a studiare la storia dalla parte dei perdenti – e non intendo chi ha perso le guerre, ma chi ha perso la vita – che male fa non poterti “dare una lezione”. Prenderti a mazzate finché impari che le mazzate, siano date a torto o ragione, fanno solo male.
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Sempre meno politicamente corretta
E vabene chiudiamo la settimana con una polemichina (che tanto come al solito cadrà nel vuoto) – leggo che a Milano è stata aperta un’osteria/locale all’ombra degli alberi del Sempione gestita da ragazzi con la sindrome di down (che a me viene più comodo chiamare mongoloidi, per inciso) – Fin qui niente di nuovo, la cosa già stata fatta a Roma e funziona. Ma qui scatta la domanda alla signora Lina Sotis che ne parla sul Corriere. Ma la vogliamo piantare di fare i falsi ipocriti politicamente corretti a tutti i costi? Perché da un lato devo – prova a non farlo e parte il linciaggio – considerare normali i ragazzi mongoloidi ma poi deve scaldarmi il cuore vederli fare una cosa normale come lavorare. Non ci siamo signori. Se il diversamente abile che fa una vita normale ti fa nascere un sentimento di tenerezza, sei uno sporco ipocrita “razzista”, un buonista delle mie balls, e ti meriti di incontrare sulla tua strada uno di quei rari casi in cui alla malattia si abbina la cattiveria, e al tuo sorriso di autocompiacimento, meriti venga risposto con un cazzotto o peggio.http://buonenotizie.corriere.it/2013/07/20/nasce-la-locanda-alla-mano-dove-il-cliente-si-sente-una-persona-speciale/
Tre civette sul comò
Sono giorni strani in cui si discute più del solito di Ius soli, oltre che di tante altre cose; dipenderà dal fatto che abbiamo un ministro per l’integrazione – credo sia la prima volta – o dal fatto che il ministro è nero, non lo so e francamente poco mi interessa conoscendo la velocità con cui l’italico popolo si innamora e disamora delle cose e delle idee, so che esattamente negli stessi giorni, poco dopo l’ insediamento del neoministro (che fra l’altro è un medico con delle strane teorie – vedi associazione culturale DAWA) pochi giorni dopo dicevo, quando infuria la polemica sullo Ius soli, un immigrato – non importa di che nazionalità – a cui è stato negato l’asilo politico, evidentemente non concedibile – trova a Milano un cantiere aperto e incustodito, prende un piccone e allegro se ne va per la città ammazzando e ferendo dei poveri cristi che si facevano bellamente i fatti loro. Ora per le leggi vigenti in Italia questo signore di cui non voglio sapere il colore la nazionalità o i problemi personali, ha potuto fare ricorso contro il negato asilo politico, e nel frattempo dar di matto. Allora io dico che prima di pensare a ius soli sangui e quant’altro, dovremmo rivedere seriamente in maniera non discriminante ma logica, le leggi che regolamentano l’ingresso e la permanenza; accoglienza non significa accettare passivamente un’invasione indiscriminata, che sempre più spesso, nell’ordinario e nello straordinario, va a scapito di gente qualunque, che avrebbe il diritto di vivere serena. Mi si obietterà che il mio è un discorso razzista. Non lo è, a meno che i delinquenti non siano considerati una razza. E un delinquente, di qualunque colore odore sapore, va messo in condizione di non nuocere. Se trattasi di delinquente straniero e non legittimato a stare qui, va affidato alla giustizia del suo paese, se legittimato, rinchiuso senza se e senza ma.
Se c’è la salute…
Stamattina è ricomparsa sulle bacheche facebook una notizia che risale a gennaio ma ogni tanto rispunta. E’ la storia di quell’infermiere Marco Lenzoni che rischia il licenziamento per aver pagato il ticket ad una donna in difficoltà economiche. Facciamo due considerazioni; la signora evidentemente veniva da Marte, o forse da Cuba, non mi risulta infatti che esistano posti al mondo – fatto salvo il policlinico di ER – dove vengano erogati esami e visite senza il pagamento del ticket, ossia senza l’esibizione dell’esenzione. Esenzione faccio presente che viene concessa per i più svariati motivi fra i quali il basso reddito. Capisco la tenerezza e il bisogno di scagliarsi contro le istituzioni, non parliamo poi di quelle con qualche problema tipo le ASL, ma francamente anche attivare il neurone non sarebbe male.
