Era un po’ che non mettevo 5 stelle piene a un libro, e ne avessi avute altre a disposizione gliele avrei date. Fa un male becco sto libro, alla vista (perchè son più di 700 pagine che non riesci a mollare) e al cuore, perchè i protagonisti sono dei bambini, ragazzini che vivono qualcosa di mostruosamente più grande di loro. Degli incubi che nessuno dovrebbe provare mai. Il Re con la consueta e indiscussa capacità, ci porta dentro la testa dei suddetti ragazzini e anche di chi quegli incubi li provoca. Un altro romanzo senza uomo nero, senza che qualcosa di soprannaturale diventi il nemico, ma con una costante ricorrente (eh? No mi spiace ma pleonastica non so cosa vuol dire), l’essere affascinato dalla mente umana e dalle sue possibilità. Pensiamo a Carrie a La zona morta ma anche La metà oscura. Insomma non avendo l’uso di raccontare le trame, posso dirvi che vi innamorerete di Luke di Avery di Tim dello sceriffo e di tanti altri, finirete per fare il tifo, per incazzarvi di brutto e forse anche per versare una lacrima. Lunghino è lunghino eh, oltre 700 pagine come vi dicevo, l’unica difficoltà è che poco prima della metà prende una rincorsa che chiudere il libro o spegnere il reader, diventa davvero difficoltoso. Ho letto che molti appassionati kinghiani lo hanno apprezzato così così, quindi vi do un consiglio spassionato e gratis (che non è mai una cosa brutta). Quando leggete un libro, qualsiasi libro, non andate in cerca di qualcosa che l’autore non ci ha messo, non aspettatevi che vi venga detto tutto, spesso, il bello di un libro è proprio che potrebbe toccarve delle corde che non avevate preso in considerazione.
Categoria: Antidoti
Il gioco di Louise
Alzi la mano chi non ha mai sbirciato o è diventato follower di qualche vips (anche se temo sia più corretto influencer). Feste abiti da migliaia di dollari o euro, champagne, la cocaina è solo un plus, niente a che vedere con i tossici, almeno in apparenza. Luccicano nel buio, quello delle notti metropolitane, in questo caso di New York, lontane anni luce dalle notti di chi al mattino deve abbandonare il letto e con qualsiasi tempo affrontare metropolitane bus e ore di sonno perdute per andare al lavoro. (AL lavoro vi prego, anche se siete nati sotto il Po, abbiate il coraggio di chiedere a chi la grammatica se la ricorda, o al limite allenatevi a sentire la cacofonia di certe frasi. Scusate ma sta cosa mi manda ai matti). Ok eravamo alle notti folli che Lavinia, posta continuamente sui social. Louise le sogna da tempo, da quando viveva ancora in provincia e ha giurato a sè stessa che una volta a New York, in qualche modo ne avrebbe fatto parte. Forse l’incontro con Lavinia, del tutto casuale, o meglio non sapendo chi fosse, potrebbe essere la chiave che apre quella porta. Nel giro di poche ore da quando si conoscono, Louise viene letteralmente ingurgitata dalla ragazza, che la elegge amica del cuore, prestandole vestiti, trucchi, gli amici le feste, pagando tutto pur di non essere lasciata mai da sola. il gioco di Louise è diventare come uno di quei parassiti che vivono attaccati ad altri animali, per i quali sono di vitale importanza, ma che da un attimo all’altro potrebbero schiacciarli senza nemmeno accorgersene. Onestamente per essere un esordio va riconosciuto alla Burton che ha saputo tenere la tensione costante, qualche lungaggine a prima vista, nelle descrizioni dei party delle trasgressioni e perversioni, che nel bilancio finale, si rivelano invece, se non indispensabili, molto più che funzionali al tratteggio dei personaggi. Un noir essenziale (inteso come nella sua essenza profonda), con i protagonisti che volano come falene attorno a una lampada, diventando alternativamente vittime e carnefici.
