Il delitto ha le gambe corte

Niente, un libro lo devi leggere quando ti chiama, l’altra sera, in cerca di capire cosa avevo voglia di leggere (problema non da poco dopo essere uscita da Dard, ma poi ve ne parlo), ho preso in mano Frascella, Il delitto ha le gambe corte, ho fatto mente locale e il primo (con protagonista Contrera) mi era piaciuto, senza esaltarmi ma mi aveva soddisfatta, quindi perchè no mi sono detta, magari è il momento giusto. Lo era. Mi viene in mene una canzone di Rouge che diceva “parte piano il nuovo swing” e parte piano anche Frascella, ma si insinua, pensi di poterlo mettere giù e poi riprendere la sera dopo e quindi no, lo metti giù guardi un po’ i social e tàcchete, vedi il Kobo che ti fa l’occhiolino e ti tocca andare avanti. Stavolta Contrera si incasina prima con un cinese scappato da casa, poi con una gnocca paura che levati, ma che potrebbe essergli figlia e quindi ciccia, per tacer degli incasinamenti con l’ex moglie la figlia il cognato e chi più ne ha più ne metta. Frascella sta crescendo (almeno per quanto riguarda il genere noir), in questo Contrera – che è il nome del protagonista per chi non lo sapesse – c’è molto di più a livello di approfondimento dei caratteri, c’è il passato con cui forse è possibile fare pace, bè magari non proprio con tutto eh. Insomma, chi lo ha già incontrato se lo godrà molto, chi cerca qualcosa di nuovo, soprattutto se ama i seriali, non si pentirà di aver seguito il mio consiglio. Fra l’altro cosa che non riesce a tutti, “riassume” quanto accaduto nel precedente romanzo inserendolo nei dialoghi (anche quelli fra sè e sè), che in un noir sono fondamentali. Affronta anche temi pesanti, specialmente in questo periodo, con una certa obiettività, alleggerendoli molto senza togliere importanza. Bravo Fracella, aspettiamo il prossimo per conferma.

Avete un’anima? Occhio a Il ladro di anime – è tornato

Chi sia Sebastian Fitzek mi pare pleonastico stare a scriverlo, vi ricordo solo qualche titolo, “Il cacciatore di occhi” “Il gioco degli occhi” “il sonnambulo”. Dopo 11 anni dalla sua pubblicazione, Einaudi ripropone Il ladro di anime, un thriller che ti tiene letteralmente inchiodato, un’indagine a posteriori che prevede di trovare la soluzione in base a quanto riportato in una cartella clinica, letta e studiata da due studenti che accettano “l’esperimento”. Una serie di indovinelli che potrebbero portare il lettore alla soluzione, potrebbero se Fitzek ti lasciasse la lucidità per farlo. Invece ti trascina nella follia distruttiva di una mente malata e non ti lascia scampo. Fare una classifica del più terrificante dei suoi romanzi è davvero difficile, ma per chi ama il genere, e l’ottima scrittura, sono tutti imperdibili. Dai che l’estate è lunga e tempo per leggere ce n’è, tanto vale farlo procurandosi ottimi romanzi no?

Nero a Milano (nonostante tutto questo sole)

Marco Tanzi e Luca Betti ve li ricordate no? Uno ha fatto un casino della sua vita, l’ha buttata nel cesso più vicino e poi faticosamente l’ha ricostruita, l’altro l’ha vista finire nello stesso cesso senza buttarcela lui e la risalita è ancora in corso. Marco, il bello e dannato, adesso fa l’investigatore privato, grazie alle conoscenze rimastegli da quando era un poliziotto e a quelle arrivate nella sua vita da barbone, lo fa anche con un certo successo. Luca, boh, vaga nella vita cercando di fare quello che ritiene giusto, ce la mette tutta per fare le cose nel modo migliore. Sul lavoro con l’ex moglie con la figlia, non è facile, gli pesa e glielo fanno pesare ma va avanti (anche se a volte…). In Nero a Milano si intrecciano i casi seguiti da Tanzi (una brutta brutta storia) e Betti (un po’ meno brutta ma tosta comunque) con la regia di un Romano De Marco in piena forma. L’ho già scritto molte volte, tenere il ritmo e riuscire a scrivere dei seriali che non siano la fotocopia di sè stessi è difficile ma De Marco lo fa apparentemente senza fatica. La trama, anzi le trame sono perfettamente costruite, la scrittura è veloce ed essenziale ma mai scarna. Come sempre, chi scrive senza la pretesa di essere Tolstoj, ma con competenza e fantasia, produce ottimi libri. Non fatevelo mancare in queste sere calde o nel we, garantisco che non ve ne pentirete.

