QUALCOSA DI COMPLETAMENTE DIVERSO

lo so, il titolo è fuorviante ed è anche una semicit, (in che senso non conoscete i Monty Phyton?) ma in realtà parliamo dell’ultima fatica di Donato Carrisi. L’educazione delle farfalle.

Non è un giallo, non c’è la sfida a scoprire l’assassino anche se c’è il morto (purtroppo) ma è un romanzo che non ti molla, ti porta nella vita di Sabrina, spregiudicata professionista che incarna l’edonismo più puro, ti fa provare il brivido di essere al top e poi ti porta giù in abissi insondabili.
La vita per lei è il suo lavoro (moltiplicare denaro) tornare al suo appartamento e rilassarsi guardando il mondo dall’alto. Aperitivi cene palestra massaggi e viaggi. Un uomo stabilmente al suo fianco non è contemplato, figli men che meno.
Eppure, per le vie misteriose che prende la vita, succederà qualcosa che cambierà tutto.
A differenza del “solito” Carrisi, il romanzo non ha un finale aperto, la storia inizia e finsce, non ci sono elementi paranormali o scientificamente al limite.
È la storia di una donna che impara sulla sua pelle che non c’è modo di preordinarci la vita, che banalmente quando si dice che in una frazione di secondo può cambiare tutto, è inesorabilmente vero.
Quando capita, più spesso di quanto si pensi, puoi tentare in ogni modo di adattare gli eventi alla tua vita, ma inesorabilmente sarà la tua vita ad adattarsi a ciò che succede.
È il romanzo di un cambiameno profondo, della scoperta di se stessi attraverso prove dolorosissime e scoperte dolcissime, di come, in un modo o nell’altro, l’amore in ogni sua forma riesca a trovarci. Sempre. E di come sempre, Donato Carrisi sia in grado di sorprenderci.

ASPETTANDO LA NEVE…

Non di soli gialli si legge (e si scrive), vogliamo mettere sotto l’albero qualche pensiero un po’ speciale? Sì mi poteste obiettare che sempre libri sono, ed è innegabile, ma regalano momenti di relax, sono l’augurio di avere qualche momento per sè e di saperselo godere. Una piccola formalità è un romanzo leggero ma come sempre la Gazzola unisce la leggerezza alla profondità. Profondità di sentimenti, perché poi diciamolo, la maggior parte delle nostre vite si appoggia su quelli. Rachele si trova, partendo appunto da una piccola formalità ad affrontare segreti omissioni e pudori, che non avrebbe mai pensato potessero nascondersi nella sua famiglia e le sveleranno fino in fondo, chi sono i suoi genitori andando oltre quello che vediamo (sì lo facciamo tutti, non neghiamolo).

Sophie Kinsella, lasciata da parte la nostra amata Rebecca, ci regala una donna in cui credo si rispecchino in milioni, letteralmente. Sahsa è in burnout, il lavoro la stressa oltre il sopportabile, in realtà quello che la distrugge è la pessima gestione da parte del suo capo, che però è anche il fratello del fondatore della società, quindi nella teoria, mettersi di traverso può risultare controproducente. Lei però è davvero arrivata a un punto in cui non ce la fa più, niente vita sociale niente flirt, di una relazione non ne parliamo proprio e perfino il sesso le sembra un’inutile fatica. La fuga dalla scrivania è rocambolesca abbastanza da dare subito una sterzata buffa e divertente, che manterrà per tutto il romanzo. Anche la Kinsella è meno superficiale di quanto possa immaginare chi non l’ha letta. Dietro le disavventure che le capitano nell’albergo dove spera di ritrovare la serenità dell’infanzia – e fidatevi che basterebbero le descrizioni dell’hotel e del personale per tenere in piedi il libro – c’è una denuncia forte di come il lavoro sia spesso un problema e di come, anche quando l’unica frase che sale alle labbra è Sono esaurita, è possibile riprendersi quello che l’esaurimento la stanchezza lo stress, non ci fanno più vedere, ma intono a noi continua a esistere. Due romanzi che davvero regalano ore di spensieratezza e una speranza, quasi una certezza, anche quando sembra di no, una soluzione c’è.

UNA COSA DA NASCONDERE

Il romanzo precedente è uscito nel 2017, potete immaginare la voglia di metterci sopra le mani e divorarselo, finalmente arriva il momento e mannaggia la pupazza a pagina 50 meditavo il lancio dalla finestra, a pagina 98 o giù di lì, ero certa che lo avrei lanciato. Due cosi indescrivibili (sì sì ho deciso di non usare il turpiloquio ma avete capito di che cosi parlo).  Una Londra che di solito non trovo nei libri, e già un po’ mi son sentita spiazzata,  dei miei amati non c’è traccia, in compenso ci sono delle descrizioni che farebbero imbestialire i santi. Ovvio che un attimo prima dell’abbandono, suppongo non per caso, sono entrati in scena i nostri e lì ho pensato che volevo proprio vedere come diavolo avrebbe intrecciato le storie. La George è quel che in America si chiamerebbe un fottuto genio. Alla fine il risultato è che ti bevi le rimanenti 400 pagine senza fermarti e alla fine ti esce un’esclamazione che userebbe Rocco Schiavone se qualcuno gli dicesse di aver fatto 6 al superenalotto. Sempre per evitare, inizia per m e finisce per i.

