Oh, cosa volete che vi dica, io quando trovo un autore, in questo caso un’autrice, che regge al secondo romanzo e migliora al terzo, ho degli attimi di godimento. Mi rendo conto che ci sono fior di professionisti – direttori di collana editor correttori di bozze eccetera – che vivisezionano un romanzo prima che arrivi a noi, ma sono un po’ megalomane e quando dico che qualcuno farà strada e questo poi accade, eh bè, me la tiro, mi autoincenso e come dice un tizio in tv, mi stimo e mi incoraggio, ecco.
Sei giorni fa è tornata in libreria Cristina Cassar Scalia, e con lei ovviamente, Vanina Guarrasi vicequestore aggiunto alla Mobile di Catania, alla Omicidi per la precisione. Ma la sua sete di vendetta? Giustizia? Non è placata e quindi ha chiesto e ottenuto di partecipare ad un’operazione della Catturandi di Palermo, arresto a cui tra l’altro il mafioso latitante è riuscito a sfuggire. Potrebbe fermarsi ancora se solo lo volesse, per la gioia del suo ex collega Manzo, ma da Catania la avvisano che hanno un morto ammazzato e lei tutto sommato, Paolo incluso, non ha troppa voglia di restare a Palermo. Il morto che ha la doppia cittadinanza italiana e americana, ed è nato a Cuba, possiede una casa a La Salita dei saponari si rivela essere un bel personaggino (d’altra parte si sa, non è che le brave persone vengono ammazzate tutti i giorni) e il caso molto più complicato di quanto ci si potesse aspettare. La Scalia ha imparato dai migliori, oltre naturalmente ad avere talento (lo so mi ripeto, ma a chi lo ha, è d’obbligo riconoscerlo); la lezione che ha magnificamente incamerato è quella di equilibrare la trama gialla, che ovviamente non solo deve essere impeccabile, ma possibilmente essere anche intrigante e complessa, con l’evoluzione dei personaggi, non solo del/della protagonista, ma anche dei comprimari. Last but not least, cogliere dai lettori chi sono i personaggi più amati e dar loro sempre maggior spazio senza toglierlo agli altri. In questa coda di pandemia, dove i viaggi sono ancora un po’ penalizzati, reagalatevi un soggiorno sotto la Montagna, che con la sua imponenza e i suoi risvegli improvvisi, è una bellezza
Categoria: Antidoti
La squadra dei sogni – Bartoletti racconta il terzo atto
Hanno buttato il cuore sul prato, sono scesi tutti in campo e adesso celebrano l’impresa giocandosi la Coppa dell’amicizia. (che uscirà il 25 ma potete preordinare qui e vi arriva anche autografato)
Sono i ragazzini delle scuole Sassi e Mellone, guidate rispettivamente dai presidi Borghesi e Russo. La Coppa Lori, nata per onorare la memoria di Lorenzo Baldieri (vittima di omicidio stradale), dopo aver integrato ragazzini di ogni dove e di ogni colore, dopo avergli fatto superare il problema di genere, la seconda edizione aveva squadre miste composte da ragazzi e ragazze, ha anche fatto sì che le loro “imprese” siano arrivate sul tavolo del ministro dell’istruzione. Vabbè in realtà ha scoperto la cosa grazie alla figlia che segue il blog di Paolino, portiere italo cinese ormai famoso, ma non è che stiamo a fare della quadricotomia capillare.
Facciamola breve, si gioca in trasferta con una squadra nuova, nome e divisa nuovi e giocatori sempre quelli, ma di entrambe le scuole, con la benedizione di Roma. La location della partita si sposta dalla provincia ad una grande città, ma quale ve lo lascio scoprire da soli.
Bartoletti in questo ultimo (sembra) capitolo, è salito di un paio di gradini. Lo spirito di partenza è lo stesso, descrivere raccontare ed essere convinti, di come sia ancora possibile superare molti degli “ISMI” che ci ammorbano quotidianamente, razzismo sessismo classismo bullismo e protagonismo. E per quanto strano possa sembrare, per quanto impossibile appaia l’impresa, probabilmente si può/si potrebbe fare, con il solo uso del buonsenso e il mettersi almeno qualche volta, nelle scarpe degli altri.