La squadra dei sogni
Dai non è che posso leggere sempre e solo gialli, anzi ad essere pignola, non è che posso sempre e solo parlarvi di gialli, quindi stavolta vi parlo di un librino delizioso e lo faccio ponendovi delle domande. Amate qualche sport? Uno qualsiasi, vale il principio. Avete figli o nipoti in zona elementari medie? Vi piace pensare che sarebbe bello potersi preoccupare solo di farne degli adulti consapevoli e quindi capaci di essere felici? Se avete risposto sì anche a una sola delle domande, prendetevi qualche ora e immergetevi nella storia che ha scritto Marino Bartoletti, eh lo so, quell’uomo lì fa la qualsiasi, giornalista opinionista musicologo e adesso scrittore. Ma siccome so che vi fidate di me, leggete La squadra dei sogni (che poi adesso mentre scrivo, mi rendo conto che il titolo potrebbe avere più interpretazioni). Una favola senza principi e principesse, dove i draghi sono solo accennati ma si intuiscono bene, gli incantesimi e i malefici sono in realtà le cose di tutti giorni, quelle che viviamo più o meno tutti. Non finisce con “vissero tutti felici e contenti”, perchè nella realtà non succede quasi mai, ma arriva forte e chiaro il messaggio che intorno a noi, c’è ancora un mondo che aspetta di essere riempito con dei sorrisi sinceri, qualche lacrima (capita) e un po’ di buonsenso. Ah, la recensione vera la troverete come sempre su Mangialibri 😉 ma non so quando.
Radeschi e il suo Giallone Alle porte della notte
Escludendo un titolo che ho letto l’altro ieri in cronaca, era da un pezzo che non c’erano rapine così eclatanti in città, nel cuore del quadrilatero. Parte tranquilla, oddio per quanto una rapina possa essere tranquilla, ma insomma, i commessi della gioielleria stanno collaborando e tutto va secondo i piani. Se non fosse che il proprietario, uno di quelli che più abitudinari non si può, mentre rientra dalla pausa caffè, nota qualcosa di strano dalla vetrina.L’attivazione dell’allarme e le sirene in arrivo, fanno sì che tutto si complichi e la rapina diventa una strage, automobilisti coinvolti, feriti morti. Insomma un disastro. Nel frattempo…
Il nostro Radeschi sta facendo uno “scambio” insieme al Danese (e se non vi ricordate chi è è solo perchè non avete letto i precedenti, vergogna). Uno scambio (non ho messo le virgolette a caso), che provocherà in lui una serie di pensieri che implicherebbero dei cambiamenti sostanziali nella sua vita, pensieri da alternare alla solita attività di hacker a supporto della polizia. Nel frattempo ricomincia anche a fare il boss della sua creatura, MilanoNera, lascia la casa alla cugina ninfomane e come sempre, gliene capitano di tutti i colori.
Roversi non delude, la scrittura è sempre piacevole, non troppo ricercata ma pulita, senza voli pindarici. A mio parere una certezza quando hai voglia di leggere un thriller che alterna momenti tosti con l’indagine vera e propria, quando hai voglia di un romanzo in cui ti accomodi e l’autore ti porta in giro fino alla meta, facendoti rilassare divertire e star bene. Non manca nemmeno una piccola parte di riflessione, su come ci si possa ingannare sulla gente, sugli amici su tutto, se ci si ferma solo all’apparenza, ma senza fare la morale a nessuno. Ancora una volta, bravo Roversi
E finalmente torna Settembre (portandoci 12 rose)
Avete letto tutte le raccolte di Sellerio? Se sì (a meno che non siate fra quei disgraziati che saltano i racconti), avete già incontrato la dottoressa Settembre. Quarantaduenne assistente sociale nel centro storico di Napoli. Fra l’altro ex moglie di Claudio (lo ha lasciato lei per la cronaca) che di lavoro fa il magistrato, per cui, oggi per un motivo, domani per un altro, si incontrano spesso e se non c’è necessità reale, uno dei due la crea. La Nostra Mina, che all’anagrafe fa Gelsomina, è tornata dopo la separazione, a vivere con mamma Concetta. Ecco, perdonatemi ma io due o tre parole su questa donna le devo spendere. Credo che si posa definire una sorta di monito di Dio al mondo: “occhio che l’inferno esiste”. Un martello pneumatico in sedia a rotelle, preposta ad umiliare la figlia, che non dimentichiamolo ha commesso due errori, ha sposato il magistrato, che non è ricco, e poi si è anche separata. Il Concetta life style, prevede infatti che una donna non lavori e sposi un ricco che la mantenga. Mi taccio su come tratta le badanti, che secondo lei fanno quel lavoro solo perchè la Merlin ha chiuso le case a suo tempo. Ovviamente quel geniaccio di deGio ne ha fatto un personaggio diabolicamente divertente. Oltre alla mamma, Mina ha anche un problema fisico, piuttosto grosso, però non ve ne parlo, perchè se non l’avete ancora conosciuta è giusto che lo scopriate da soli. Sappiate che nel mazzo di rose che ci ha confezionato, l’autore ha messo anche, un ginecologo bello come Robert Redford, al punto che i trans, sostengono di avere la vaginite, un anziano portiere convinto, del tutto immotivatamente, di avere il fascino di Redford, ma che per Mina, o meglio per il suo problema, farebbe follie, le amiche pazzarielle che fra una nuova french manicure e un aperitivo, accettano allegramente di aiutare Settembre nel salvataggio della mamma e della ragazzina, per quanto possa essere pericoloso.
