
Quante volte ripensiamo ai nostri cari, agli amici o perché no a personaggi famosi che non ci sono più? In mille modi diversi credo che tutti ci immaginiamo che in qualche modo continuino ad esistere. Anche gli atei credo hanno bisogno di pensare che la vita non sia fine a se stessa, che ci sia un qualche tipo di dopo. E se per tutta la vita hai fatto un mestiere che ti ha portato a conoscere e spesso a diventare amico, di personaggi che in qualche modo sono entrati nella Storia, se sei a tua volta un personaggio pubblico che con le parole scritte ci hai vissuto, è abbastanza probabile che un editore ti chieda di scriverci un libro. Ecco che dopo essersi cimentato con una trilogia (che diventerà quadrilogia – La squadra dei sogni- ) per ragazzi (dai 9 ai 99 anni), Marino Bartoletti, dopo essere stato direttore di testate giornalistiche, autore televisivo e dio sa quanto altro, appassionato e soprattutto conoscitore – per davvero – di sport e musica ma anche di Storia, ha immaginato un Luogo.
Assomiglia al paradiso il Luogo, c’è un Grande Vecchio Titolare e angeli di vario ordine e grado, regole ben precise da seguire e un sacco di gente. Dal 1988 c’è anche un altro Grande Vecchio, così lo chiamavano sulla terra, nella sua ma non solo. Un uomo non facile, avvolto anche se vogliamo da un alone di mistero e di si dice. Un uomo che come sotto il cielo d’Irlanda ha conosciuto e viaggiato, ma soprattutto fatto viaggiare, zingari e re. Accanto a lui, quello che da vivi è stato il suo angelo custode, pronto ad accogliere ogni richiesta e quasi sempre esaudirla. Al G.V. viene un’idea, non si sa bene neanche se sia possibile realizzarla – le regole sono abbastanza oscure oltre che rigide, ma Francangelo, l’assistente, ci prova. Il risultato è una cena con 10 convitati che definire di lusso è poco. Nomi che a noi comuni mortali fanno tremare le vene dei polsi, che hanno segnato le vite di tante generazioni – nomi lascio a voi il piacere di scoprire – ma diciamo che il titolo del libro, La cena degli dei, non si discosta troppo da quello che si racconta. Bartoletti intreccia episodi reali con altri immaginati o quantomeno non confermati, in un Luogo dove tutto è possibile, accosta personaggi che non si sono mai visti ne conosciuti, ma accomunati, e questa è la cosa sorprendente, a loro insaputa, da un fil rouge – letteralmente – che li fa convergere a quella tavola rigorosamente rotonda. Chi segue il baffuto giornalista sui social chi lo ha seguito nella sua lunga carriera e chi ha avuto modo di assistere a qualche evento in cui era ospite o conduttore, riconoscerà senza dubbio lo stile, garbato senza eccessi, senza turpiloquio e i tanti sentimenti che evidentemente ha avuto nei confronti dei personaggi di cui narra. Ammirazione affetto accondiscendenza e soprattutto poca edulcorazione. A voler trovare un difetto, ma proprio perché mi piace cercare il famoso pelo nell’uovo, il linguaggio, che peraltro è una sua caratteristica, è ricercato e accurato, pettinato direi. Tolto questo, rilevo anche l’orgogliosa emilio -romagnolità che emerge prepotente, anche nel menù, stante che romagnoli o emiliani sono quasi tutti i protagonisti, oltre all’autore. Ah, questo lo posso dire perché è evidente dalla copertina, il G.V. con tutte le sue luci e ombre, successi pubblici e dolori privati, altri non che Enzo Ferrari, di cui ci svela molte delle cose che nascondeva dietro gli immancabili occhiali neri. In libreria dal 3 dicembre lo si può preordinare a questo link www.galluccieditore.com/1530








“La morte della vecchia però esclude che l’assassino sia lei stessa, non è più fra i sospettati”… “la sua morte non la scagiona nemmeno dall’essere l’assassina di sé stessa”. Il dialogo virgolettato è solo uno dei tanti che si svolgono fra i convenuti a casa della signora Maria Carrer, di anni 82 evidentemente deceduta per motivi naturali, che giace nella cassa – che come da titolo ha la particolarità di essere refrigerata e permettere di vedere il volto della defunta – in attesa dell’ultimo saluto nel salotto di casa sua. Il particolare che fra la ventina di presenti in attesa di entrare, ci sia solo un parente lontano, che peraltro la defunta non vedeva da anni, è la cosa meno surreale che Recami si è inventato nel mettere insieme questo quarto volume delle Commedie nere. Un compito non facile quello che si è dato lo scrittore fiorentino, i morti perlopiù ammazzati – e garantisco che non sono pochi – diventano leggeri come palloncini, volano via tranquilli senza lasciare nel lettore la benché minima pena. Ci sta, non per nulla sono commedie, ma il surrealismo delle storie e dei dialoghi, se la gioca alla pari con Whodehouse, con Oscar Wlide e Woody Allen. Credete che stia esagerando? No affatto, 
Un inverno particolarmente freddo, insolito a Napoli, permette a Mina (Gelsomina all’anagrafe), di camuffare ancora più del solito il suo esuberante e imbarazzante – per lei – Problema n° 2. Per chi non avesse letto il precedente – vergogna e 5 minuti in ginocchio sui ceci – l’assistente sociale, che viene da un quartiere bene ma lavora nel consultorio più scalcagnato di Napoli, nei Quartieri con quel che ne consegue, ha un fisico che inspiegabilmente resiste alla forza di gravità e al passare del tempo, nonché una quinta abbondante, il problema n° 2 appunto. Il fascinoso ginecologo che la affianca al consultorio DomenicoChiamamiMimmo, palesemente cotto di lei ma che Mina sappia fidanzatissimo, continua a turbarla, ma la turba molto di più la richiesta di aiuto di una madre che le si rivolge chiedendo aiuto. Nè Mina nè la donna sanno se e cosa sia possibile fare,qualcosa va fatto e Mina non esita a superare il turbamento e coinvolgerlo in qualunque cosa le venga in mente di fare per aiutare questa donna.