I ragazzi delle due scuole, una più in e l’altra più popolare, quando sono sul campo con un pallone da calciare si dimenticano bellamente le differenze sociali, così come davanti alla palla messa in rete, non fanno caso al fatto che a segnare sia stato un ragazzo o una ragazza.
Grazie a Don Rocci (detto don Chilometro per la sua altezza), a dei genitori che trovano il tempo per i loro ragazzi e all’aver affrontato delle spiacevoli vicende accadute a scuola, i ragazzi hanno imparato a fare squadra, hanno capito che sostenendosi l’un l’altro si arriva più lontano e si sopportano meglio i colpi della vita che ahimè, non risparmiano nessuno, nemmeno loro.
Anche qui come nei precedenti capitoli, ci regala un piccolo ma significativo racconto (di vita vera) fatto da un personaggio simbolo dello sport, nel primo fece incontrare ai ragazzi Mazzola, nel secondo Sara Simeoni e qui non ve lo dico che non voglio rovinarvi la sorpresa, ma è un nome amato e rispettato.
Rispetto ad una “storia” pensata più per i ragazzi che per gli adulti, l’impressione è che già da Tutti in campo – volutamente o meno – sia cambiato l’interlocutore principale, non più gli adolescenti ma chi se ne occupa, per natura e per lavoro. Mi auguro che in tanti lo leggano e soprattutto recepiscano il messaggio. Non credo sia mai successo che un libro cambiasse il mondo, ma certamente, se le pagine (di qualunque libro) riescono a cambiare anche di poco in meglio, una sola persona, è già molto. Ultima nota, se nei precedenti si sorrideva, qui ci si fa anche qualche risata di gusto, che mi sembra sempre una buona cosa. Copertina e disegni sono come nei precedenti, il risultato di una ormai consolidata collaborazione e sono opera di Giorgio Serra Matitaccia
Un consiglio al volo di quelli da non trascurare – Guccini racconta – Tralummescuro
Il consiglio di oggi è Trallumescuro, una parola sola che indica la famosa ora che volge al disio e ai naviganti intenerisce il core, di Foscoliana e Dantesca memoria. Quel momento in cui il giorno lascia spazio alla notte ma ancora non se n’è andato del tutto. Un lungo riandare indietro messo a confronto con l’oggi, scritto con la passione che il Maestrone – dai adesso chiedetemi di chi parlo se avete il coraggio – ha sempre messo in quello che ha scritto, ma con in più la velata tristezza di chi, arrivato a ottanta primavere non ha paura di dire le cose come stanno, anche se proprio belle non sono – oddio non che il Guccio abbia mai avuto scrupoli a dire quel che aveva da dire – neanche quando le cose sono velate dal rimpianto di quel che non è più. Un lungo racconto che mescola italiano e pàvanese, che racconta quel paesino a cavallo dell’appennino, quell’angolo di mondo dove, deciso di “terminare” la carriera di cantante (per quanto sia poco come definizione di quel che ha fatto). si è ritirato nella casa che fu dei nonni. Un viaggio un po’ a ritroso e un po’ in avanti, senza soluzione di continuità. Un continuo di ricordi, quello che poi ha fatto in buona parte di lui l’uomo che è diventato e tanto ci ha dato. Non è il primo lavoro di Guccini ad essere scritto in forma di lunga ballata – il sottotitolo è Ballata per un paese al tramonto – è il primo però che usa le parole (alla fine c’è un lungo elenco di note con traduzioni e origine dei vocaboli) come mezzo di trasporto, fra nomi di piante frutti paesi modi di dire e abitudini ormai dimenticate. Un libro per tutti, perché l’arte vera, non ha confini di nessun genere.