Potrei parlarvi del giallo, che stavolta tocca Mina molto da vicino, oppure del “caso” di cui si deve/vuole occupare come assistente sociale, che proprio privo di rischi non è, potrei raccontarvi delle 12 rose, ma no, non derogo alla regola, vi dico solo ordinatelo andate precipitatevi in libreria (ce lo trovate dal 29). Se poi avete ancora un po’ di magone per i saluti di luglio, Settembre, con un gran bel giallo e molte risate, vi risolleverà il morale, senza se e senza ma. A seguire (non so esattamente quando), la recensione vera su Mangialibri
Non è di maggio
Ho letto un romanzo che forse non vedrà mai la luce, e se così fosse, sarebbe un gran dispiacere, perchè confermerebbe che per l’editoria in Italia, c’è poca poca speranza, che l’apparenza vale sempre più della sostanza, che non è vero che quando si sbaglia basta scusarsi. Sarebbe anche la triste dimostrazione, che se sei nessuno ma ti pompano abbastanza, il mondo piccolo della letteratura, si schiererà dalla tua parte, indipendentemente dal tuo reale valore.
Quello di cui vi accenno è un romanzo che spazia nel tempo e nei luoghi, senza praticamente uscire dai pochi km quadrati che conta Procida.
Un romanzo di amori, finiti e spezzati dal destino o dall’incapacità umana, amori che vanno oltre l’umano, come quello di una madre per un figlio autistico. Amori incomprensibili che sono colla fra due anime perse in altri universi. Amori che si spostano da chi non c’è più a chi c’è ancora e capisce l’importanza di quell’amore senza parole.
Un romanzo di rancori che si trascinano per anni e come un seme o una croce piantata sulla sabbia, resistono e alla fine diventano altro, girano nell’universo attraversando muri che non vediamo, spostandosi nel tempo e nello spazio come dicevo prima, mescolando la magia e la realtà con quello che oggi sappiamo essere la fisica quantistica, cosa di cui ai tempi di Marquez (che per inciso ha “inventato” il realismo magico) non si conosceva. Bambini indaco e autistici con i loro mondi che sono altro da noi, ma non per questo sono meno reali.
Non so se ci siano addetti ai lavori fra i frequentatori di questo blog, non so se qualcuno avrà il coraggio di tirare fuori le palle e decidere di pubblicarlo, il rischio è che un tot di Nomi, non li faccio perchè sono pur sempre una signora, facciano fronte compatto, in nome di qualcosa che serve solo a fare rumore, a ricordare al mondo che esisti e una volta hai scritto una cosa bella, tentando di far dimenticare che poi l’impresa non ti è più riuscita. Se l’autore mi dirà che posso scrivere chi è, lo farò, o può palesarsi tranquillamente, qui o sulla pagina Fb o su tw. Io ve l’ho detto, spero davvero che per una volta il buonsenso abbia la meglio, che un bel romanzo, davvero molto bello, possa essere goduto dai lettori, indipendentemente dalle cazzate che può aver fatto chi l’ha scritto. Chiudo ricordandovi che Cesare Battisti (il delinquente) è pubblicato da Feltrinelli.
Patrizia De Bicke
Pubblicato la prima volta nel 2008, viene riproposto da Tea dopo 11 anni,questo romanzo di Patrizia Debicke Van der Noot. Come in altri Romanzi la Debicke si diverte a fare della Storia, una storia, in questo caso raccontando le vicende di Giovanni de Medici, richiamato a Firenze (che fra l’altro è la città natale dell’autrice) dal Cardinale Federico per aiutarlo nella conduzione del Granducato, dopo la morte di Francesco I. La famiglia de Medici di materiale agli scrittori e agli appassionati, ne ha fornito a iosa e la signora ha attinto a piene mani, restituendoci ambientazioni che possiamo solo immaginare, abiti ritratti e descrizioni che calano il lettore dentro un periodo storico denso di intrighi, di macchinazioni ma soprattutto in cui la morale era decisamente diversa da quella a cui siamo abituati. La Debicke unisce la sua fantasia e la sua conoscenza, lo studio e l’amore per la Storia, coniugandole in romanzi che sono avvincenti e piacevoli, letture per tutte le stagioni. Se vi era sfuggito a suo tempo, beh, io non perderei l’occasione di rimediare.
