di CHICCA MARALFA

Seconda prova per Chicca Maralfa, dopo l’esordio con una black commedy, ha deciso di cimentarsi con un giallo che scivola nel noir. Uno streamer, politicamente scorretto fino all’eccesso, uno che si è scelto un nom de plum in omaggio al cavaliere solitario, uno che sembra un buzzurro fortunato, si rivela essere invece un personaggio del tutto diverso da quello che appare. Si è fatto volontariamente e consapevolmente bersaglio di heater attivisti no vax e tutta quella fauna che popola il web. Peccato che per scoprire la vera essenza di Willer, il mondo dovrà aspettare che muoia, più precisamente che venga ucciso. La Maralfa scrive sicuramente bene, attenta a che la trama non abbia buchi o incongruenze, brava nel descrivere (e essersi inventata) dei personaggi davvero forti, con personalità che risultano addirittura disturbanti che vivono in quel sottobosco che tutti frequentiamo e crediamo di conoscere, ma che in realtà è perfetto per chi vive ai margini, che permette di nascondersi dietro nickname e falsi profili, che permette di dare sfogo a tutte le frustrazioni e le perversioni che non si possono mostrare al mondo. Un bel giallo in conclusione, però forse c’è qualcosa da rivedere, il giallo è una sfida che l’autore lancia al lettore, l’investigatore (che sia poliziotto carabiniere detective giornalista o qualunque altra figura) deve avere una sua peculiarità, il lampo di genio che a un certo punto della storia gli fa trovare il pezzo del puzzle che nessuno aveva visto, fin qui non ci piove, ma la sfida, che non potrà mai essere ad armi pari, deve essere quantomeno leale e in questo libro non lo è. Benissimo il colpo di scena finale, del tutto inaspettato e insospettabile, però personalmente, mi sono chiesta come io lettrice avrei potuto giocare la partita non avendo a disposizione il benché minimo indizio.
Non si legga questo appunto come una critica, il romanzo resta ottimo, scritto bene e con tutto quello che serve, mi è anche piaciuto e lo consiglio, ma non ai giallisti appassionati che amano cimentarsi nella caccia all’assassino, per tutti gli altri, un’ottima lettura.
Editore: Les Flâneurs Edizioni
Collana: Maigret
Anno edizione: 2021
In commercio dal: 19 febbraio 2021
Pagine: Brossura
EAN: 9788831314787








“La morte della vecchia però esclude che l’assassino sia lei stessa, non è più fra i sospettati”… “la sua morte non la scagiona nemmeno dall’essere l’assassina di sé stessa”. Il dialogo virgolettato è solo uno dei tanti che si svolgono fra i convenuti a casa della signora Maria Carrer, di anni 82 evidentemente deceduta per motivi naturali, che giace nella cassa – che come da titolo ha la particolarità di essere refrigerata e permettere di vedere il volto della defunta – in attesa dell’ultimo saluto nel salotto di casa sua. Il particolare che fra la ventina di presenti in attesa di entrare, ci sia solo un parente lontano, che peraltro la defunta non vedeva da anni, è la cosa meno surreale che Recami si è inventato nel mettere insieme questo quarto volume delle Commedie nere. Un compito non facile quello che si è dato lo scrittore fiorentino, i morti perlopiù ammazzati – e garantisco che non sono pochi – diventano leggeri come palloncini, volano via tranquilli senza lasciare nel lettore la benché minima pena. Ci sta, non per nulla sono commedie, ma il surrealismo delle storie e dei dialoghi, se la gioca alla pari con Whodehouse, con Oscar Wlide e Woody Allen. Credete che stia esagerando? No affatto, 
Un inverno particolarmente freddo, insolito a Napoli, permette a Mina (Gelsomina all’anagrafe), di camuffare ancora più del solito il suo esuberante e imbarazzante – per lei – Problema n° 2. Per chi non avesse letto il precedente – vergogna e 5 minuti in ginocchio sui ceci – l’assistente sociale, che viene da un quartiere bene ma lavora nel consultorio più scalcagnato di Napoli, nei Quartieri con quel che ne consegue, ha un fisico che inspiegabilmente resiste alla forza di gravità e al passare del tempo, nonché una quinta abbondante, il problema n° 2 appunto. Il fascinoso ginecologo che la affianca al consultorio DomenicoChiamamiMimmo, palesemente cotto di lei ma che Mina sappia fidanzatissimo, continua a turbarla, ma la turba molto di più la richiesta di aiuto di una madre che le si rivolge chiedendo aiuto. Nè Mina nè la donna sanno se e cosa sia possibile fare,qualcosa va fatto e Mina non esita a superare il turbamento e coinvolgerlo in qualunque cosa le venga in mente di fare per aiutare questa donna.
A volte tornano, a me per fortuna è tornata la voglia di leggere, dopo un periodo in cui non riuscivo a concentrarmi. Ve lo avevo messo nei consigli stando sulla fiducia di lettori con la L maiuscola, adesso la Tripaldi e i suoi Gli scomparsi – pubblicato da
Riccardino – Sellerio – lo trovate in due versioni, singola oppure con anche la prima versione, cambia solo la lingua (il vigatese inventato da Camilleri che si è evoluto nel corso degli anni). La soluzione che il maestro si è inventato per concludere la serie (pronto da anni), è effettivamente ottima anche se non nuova, ma evidentemente come ha funzionato nel passato, continua ad essere efficace. C’è nel romanzo la freschezza che ultimamente (mi perdonerete ma le opinioni sono personali), aveva un po’ lasciato il posto a una stanchezza – di autore e personaggio – per chi ha amato Montalbano assolutamente imperdibile, e per chi non lo conosce o non lo ama, l’occasione per dargli una chance, magari partendo dall’inizio.
Un Lansdale fuori dalla serie di Hap e Leo, uno di quelli che ti bevi come una bibita fresca sotto l’ombrellone. Anche in Una cadillac rosso fuoco – Einaudi – la scrittura del texano è sempre piacevole e scorrevole, le storie – questa non fa eccezione – sono più o meno leggere più o meno incasinate, non si sa mai dove andrà a parare. Non mancano, sia pure toccati da lontano, i temi cari a Lansdale e una velata denuncia sociale. Come sempre un autore che va letto.
Ultimo ma non meno accattivante romanzo da mettere in valigia o nel reader, è l’esordio di Alessia Tripaldi, Gli scomparsi – Rizzoli – un thriller psicologico che vede protagonista nientepopodimeno che un discendente del discusso Lombroso. Il focus si capisce che indirizza alle scomparse dei minori, a volte ritrovati a volte per sempre, partendo dal ritrovamento di un ragazzino e di un cadavere che lui indica come il padre. Ottimo lavoro e ottimo thriller.
Che alla fine chi segue il blog potrebbe anche dire: “ma possibile che non ti capiti mai una ciofeca in mano?” Capita capita, però faccio recensioni ormai da più di dieci anni, ho imparato a scindere quello che è il mio gusto personale da quello che un libro racconta, e se ci avete fatto caso, qualche volta mi è capitato di sconsigliare anziché consigliare.