Tornano le miss Marple di Rosa Teruzzi
In libreria da pochi giorni con La memoria del lago, a fine lockdown sono uscite anche Libera e Iole, Libera soprattutto, l’avevamo lasciata con un doppio peso sul cuore, entrambi fardelli molto pesanti, uno riguarda la mai conosciuta e adorata nonna Ribella, morta misteriosamente alla fine della guerra, l’altro invece è Gabriele, l’unico uomo che dopo la morte del marito, abbia saputo suscitare in lei dei sentimenti. Oddio, sentimenti, si parla proprio di amore, ma le circostanze hanno fatto sì che lui adesso aspetti un figlio da una collega con cui ha una relazione. Niente casi criminali stavolta per le nostre amate donne Cairati – nome scelto in omaggio a Bice, meglio nota come Sveva Casati Modignani, fra l’altro in questo romanzo appare un’altra amica di cui vi consiglio di sbirciare il profiloSarah– anzi. Libera ha ricevuto dei documenti strani, che aumentano i dubbi e le domande, per il momento è riuscita a tenerli nascosti a Iole, ma si sa che oltre al sesto e al settimo senso, sua madre ha il fiuto di un cane da tartufo.
Non resta che chiedere aiuto alla sua amica Irene detta la smilza e Cagnaccio detto dog, rispettivamente giornalista e direttore de La città, quotidiano di poche pretese ma molte copie. Certo, non essendo una notizia da prima pagina, c’è anche il dubbio se lo otterrà o meno.
Tutto in famiglia questo quarto romanzo, una ricerca dolorosa per trovare la verità, che come le ha inculcato fin da bambina nonno Spartaco, è l’unica via.
La Teruzzi (come del resto è capitato a molti autori, credo a loro insaputa), cambia leggermente registro, non ci sono indagini vere e proprie, ma un percorso a ritroso per capire, per scoprire, per togliere di mezzo almeno qualcuno di quegli ostacoli che impediscono in qualche modo di andare avanti. In questo quarto (o quinto) romanzo non solo non si sente la mancanza del classico caso poliziesco, ma anzi, ci si appassiona ancora di più alla vita di queste donne che abbiamo imparato a conoscere di pagina in pagina.
Sono romanzi a doppio binario – e d’altra parte la passione di Rosa sono treni e caselli – quelli di Rosa, sembrano leggeri, li prendi in mano per passare qualche ora di completo e totale relax, così succede in effetti, ma quando poi li chiudi e le parole che hai letto sedimentano un po’, ti accorgi che non sono affatto solo quello. Sono intrisi di qualcosa che ti resta, frasi e modi di fare che ti si attaccano dentro. Ti scopri a cercare in te i tratti caratteriali di una delle tre donne, ti senti o desideri essere un po’ Libera, gentile ferma determinata nonostante sia cresciuta con un nonno come unico punto di riferimento, ma anche come Iole, la sua mamma pazzerella, all’apparenza, che in realtà (questo è quello che arriva a me), è saggia, tanto saggia da vivere la sua vita senza curarsi delle convenzioni, a volte insopportabile, indifferente ai giudizi degli altri. Vittoria, figlia e nipote, che forse col suo rigore nasconde il bisogno di essere diversa da come si sente obbligata dalla divisa che indossa e dalla necessità di assomigliare un po’ di più a mamma e nonna. Ripensi a quanto sia importante la verità, a quanto i segreti possano rovinare delle vite e allo stesso tempo di quanto sia difficile valutare quando sia il caso di svelarli. Quanto il male che si può fare superi il bene. Molto più di un semplice romanzo giallo rosa, come una Piccadilly, scritto come sempre con una delicatezza e un talento impeccabili.
(foto reperita nel web)
Sara
Fra le tante cose di cui la pandemia ci ha privato, (ma solo momentaneamente tranquilli), ci sono state le uscite dei libri con relative presentazioni. Per noi maniaci, non poter ascoltare i nostri autori (che in qualche caso sono anche cari amici), poter discutere con loro delle scelte fatte, poterli abbracciare, che è un modo per ringraziarsi a vicenda, è stata dura. Molti autori hanno rimandato le uscite o fatto uscire i libri alla data stabilita, Maurizio de Giovanni, ha fatto una scelta intermedia, lo ha fatto per un senso di responsabilità nei confronti del suo lavoro e soprattutto dei lettori,ha aspettato che riaprissero le librerie per far uscire Una lettera per Sara. Lo ha fatto, come ci ha spiegato ieri in uno splendido seppur virtuale incontro. Accade anche on line certamente, ma il lettore che entra in libreria per comprare il suo libro, probabilmente uscirà con anche altro, un esordiente, un classico, insomma, un libro tira l’altro no?