E usiamo anche la categoria – I sassolini nella scarpa
Probabilmente mi perderò un tot di gente che legge quel che scrivo relativamente ai libri, spero di no, perchè sarebbe una sconfitta. Non a livello di like che tanto non ci sono lo stesso, ma personale, perchè vorrebbe dire che ho sbagliato a valutare chi mi segue, come persone intelligenti e che sanno andare oltre. Non stupitevi della precisazione, in due (vabbè, di due mi sono accorta, sia pure in ritardo), mi hanno bannata per le mie esternazioni “politiche”. una cosa che secondo me, neanche all’asilo mariuccia. Transeat. Sto seguendo la diretta dal senato. Tanto di cappello alla Casellati, poche volte ho visto trattare così fermamente tutti, senza mai perdere la cortesia. Mi dispiace molto che Conte vada a rimettere le sue dimissioni, è stato (e spero possa cambiare idea), uno dei pochi presidenti del consiglio che ha agito, almeno per quello che abbiamo potuto vedere, correttamente e rispettosamente, certo, a mio avviso, il palliatone pubblico a Salvini se lo poteva risparmiare, così come si poteva risparmiare, sempre secondo me, di prendersi tutto il merito per aver evitato le procedure d’infrazione e di quelle poche altre cose (definitive e non salvo intese), che sono state fatte. Se, e qui entriamo proprio solo nell’opinione, i ministri dei 5stelle, avessero lavorato un pochino meglio, avremmo accordi sicuri, parlo di Toninelli Di Maio e Trenta, anzichè accordi che salteranno per mancata intesa.
Vabbè, nel complesso però non ho di che lamentarmi troppo. Passiamo a Salvini, se ce la fate a mettere da parte le cazzate, tipo il cuore immacolato o le braccia allargate a fare il bersaglio e la parte comizio, ha detto molto francamente che ha aperto la crisi perchè si è rotto i coglioni. Di dover combattere per ogni quisquilia per ogni cosa media e non parliamo delle cose grosse. Si è rotto i coglioni di essere insultato (e a onor del vero lui non ha insultato nessuno). Ho perso gran parte dell’intervento di Renzi, la diretta fb andava e veniva e sono arrivata a casa solo per l’ultima parte, mi è sembrato anche quello un comizio elettorale, ma siccome mi è antipatico (non lo reggo), mi astengo. Non so cosa deciderà Mattarella, ovviamente, aspetto come tutti. Aspetterò esternando il meno possibile perchè non sopporto più le tifoserie da stadio, da ultrà. Non ne posso più di gente che non sa discutere senza posizioni estreme. Non so cosa accadrà, ma certamente auspico qualcosa che sappia riportare prima ancora della stabilità, prima ancora di tutto, al dialogo, inteso come confronto civile, senza bisogno di insulti e possibilmente con qualche idea che possa essere attuata. Ecco, i sassi li ho tolti, non tutti, ma sono troppi e rischierei di sbugiardare tutto quello che ho scritto e a cui cerco di attenermi.
Solo un’altra considerazione su cose dell’ultimo minuto. Vorrei rassicurare tutti che il Mimmo Lucano ha fior di avvocati che provvederanno se non lo hanno già fatto e non c’è una sola ragione al mondo per cui venga negato, a chiedere che possa andare da suo padre.
Nel caso ve lo stiate chiedendo, sì sono una che adesso è di destra (facciamo centro destra), che quando, ragazzina ben lontana dal poter votare, andò ad ascoltare Alessandro Natta, ve lo ricordate? Pianse. Piansi perchè capii che il comunismo, quello che avevo respirato in casa fin dalla culla, quello che si fondeva col socialismo ma sempre nell’interesse del popolo. La notte del sorpasso ero davanti alla tv, come tutti quelli di sinistra, che ormai di comunisti ce n’erano pochi e anche lì ho pianto, perchè pensavo che fosse la volta buona. Adesso voto Salvini, vedete voi come mi ha ridotto il PD. Ah, se siete arrivati fino a qui, magari vi interessa sapere che non sono razzista, non sono omofoba, non sono forcaiola e non sono neanche un po’ fascita.