Ho letto due pagine di link che rimandavano alla notizia, ovviamente le sfumature sono equivalenti a quelle dell’arcobaleno, ma su una cosa sono tutte compatte ed uniformi. Nessuno riporta di quale patologia soffrisse la figlia – la cui età peraltro varia dalla più tenera infanzia a quella adulta, si parla di una generica febbre per cui il medico curante avrebbe richiesto degli esami del sangue.
Vogliamo linciare qualcuno? Ben venga. Abbiamo una necessità insopprimibile di eroi? Povero il paese che ne ha bisogno recita un famoso aforisma, di sicuro abbiamo bisogno di ricominciare a pensare, a porci delle domande, a non condividere delle gigantesca cazzate senza collegare il cervello al mouse. Perché questa donna non aveva l’esenzione? Perché si è presentata a chiedere degli esami sapendo che avrebbe dovuto pagare e non avendone la possibilità’? Perché nessuno si è posto queste due domande prima di sprecare fiumi di parole?
Come sempre, ai posteri l’ardua sentenza.
Un bel tacer…Con quel che segue
Facciamo il punto? Non mi pare strettamente necessario ma due righe ci stanno. Equitalia impazza, la gente si suicida, le imprese chiudono e quelle che aprono lo fanno con soldi riciclati dalla mafia – di qualunque nazionalità essa sia – e i nostri signori parlano.
Parlano di povertà come se la cosa li riguardasse, come se conoscessero il significato della parola, cosa di cui onestamente dubito, credo che ad andare a cercarlo non se ne trovi uno che sappia cosa vuol dire non avere il denaro per fare la spesa, non sapere come pagare le bollette e chi più ne ha più ne metta.
Fanno le manifestazioni contro la povertà, e non ditemi che ‘sta roba non fa ridere i polli. Immagino la signora povertà che si spaventa tantissimo e se la da a gambe. Su tranquilli, avete le cartelle esattoriali che popolano le vostre notti? Da lunedì scompariranno.
Parlano di legalità, ma la priorità nell’assegnazione delle case è di chi a volte delinque, a volte no, ma vive da anni in situazioni che legali non sono. Non voglio difendere i palazzinari, in fondo godo quando gli emuli di Arpagone che affittano ad extracomunitari si ritrovano con le case occupate per anni senza prendere un euro, l’avidità genera effetti che evidentemente non vengono presi in considerazione. Però mi chiedo perché gente che non paga l’affitto da anni, debba essere privilegiata rispetto a qualcuno che ha sempre rispettato i contratti e le leggi, spesso con fatica.
Parlano di dialogo, ma sindaci assessori e compagnia sono delle entità raggiungibili solo durante le manifestazioni in piazza, e ti stringono la mano sorridendo come ebeti, ma se cerchi di raggiungerli nei loro sancta santorum, puoi morire nell’androne, o al limite tentare con una seduta spiritica.
Un popolo strano che continua a lasciarvi spadroneggiare forse si merita questo trattamento, ma da parte vostra egregi signori, non è onorevole comportarvi così. E allora chiedo, se proprio il vostro mestiere non lo sapete fare, almeno tacete. Fate un gesto nobile per una volta.
Panem et circenses – ovvero come ti intorto il popolo
Ascolto i nostri politici presenti ai vari talk show (certo vorrei sapere quando vanno in aula ma è un particolare irrilevante a quanto pare) e mi sorge l’ennesimo interrogativo. Per governare un paese, è o no necessario conoscerlo? Non sono un mostro in storia, ma se penso anche vagamente alla nostra storia partendo da quella antica, mi chiedo se qualcuno si ricordi chi siamo. Come si può pensare ad una legge sul conflitto di interessi, in un paese in cui dai tempi dell’impero romano vige la corruzione, vige la legge del più forte, vige la distinzione in ceti? Certo le cose andrebbero adeguate ai tempi, ma questo è un paese in cui si sono fatti gli imperi sulla formula “panem et circenses“, un paese in cui il popolo o il popolino se preferite, accetta e ha sempre accettato tutto a condizione di avere appunto di che mangiare e di che divertirsi. Al popolo italiano, fin da quando l’Italia non c’era, non interessa come, interessa che gli venga garantito il pane. Forse non solo agli italiani per altro, se pensiamo alle teste ghigliottinate. Resta il fatto che davvero bisognerebbe capire prima di candidarsi alla guida, che non si può pensare di insegnare agli asini a volare, e promettere le ali a tutti è una presa in giro. E come i politici si dimenticano o non sanno la storia, altrettanto fanno gli asini che li votano, dimenticandosi che fino ad oggi, nessun asino è mai riuscito a volare.