Bon che vi parlo del libro, si sa che io la Morozzi la amo, mi ci rivedo, con la sua sete di giustizia, con la sua capacità di andare oltre le convezioni, di inseguire quello che va al di là del limite della legge umana. Come sempre non sto a raccontarvi della trama o del dono di Maurizio di usare le parole, la storia non solo regge ma è anche molto molto buona, deGio con le parole crea ricami preziosissimi. Fra l’altro per la prima volta (escludendo alcuni racconti), è partito da una storia vera, la storia di Graziella Campagna, poco più di una bambina che si trovò suo malgrado ad avere a che fare con quella montagna di merda che è la mafia.
Una lettera mai arrivata a destinazione, finita dentro un libro, che per quegli strani disegni del destino, diventa una chiave che può aprire molte porte. Ed è questo che fa, o tenta di fare Sara, non con l’intenzione dell’autore che non si è mai posto su un podio a predicare, ma lei è il desiderio che le cose vadano nel modo giusto, è la Giustizia, giustamente bendata.
Non ha pietà ed è forse quello che tutti vorremmo. Che non si guardasse in faccia nessuno, a meno che non riguardi noi. Ecco, lei no. Lei paga in prima persona, e questo ci mette di fronte a qualcosa che non ci piace e non vogliamo vedere. Non è stata simpatica a tutti da subito, le sue scelte sono risultate incomprensibili a molti, non le si è perdonato di aver vissuto, di avere “sacrificato”, pagando un prezzo altissimo, la vita familiare sull’altare dell’amore. Eppure quella scelta è quello che le ha permesso di diventare quello che è. Ha trovato il suo riscatto, agli occhi del mondo, perché lei non ha nulla da perdonarsi, nel fare la nonna, sui generis ma nonna, ha trovato qualcuno con cui riempire, in minima parte, il vuoto che la riempie.
Ci sono Viola il bambino e Pardo, c’è Bionda, e c’è Andrea, il suo vecchio collega cieco. Andrea che in questa vicenda ha un ruolo fondamentale, che potrebbe, ma Sara ne è praticamente certa, conoscere qualcosa che le è stato nascosto.
Maurizio con questo dubbio, apre almeno un centinaio di scenari futuri, (non ultimo un accenno, durante l’incontro di ieri sul suo “desiderio”, un fil rouge che unisca le sue storie) mette Sara davanti a qualcosa che potrebbe sconvolgerla togliendo il senso a tutto quello che è stata la sua vita. Lo dico quasi sempre, lo so, ma a mio parere questo è il miglior romanzo su Sara, Maurizio ha dato al tutto un piccolissimo colpo di timone, che potrebbe cambiare completamente la rotta. Come sempre, c’è molto di più, i piani di lettura sono tanti e sfaccettati, godeteveli tutti.
Martin Hewitt Investigatore

Torniamo a scrivere i consigli, che qui ormai, fra dirette di autori recensori blogger (me inclusa eh) o semplici lettori, non ci si sta più dietro.
Del Vecchio Editore ha recuperato un autore vintage, Arthur Morrison. Vissuto a cavallo fra ‘800 e ‘900, ha creato un investigatore decisamente sui generis. Un po’ Sherlock un po’ miss Marple e contemporaneamente del tutto a se stante. Martin Hewitt, dopo aver lavorato con successo per uno studio legale, decide di proseguire l’attività di investigazione in proprio. Non cerca il suo Watson ma un casuale incendio nell’edificio dove ha l’ufficio, durante il quale il suo vicino Brett che fa il giornalista, salva dei documenti importanti, innesca per così dire una sorta di collaborazione.
Il libro è in effetti composto dai racconti/cronaca che Brett fa di alcuni dei casi risolti da Hewitt, come dicevo lo stile di Morrison può ricordare per ambientazione e periodo, sia miss Marple, sia Holmes, a differenza dei due però, non c’è un’investigazione che segue la deduzione, ma la consegna del colpevole alla giustizia. Peraltro il buon Hewitt è, a differenza di Holmes, un signore pacioso e cordiale, senza scatti d’ira e con buona pace di miss Marple, non si sofferma troppo sulla natura umana, concentrandosi esclusivamente sui fatti nudi e crudi. Perfetto per rilassarsi con un giallo “leggero”, nel senso di non trucido, in cui abbandonarsi al lavoro dell’investigatore, senza sforzarsi di seguire trame troppo complicate. Ottimo anche per chi non ha ancora recuperato la concentrazione, perché i casi narrati, sono slegati fra loro, come dei racconti, consentendo una lettura veloce che può essere interrotta e ripresa senza risentirne e restando un piacevole momento di relax.