Vai amico mio e porta con te il mio cuore (faccio mie le parole di de Giovanni)

Non mi pare giusto dire niente su questo ultimo capitolo, comunque sarebbe una mancanza di rispetto per chi lo leggerà magari fra qualche giorno o magari fra qualche mese, poi non è mai una buona idea scrivere qualcosa quando hai il cuore pieno di emozioni, posso solo garantirvi che quelle non mancano. Solo una cosa mi sento di dire, grazie Maurizio per averci regalato questo amico, per aver diviso con noi un po’ di quel cuore grande da cui è nato il barone.

E così è arrivato il momento di salutarci, non è un addio, è un abbraccio forte che dice “speriamo di rivederci”, che le nostre strade, o meglio la tua caro barone, ti riporti ad incrociare la mia, la nostra (perchè siamo in tanti sai). Insieme a te speriamo di incontrare ancora i tuoi compagni di viaggio, magari non tutti perchè si sa che la vita fa un po’ quel che vuole, ma ci speriamo. Ci piace l’idea di ritrovarti, magari con qualche pena in meno e con qualcosa in più in quel tuo cuore grande. Abbiamo fatto tanta strada insieme, fianco a fianco, abbiamo patito e gioito con te Enrica Maione Modo Bianca, abbiamo trepidato e adesso ti guardiamo andare verso il tuo destino, ricordandoti che con il pianto entriamo in questa vita, ma poi qualcosa o qualcuno per cui sorridere lo troviamo sul cammino.

Seconda prova per Micol Medici – Marilù Oliva ci porta nell’abisso

Musica sull’abisso, l’abisso in cui sono caduti almeno nove ex studenti della stessa classe del liceo Cicerone, un abisso di disperazione di perversione e infine di morte, un abisso in cui non si cade da soli. L’ispettore Medici, sempre alle prese con una madre leggermente invadente che nel frattempo ha aperto a Bologna un negozio con la Circassa (ve la ricordate l’erborista un po’ strega de Le spose sepolte?), viene incaricata dell’indagine su un suicidio sospetto, che in effetti si rivelerà essere ben altro e porterà a rivedere casi ormai dati per insoluti suicidi o scomparse volontarie. Una storia nera piena di colpi di scena, in cui la Oliva, sullo sfondo di una Bologna insolitamente cupa, ci trascina dietro all’ispettrice (che mi dicono non esistere come qualifica ma a me suona meglio) Medici, che con il supporto dei suoi sogni “rivelatori” e di un intuito investigativo notevole, tirerà fuori dall’abisso vivi e morti. Come sempre la trama è veicolo di argomenti che sappiamo stare a cuore all’autrice (come dovrebbe essere per tutti), che ne parla inserendoli coerentemente nel racconto. Bella la “rivincita” del tutto personale che in qualche modo si prende Micol nei confronti del suo sottoposto, il sovrintendente Iacobacci, che nonostante i gradi la ignora in quanto femmina (oltre che in quanto paraculato), bella la storia d’amore che le ridà fiducia negli uomini, dopo la delusione del precedente rapporto e decisamente molto buono il colpo di scena finale. Personalmente mi manca un po’
quella sottile cattiveria divertente de Le sultane, ma rimane una bella prova di Marilù che consiglio di non perdere. Ah fra le altre cose c’è una playlist di autrici non troppo note ma che valgono la pena di un ascolto.

Sono in ferie e leggo – Non fateci l’abitudine e intanto godetevi una Sardegna a tutto tondo

