Era un po’ che non leggevo Musso, mi è sempre piaciuto quel tanto di soprannaturale che mette nei romanzi. Sorpresa sorpresa (almeno per me), questa volta ha scritto un giallo che è proprio solo un giallo, fra l’altro in cui la trama regge perfettamente. Un delitto vecchio di venticinque anni, per il quale il colpevole viene ricattato. Parrebbe una partenza banale e invece fra colpi di scena altri delitti di cui non si sapeva nulla ma sono collegati, colpevoli che in realtà forse non lo sono e innocenti che ne han fatte più di Carlo in Francia, ti tiene lì, curioso di capire cosa cavolo sia effettivamente successo in quella notte di tempesta. Che poi, ma vi verrebbe mai in mente di collegare la Costa Azzurra ad una bufera (o quasi) di neve, freddo e pioggia? A me no. Insomma, leggetevillo perchè è quel che ci vuole in spiaggia o in piscina, per un pomeriggio di tranquillo relax (poi nel caso mi dite come funziona sta cosa della tensione che rilassa).
Tutto un altro discorso invece per chi decidesse (con un po’ di ritardo sull’uscita, ma è bello anche così), di leggere Peccato mortale di Carlo Lucarelli, qui si entra in un posto brutto, in quell’Italia che viene invasa dai tedeschi dopo che Badoglio ha firmato l’armistizio, quando non ci sono più alleati e tutti sono nemici di tutti. Ma questo è solo il contorno, la storia vera è incentrata su un’indagine del commissario De Luca. Un’indagine spostata all’indietro nel tempo, pregressa rispetto ai romanzi precedenti, oltre che sul caso delittuoso, è un piccolo faro che si accende su De Luca stesso, sulle sue dinamiche di pensiero e sulle circostanze della sua vita. Un personaggio particolare, abbastanza indifferente alla politica, si adegua a quello che accade a volte navigando sull’onda a volte andando pericolosamente vicino a farsi male. Io sono un poliziotto, fascismo o no io devo fare il mio lavoro, costi quel che costi. Molto piacevole, anche per chi come me (e come Teresa Batista), è stanca di guerra.

“
Ad essere onesta le aspettative per questo romanzo erano tutt’altro che alte. È però bastata la lettura del primo capitolo a farmi ricredere. 
Hap Collins e Leonard Pine, avremmo mai immaginato che c’è stato un tempo in cui non esisteva questa coppia? Eppure per i loro primi diciassette anni di vita sono cresciuti l’uno senza l’altro, Collins in una famiglia molto modesta, bianca (in un periodo in cui esserlo faceva la differenza), etero e democratico. Pine, nella stessa città, nero (e qui la differenza si subiva), omosessuale e conservatore. Eppure a causa di un combattimento clandestino (più o meno), pur così apparentemente diversi i due ragazzi si scoprono uguali. Hanno gli stessi principi e se fra loro si pigliano per il culo senza pietà, intanto danno vita ad un’amicizia che li porta a diventare grandi insieme, e a fare muro contro tutte le discriminazioni e le ingiustizie. Giustappunto questo ci racconta Lansdale, facendo rievocare ai due soci le innumerevoli avventure che li hanno visti coinvolti stringere sempre di più il legame fra loro. Un bel modo per conoscerli in situazioni diverse, quasi sempre guai comunque, anche prima che decidessero di cercarli per mestiere. L’ironia che ormai sappiamo essere il modo di Lansdale per sbeffeggiare quello che a quanto pare, continua ad essere un problema nella testa di troppa gente.Non solo in Texas.
La codina pungente di Francesco Recami torna a fare capolino, sempre travestita da
Niente, un libro lo devi leggere quando ti chiama, l’altra sera, in cerca di capire cosa avevo voglia di leggere (problema non da poco dopo essere uscita da Dard, ma poi ve ne parlo), ho preso in mano
Chi sia