Standby – comunicazione di servizio
Chi segue il blog si sarà accorto che sto latitando un po’, sto leggendo meno, mi manca la concentrazione, sto uscendo come tutti i miei colleghi, regolarmente su Mangialibri, dove vi ricordo che ogni giorno, e dico ogni, trovate recensioni nuove interviste curiosità e cose belle.Però chi ha un profilo facebook, sulla pagina del blog (omonima ovviamente), trova ogni lunedì dei filmatini con i video consigli, se ne avete voglia, ci si vede lì. A presto Oggi riflessioni sparse
Lo so, siete abituati al fatto che più o meno si parla sempre di libri, ma siccome libri e librerie in questi giorni sono inflazionato come argomento, faccio qualche riflessione spaziando qua e là.
Oggi è l’anniversario del mio miracolo personale, costole vertebre naso mano e caviglia rotte, 200 e rotti punti di sutura sparsi, un finestrino tolto dalla faccia con le pinzette, ed ero quella che stava meglio, a parte il figlio di puttana ubriaco che ci è venuto addosso, ma vabbè. Dice ma che c’entra? C’entra perché, a seguito di una conversazione, ho messo a fuoco due o tre cose che confermano le teorie che mi accompagnano da una vita. La prima è che i millemila morti (e ne parlo con tutto il rispetto per il dolore dei loro cari), se anche non ci fosse stata la pandemia provocata dal covid19, sarebbero mancati esattamente nello stesso momento, per un incidente un ictus un infarto la caduta di un aereo un albero in testa uno squalo troppo vicino a riva in Australia. Solo che non lo avremmo saputo, semplicemente sarebbe stato un fatto personale di chi era coinvolto. Per conferma, senza nulla togliere alla gravità del momento, fare una ricerca seria, sui morti quotidiani, imparare a fare calcoli statistici elementari e poi paragonarli.
Nel 1988, non era il mio momento evidentemente, ecco il link.
Ieri parlavo con una persona che ha dei nipoti, sugli otto anni, un’età importante, (ma attenzione anche ai più piccoli, intorno ai 4 o 5) in cui si formano le persone, ecco forse non tornerà tutto come prima, ma ho pensato che forse la speranza sta proprio in questi bambini che quando saranno adulti, avranno fra i ricordi più cari le visite se possibili o le video chiamate coi nonni, l’ossessiva ripetizione del mantra che ci vuole buonsenso, che proteggere gli altri equivale a proteggere noi stessi (imparando quindi la vera solidarietà) e si comporteranno di conseguenza.
Quindi un consiglio (non richiesto ma che mi frega), care mamme papà nonne/i zie e chiunque abbia a che fare con loro, state attenti a cosa fate, dite e fate passare nelle testoline dei vostri ragazzi, ricordatevi che sono spugne, assorbono tutto ma tutto, quello che diciamo e quello che non diciamo, ma soprattutto quello che facciamo. Forse è questo il momento e l’unico modo che noi grandi, abbiamo di trarre vantaggio da questo gran casino. Fare sì che il domani sia un posto migliore per tutti. Per noi tornerà una normalità che sarà più o meno come prima, ma davvero potremo lasciare qualcosa di grande ai nostri ragazzi.
Forse questa “prova”, con questa impreparazione (di tutti), è il modo con cui il mondo ci sta dando la possibilità di cambiare il dopo. Non si scappa al destino, ma assecondarlo può cambiare tutto. Non è cosa da poco sapete.
Il regno delle ombre – Louise Penny
Mi par di capire che da qualche settimana, anche i lettori più voraci abbiano blocchi, mancanza di concentrazione e dio sa quali altre deformazioni mentali, per cui pur avendo un sacco di tempo a disposizione, stiamo leggendo poco.