Stabilito che se già amate l’autrice qui la adorerete e se non la conoscete dovete darvi una mossa perché è una lacuna brutta, mi scappa una riflessione su come sia facile fare una cosa sbagliata nel tentativo di farne una giusta. Seguo la George sui social, è una dem molto attiva, a volte rasenta la violenza nelle sue esternazioni contro i repubblicani. Ovviamente è attivissima anche sul fronte razzismo, nel senso che è giustamente contro. Ecco secondo me qui, nel romanzo intendo, cercando (al di là del giallo che è magistrale), di far comprendere, di avvicinare i suoi lettori alla cultura africana, nigeriana nello specifico, cercando di sottolinearne la parte sana, e se leggerete il libro capirete cosa intendo, ottiene l’effetto opposto. Il bene non fa notizia, il bene non ti resta impresso, l’eroe buono lo dai per scontato. In compenso l’orrore di certi atteggiamenti di retaggi culturali che purtroppo resistono a qualunque tentativo di civilizzazione, ti resta impresso a fuoco. Il ritratto dei nigeriani ma in generale dei neri che vivono in Inghilterra (ma potrebbe essere l’America o l’Europa), che esce dalle pagine, è proprio brutto. Gente che non vuole integrarsi, che vede in chiunque non sia nero un nemico, qualcuno da sfruttare ma tenere lontano, i bianchi vanno disprezzati a prescindere e se ti sembrano amici, fingono. Davvero sgradevole nel complesso nonostante alcuni dei protagonisti neri siano assolutamente positivi. Spero e suppongo che abbia un po’ calcato la mano, ma il fatto che spesso, anche in Italia, se muovi qualunque osservazione, che niente ha a che vedere col colore, i neri si “difendono”dandoti del razzista, temo che non sia così distante dalla realtà.

Ferma restando quindi l’ammirazione per la scrittrice, che ripeto e ribadisco è grandiosa, mi resta la perplessità sul resto, su come nessuno dell’enorme staff di collaboratori, si sia posto il problema che  chi ha nell’animo anche solo una briciola di razzismo, leggendo questa storia si sentirà legittimato a sentirsi superiore, avallato nel suo considerarsi migliore e questo devo dire, mi dispiace assai.

Consigli per le strenne da consegnare alle renne

Come per tutti il 2020 è stato particolare anche per coleichelegge, la concentrazione è stata spesso latitante, ma il Natale a quanto pare se ne frega dei colori dei negozi aperti – chiusi – metà e metà. Se ne sbatte allegramente delle difficoltà di movimento e fra qualche giorno arriverà, puntuale come sempre. Allora qui di seguito, compatibilmente con le nuove impostazioni del blog ( che ancora non mi sono del tutto chiare), vi lascio qualche consiglio per un pensiero da portare o inviare. Consigli libreschi naturalmente. Di qualcuno vi ho già parlato di altri no, ma siccome so che vi fidate (o almeno ci conto se passate di qua), procedo. Ah non sono tutte novità eh, perché un buon libro, il libro giusto, arriva nelle mani del lettore esattamente nel momento in cui deve arrivare. Domani altri consigli

Per chi ama sorridere anche se legge un giallo e non diventa matto per le cose sanguinose mi pare perfetto Come la grandine – Gino Vignali è il quarto che racconta i casi strani che accadono a Rimini, non quella delle feste d’estate, ma quella d’autunno è inverno, quando gli stereotipi si frantumano nella nebbia e nella neve. (Solferino)

Un classicone di fine anno per chi lo ama già da tempo e per chi (ma esiste?) non lo conosce Io sono l’abisso – Donato Carrisi un romanzo decisamente diverso dai soliti, meno pauroso ma in perfetto stile Carrisi, sembra tutto chiarissimo e invece…Invece poi quando arrivi alla fine, ti cambia tutta la prospettiva e ti resta dentro quel pensiero che ogni tanto riemerge facendoti correre un brivido lungo la schiena. (Longanesi)

Per la zia che non si rassegna alle cose che cambiano, per chi ama il passato che tiene il passo col presente, cercate Tra bandiere rosse e acquasantiere – Orietta Berti una sorprendente autobiografia di una donna che dal decenni è amata per la sua voce e la sua aria tenera e un po’ vaga, che invece si rivela una potente manager di sé stessa, capace di veleggiare fra le contraddizioni della vita senza perdere mai un briciolo di lucidità. (Rizzoli)

Per l’amica che ama la leggerezza senza stupidità, per chi vuole la prova che le coincidenze non esistono, le storie d’amore che assomigliano molto più alla realtà che a quelle dei romanzi Via della magnolie – Stefania Bertola un romanzo che ti porta via per qualche ora regalando relax e buonumore. (Einaudi)