La ragazza e la notte – Peccato Mortale (continuano spot i consigli brevi)
Era un po’ che non leggevo Musso, mi è sempre piaciuto quel tanto di soprannaturale che mette nei romanzi. Sorpresa sorpresa (almeno per me), questa volta ha scritto un giallo che è proprio solo un giallo, fra l’altro in cui la trama regge perfettamente. Un delitto vecchio di venticinque anni, per il quale il colpevole viene ricattato. Parrebbe una partenza banale e invece fra colpi di scena altri delitti di cui non si sapeva nulla ma sono collegati, colpevoli che in realtà forse non lo sono e innocenti che ne han fatte più di Carlo in Francia, ti tiene lì, curioso di capire cosa cavolo sia effettivamente successo in quella notte di tempesta. Che poi, ma vi verrebbe mai in mente di collegare la Costa Azzurra ad una bufera (o quasi) di neve, freddo e pioggia? A me no. Insomma, leggetevillo perchè è quel che ci vuole in spiaggia o in piscina, per un pomeriggio di tranquillo relax (poi nel caso mi dite come funziona sta cosa della tensione che rilassa).
Tutto un altro discorso invece per chi decidesse (con un po’ di ritardo sull’uscita, ma è bello anche così), di leggere Peccato mortale di Carlo Lucarelli, qui si entra in un posto brutto, in quell’Italia che viene invasa dai tedeschi dopo che Badoglio ha firmato l’armistizio, quando non ci sono più alleati e tutti sono nemici di tutti. Ma questo è solo il contorno, la storia vera è incentrata su un’indagine del commissario De Luca. Un’indagine spostata all’indietro nel tempo, pregressa rispetto ai romanzi precedenti, oltre che sul caso delittuoso, è un piccolo faro che si accende su De Luca stesso, sulle sue dinamiche di pensiero e sulle circostanze della sua vita. Un personaggio particolare, abbastanza indifferente alla politica, si adegua a quello che accade a volte navigando sull’onda a volte andando pericolosamente vicino a farsi male. Io sono un poliziotto, fascismo o no io devo fare il mio lavoro, costi quel che costi. Molto piacevole, anche per chi come me (e come Teresa Batista), è stanca di guerra.
La straniera
“Claudia Durastanti per me è e continua a essere una sorpresa”. Da questa frase, di Angelo Guglielmi, la mia attenzione per questo libro rosso, con una donna appoggiata con la testa al muro, si è trasformata in acceso interesse.
La storia inizia col racconto dell’incontro dei suoi genitori. Genitori un po’ anomali, sia per carattere, soprattutto perchè sono sordi. È così che la Durastanti ci introduce nella sua vita, raccontandoci e facendoci capire cosa significhi essere un CODA (in inglese child of deaf adult) e di come il dialogo non cambi solo per i mezzi utilizzati, ma anche, e soprattutto per la dimensione vitale, differente in ogni più piccola parte. A questa situazione, già precaria di per sé, si aggiunge la condizione di povertà in cui la famiglia vive. Condizione affrontata con un peso quasi nullo da una madre che fa delle folli spese la gioia della sua giornata. Poi c’è il distacco dall’Italia, la migrazione (sia pur temporanea e relativamente breve ), per Claudia infatti, a differenza di quanto accade normalmente, l’America diventa il posto da rimpiangere, quello dove si sono lasciati gli affetti.E’ tra un racconto e un altro, tra una stravaganza e un’altra, che si snoda la vita della scrittrice: un’infanzia irregolare e incerta in ogni dettaglio, un’adolescenza in solitudine, per approdare infine, prima a Roma per gli studi universitari e poi a Londra, dove scoprirà che la parola straniero non è brutta come aveva sempre creduto, specialmente se non viene imposta. È quindi un romanzo autobiografico, ma le capacità espressive della Durastanti fanno sì che il libro possa essere considerato almeno in parte, un saggio. Questo perché affronta tematiche sociali e lo fa senza essere didascalica, portandoci con leggerezza nella sua vita. La prima di queste tematiche è senza dubbio quella della disabilità. Costretta conviverci fin dalla tenera età, la scrittrice analizza come lo Stato e la società stessa si rapportano ad un problema spesso ignorato. A questo si intreccia il linguaggio nella sua interezza, che collega l’altro tema del romanzo ossia la migrazione. “La straniera” è un romanzo che ha tutto: le stravaganze l’avventura e la riflessione. La sua scrittura sa trasmetterti ogni sentimento e ogni critica con leggerezza, senza sforzo. Quello che in qualche punto risulta farraginoso, è dovuto solo alla sua voglia di raccontarsi. Anche quando vorresti fermarti, per stanchezza o doveri, non riesci ad abbandonarne la lettura. Ti chiama, come il pifferaio magico con i topini. Ti strappa risate, lacrime e riflessione.
Lo consiglio a chi ha voglia di perdersi, a chi ha voglia di essere rapito dalle parole.
Articolo di Silvia Sbaraglia