Ecco, io ho finito (mettendoci una vita per i suddetti motivi), Il regno delle ombre, di Louise Penny. L’ho iniziato con un po’ di timore, perché il precedente Le case di vetro, lo avevo trovato un po’ lento e faticoso. Impressione clamorosamente smentita. Il commissario Armand Ghamache, capo della Sûreté du Québec, al momento sospeso per un “forse” errore, commesso nella conclusione di un caso, roba grossa davvero, si ritrova nominato esecutore testamentario, insieme a Myrna, ex psicologa sua vicina di casa e attuale gestrice della libreria di Three Pines e a Benedict, uno strano ragazzo di Montreal. Ma esecutori testamentari nominati da chi e perché loro? Un vero e proprio groviglio ordinato, in cui il capo del filo da tirare per sbrogliare la matassa è davvero difficile da trovare. Non fossi stata in quarantena probabilmente lo avrei finito in un paio di giorni. La Penny è abile a intrecciare più trame contemporaneamente, fra l’altro tutte belle toste. Le intervalla sciogliendo la tensione, con le descrizioni del fantastico paesaggio canadese, con tanta, tanta neve, pasti caldi (e deliziosi) condivisi fra gli abitanti del villaggio, la caratterizzazione di Ghamace che oltre ad essere il capo della Sûreté, è un marito amorevole un padre attento e un nonno che si perde nel profumo dei capelli del nipotino. Un’alternanza affascinante di indagine serrata e dolcezza. Se avete il blocco, è il momento di superarlo e questo mi pare un ottimo modo.
Gli idioti e la pandemia
Chiedo scusa ma oggi si va di veleno, come il mamba verde, o lo espello o muoio. Adesso se siete arrivai su questo articolo, fate i bravi e leggetelo, con attenzione, con molta attenzione, anche se è lungo. Non perché io sia diventata una virologa infettivologa medico economista o dio sa cos’altro, ma perché ringraziando Dio, ho ancora la lucidità per vedere la bolla dal di fuori, e francamente mi sembra ce ne sia un gran bisogno.
Allora, partiamo da una premessa: 1) non ho paura per me, non sono indispensabile per nessuno. A volte è brutto, altre, come in questi casi, è decisamente un sollievo, appena appena doloroso ma un sollievo. 2) ho delle persone che amo, come tutti credo, sono in pena per loro? Il giusto, confido che siano saggi abbastanza da tutelarsi al meglio, che la sorte sia clemente e nel caso non lo sia, che la loro salute sia abbastanza da superare indenni un eventuale attacco. Questo mi fa passare la paura? Certo che no, ma non ho molta scelta.
Dunque,fatta questa doverosa premessa, devo constatare che ahimè, anzi, ahivoi, continuate imperterriti a leggere solo determinate fonti, quelle a cui siete abituati, a credere di essere nel giusto, senza se e senza ma. Ho una notizia, non lo siete. O meglio lo è chi non pontifica, chi non crede a tutto, siano notizie catastrofiche o siano miracoli di questo o quel laboratorio.
La cosa è molto semplice, i virus i batteri gli organismi perniciosi,esistono esattamente da quando esiste l’uomo, anzi, a dirla tutta, l’uomo è arrivato un bel po’ dopo di loro. Unico scopo di questi organismi è riprodursi e vivere, siccome non hanno un cervello pensante, ma sono solo un mucchietto di dna, non fanno altro che aggrapparsi dove possono, dove trovano un ambiente confortevole e si installano per poter procedere alla loro riproduzione. Abbiamo modo di combatterli? Sì, quelli noti, nei confronti degli altri, tipo il covid19, abbiamo una sola e unica possibilità, evitare di fornire un ambiente adatto, rendere noi stessi un terreno infertile.