L’isola delle anime ho cominciato idealmente a leggerlo quando Piergiorgio ha iniziato a pubblicare le immagini della carazza ’e boe – una delle maschere che più riescono a suggestionare e a trasportarti immediatamente in quel posto che banalmente definiamo sempre un po’ magico. Dico banalmente perchè la Sardegna, magica lo è davvero. Andando oltre i clichè dei posti da ricchi sulla costa (che comunque un’acqua così la trovi ai Caraibi e alla Maldive), oltre il folklore che conoscono un po’ tutti, è forse il posto in Italia dove è possibile davvero trovare la nostra anima più primitiva. Pulixi che in Sardegna ci è nato e cresciuto, la conosce a fondo e dopo aver imparato a prendere le distanze da quello che l’amore ti nasconde, ha scritto un romanzo che la racconta a fondo, con tutto il suo bello e il suo “brutto”. Lo fa mettendosi nei panni (perchè non finirò mai di ripeterlo, pochi uomini riescono a entrare nella mente delle donne come lui), di due poliziotte, una sarda e una milanese. Un doppio sguardo, interno ed esterno, su riti antichissimi che resistono e anche ai giorni nostri possono sfociare in veri e propri reati. Il racconto di qualcosa che va ben al di là delle tradizioni, un immersione in sè stessi attraverso il confronto con quello che è molto più che difficile da capire, con l’intrecciarsi di vita e morte che nel cuore della Sardegna è ancora vivo e non mediato, quell’accettazione della natura che prescinde da quanto la religione ha edulcorato, che prevede di sottostare a quanto la “divinità” richiede per permettere la vita. Ci racconta tutto questo con un romanzo che viaggia su due binari, una prima parte che introduce e accompagna, novello Virgilio, il lettore nei meandri più profondi e sconosciuti in una terra chiusa, quasi inesplorata, selvatica e abitata da gente altrettanto inesplorata e selvaggia. Poi un giallo che da cold case diventa attualissimo, intrigante e perfetto nel suo svolgimento e dolorosamente bello nella descrizione delle due poliziotte protagoniste. Vi consiglio anche di leggere, prima o dopo il libro è indifferente, la bella (e non perchè è mia amica), intervista di Cristina Aicardi per MilanoNera

Da Mosca all’Alto Adige o viceversa

Ancora un consiglio doppio, perchè siamo onesti, chi ama leggere ama anche variare genere trovare cose nuove e soprattutto avere tanti libri.
Il primo consiglio è un romanzo strano, la recensione la trovate su Mangialibri, se comunque avete letto e amato Bulgakov Gogol e arrivo ad accostargli anche Kafka perchè sono una donna esagerata, non fatevi scappare Il violista di Orlov. Una storia che va oltre il fantasy arriverei a definirlo onirico e visionario, la vita di un uomo con qualcosa in più (è per metà figlio di un demone) che però usa i poteri in modo del tutto diverso da come ci si aspetterebbe. A me è piaciuto davvero tanto, l’unica avvertenza è di non fissarvi sui nomi dei millemila personaggi che circondano Danilov, fra nomi cognomi patronimici soprannomi, potreste perdervi (a me fino ad un certo punto è successo).

Col secondo suggerimento torniamo in Italia, grave lacuna della sottoscritta che si era persa Luca D’Andrea, ho rimediato leggendo Il respiro del sangue, ottimo giallo con un protagonista, Tony Carcano, che ha una storia mediamente triste ma niente di troppo drammatico, che gli ha dato la spinta per diventare uno scrittore, che essendo cresciuto in quartiere difficile di Bolzano (avreste detto che anche lì ce n’è uno?), si è fatto crescere le palle ma senza bisogno di esporle, ha fatto maturare il suo senso dell’umorismo senza farlo diventare troppo invadente e dulcis in fundo, gira con un san bernardo da 110 kg. Racconta D’Andera di strane cose, di quella “magia” che spesso si trova in montagna, a cui troppo spesso si ispira la gente per fare delle realissime cose brutte.

Un po’ di relax, quando ci vuole ci vuole

Non so voi, ma dopo tanti anni di costante attaccamento, ultimamente i romanzi col nostro amato Montalbano, non li ho trovati così coinvolgenti. Forse troppa attualità, troppa politica, troppa amarezza dell’autore che si è trasferita sulle pagine. Ho preso Il cuoco dell’Alcyon per abitudine, perchè comunque quando ami un personaggio ci speri e alle volte vedi che la fiducia è ben riposta? Poco importa che in realtà sia un romanzo vecchio di una decina d’anni credo (comunque c’è scritto che qui non si inventa niente), una sceneggiatura che poi non ha visto la luce e che Camilleri ha leggermente risistemato. Scoppiettante, frizzante divertente e vagamente sopra le righe, ma ottimo. Il povero Salvo viene coinvolto addirittura in un’operazione dell’FBI, ma anche mandato in ferie coatte costretto a tingersi i capelli e a cambiare la forma dei baffi. Il commissariato affidato ad un nuovo commissario. Mimì Fazio e Catarella spostati, un delirio, ma uno di quei deliri che ti godi dalla prima all’ultima pagina. Ovviamente pubblicato da Sellerio

Sempre per divertirvi (in modo particolare se siete donne oltre i quaranta e single),prima o dopo Camilleri, leggete Volevo essere una vedova, La Moscardelli, dopo averci raccontato perchè voleva essere una gatta morta e poi andare a letto presto. Dopo averci deliziato con Teresa Papavero in quel di Stangolagalli, ci dice come lei (o almeno il suo alterego di carta), abbia trovato il modo di mettere a tacere quelle mezze frasi, quelle occhiate un po’ così che ti classificano fra le sfigate che nessuno si è preso, senza pensare che forse le sfigate sono quelle che vorrebbero tanto essere vedove perchè un marito ce lo hanno per davvero. Autoironica spietata e soprattutto senza ipocrisia, è una specie di pocket coffee di cui riassaporare il gusto quando (raramente ma capita), ci si sente giù o sole. Il ritorno del sorriso è garantito. In libreria per Einaudi

Orlov

Week End sulla spiaggia? I consigli di lettura di Coleichelegge

Bene, il caldo è arrivato e si cominciano in fine settimana in giro, ma io che conosco i miei polli, so che senza un libro (o il reader), non andate da nessuna parte, quindi cominciamo con qualche consiglio. Tutta roba buona buona e per tutti i gusti
Per questo ci vuole più di un fine settimana, son 664 pagine, ma state sulla fiducia.
Otto ragazze e qualche ragazzo, compreso Chris Harper, trovato col cranio fracassato nel giardino, tutti distribuiti fra il St Kilda (la scuola femminile) e il St Colm (quella maschile), collegi privati prestigiosi e contigui. Anche se le indagini al momento dell’omicidio non hanno portato a niente, la foto di Chris con scritto “io so chi è stato”, trovata da una delle ragazze sulla bacheca del Posto segreto, a distanza di mesi e portata al detective Moran, conferma che lì va cercato il colpevole.
Ve le ricordate le amicizie di scuola e dei cortili? Apparentemente indissolubili – che non lo sono lo scopriamo poi da grandi – quando le vivi sono tutto. La famiglia che ti scegli, incastri perfetti di equilibri fra caratteri diversi e complementari che diventano un unico organismo e come tale reagiscono a qualunque tipo di “aggressione” esterna. Individuato il pericolo, esterno o interno che sia, gli anticorpi attaccano per difendere lo status quo. La French, per mezzo della detective Conway e il detective Moran, indaga ogni cellula di quell’organismo, la difficoltà sta nel fatto che ognuna di loro, cambia forma e diventa altro da sè a seconda di quello che suppone essere necessario a preservare il gruppo. Un’indagine psicologica da leccarsi i baffi, un tuffo nel mondo degli adolescenti che definire agghiacciante è poco.

Una Ninfa dormiente per Ilaria Tuti

Le montagne e le foreste della val Resia sono il palcoscenico su cui si muove Teresa Battaglia, il commissario dai capelli rossi insieme alla sua squadra di fidatissimi, no non le è migliorato il carattere, è sempre la stessa, anzi, con l’avanzare (forse) della malattia, è anche peggiorato. Sta mettendo in campo ogni possibile strategia per combattere quello contro cui non può vincere, può solo aspettare e sperare che ci sia un errore, di essere più forte. La terrorizza l’idea di perdere il controllo di non avere più quella lucidità, quel sesto senso che le ha sempre fatto vedere un po’ oltre, immaginare la cosa giusta, come se fosse in grado di percepire gli stati d’animo, le verità nascoste. Ha anche paura per i suoi ragazzi, per Massimo in particolare, che ha un demone da combattere e in qualche modo ha bisogno di lei. La Tuti oltre che nella meraviglia della natura ci porta nella Storia, lo fa con grazia, con delicatezza, perchè la Storia è fatta dalla storie degli esseri umani e dai loro sentimenti. Qui c’è in ballo un omicidio vecchio di settant’anni e un dipinto, Ninfa dormiente, per cui è stato usato il sangue di quella vittima. Allora, premesso che la trama è buona, molto buona, ho purtroppo un appunto da fare. Il problema che affligge la commissaria è trattato in maniera (sempre e solo a mio parere), troppo fantasiosa. Chi abbia avuto a che fare col problema lo sa e ahimè sta diventando un male talmente comune che sono più le persone che lo conoscono di quelle che non ne sanno nulla. Non ho il minimo dubbio però, che i lettori normali e appassionati ma non paranoici come me, troveranno questo secondo romanzo bello e coinvolgente, molto coinvolgente. Aggettivi che del resto, tolto il particolare che dicevo prima, uso anch’io senza tema di smentita.