E qui arriviamo al punto 1 – l’isolamento, certo che sì, è il primo provvedimento da adottare, ma noi siamo animali sociali, l’isolamento non è nella nostra natura, magari per un po’ ci riusciamo, ma dopo un po’, a meno che non viviamo in un mondo nostro, ideale, dove possiamo essere autosufficienti in toto, la cosa diventa difficile. Allora io dico usiamo il buon senso. Siete obbligati ad andare al lavoro? Fatelo utilizzando tutte le protezioni possibili, mettete qualcosa davanti a naso e bocca, e se inevitabilmente toccate qualcosa, qualsiasi cosa, non portate le mani vicino alle mucose, naso bocca e occhi. E lavatevi le mani il più spesso possibile. Non serve la mascherina ospedaliera, basta qualcosa che faccia da barriera, tipo la distanza oltre a qualcosa davanti alla bocca. Siete costretti ad usare un treno o una metro? Pretendete, e sottolineo il verbo, che siano potenziati i mezzi nelle ore diciamo di punta, pretendete che gli orari di arrivo e di uscita dal lavoro siano scaglionati, diluiti, e già così una parte del problema lo abbiamo risolto. Avete un malessere da raffreddamento? Vi sentite le ossa e i muscoli doloranti?, avete magari un 36 e 8 di febbre? Telefonate al lavoro e dite che non ci andate, 90 su 100, in tre giorni ne siete fuori. Magari se è possibile, in casa isolatevi, così da non impestare gli altri. Vabbè, gioco facile perché vivo sola, ma se avete quel metro quadro in più a casa, usatelo.
Punto 2 Comunque la pensiate, non scrivete sui social le vostre soluzioni, non siamo in grado (la maggior parte di noi almeno), di discernere, quale sia la filiera che sta dietro a quello che noi consideriamo essenziale, due esempi per chiarire. Le mucche del covid se ne fregano e fanno il latte ogni giorno, idem le galline, sì le uova non il latte ma il concetto è chiaro no? Qualcuno quelle mucche le deve mungere, il latte va portato allo stabilimento dove i meccanici e i tecnici devono stare perché le macchine che pastorizzano il latte e/o lo smistano affinché finisca nei cartoni (che qualcuno deve produrre) e poi sugli scaffali dove noi lo prendiamo. Ovvio che non ci arriva da solo vero? Che qualcuno lo ha controllato imballato trasportato consegnato e infine sballato ed esposto. Il conto di quanta gente ha lavorato dietro un litro di latte ve lo fate da soli vero?
I pomodori pelati che mettete sulle pizze che tutti state diventando bravissimi a fare in casa, Lo sapete vero che non hanno alba di quando sono maturi e che per essere corretti dovrebbero scendere dalla pianta, andare da soli in catena dove si lavano si bollono si pelano ed entrano nelle latine e nelle bottiglie. Sì lo sapete, solo che le lattine e le bottiglie non si autoproducono nemmeno loro, né una volta riempite vanno da sole al supermercato.
Questo in generale dovrebbe essere un esempio abbastanza chiaro, e siccome è un esempio, applicatelo a tutto quello che vi viene sottomano, sì sì, oggetto per oggetto. Adesso stilate la lista di chi deve chiudere (ma non postatela, fatelo come esercizio)
Punto 3 Quanto alle scoperte miracolose dei medici, oggi allo Spallanzani domani al Sacco poi al Pascale eccetera, beh, ho una notizia anche qui, fonti certe, ma molto certe, mi dicono che i farmaci le cure i protocolli, benché a volte beneficino di particolari intuizioni, richiedono mesi di studi e sperimentazioni, quindi i miracoli, potete evitare di condividerli (questo in genere avviene sui social, ma ahimè anche la pubblica informazione non se la cava male a sensazionalismi). Lo stesso vale per il resto. Ogni Paese conta i morti i malati i guariti gli infettati, secondo criteri diversi, che questo cambia radicalmente le cose lo si capisce vero? Ogni medico, virologo immunologo rianimatore, ha una sua opinione su quali procedure applicare, non è che oggi mi danno un manuale e io posso andare in rianimazione a far funzionare le macchine, e come è normale che sia, ognuno, in quei pochi minuti che ha liberi, ne parla con la moglie, ne parla con la sorella il marito la zia o l’amico,che magari fa l’idraulico, capisce lombi per lobi e poi di post in post, di bacheca in bacheca di trasmissione tv in trasmissione tv, salta fuori che il coronavirus colpisce il sistema renale. Scusate la lunghezza del post, grazie per la pazienza e credetemi se vi dico che in tasca, ho nè più nè meno le verità che avete voi. Quindi facciamo i bravi, torniamo a postare gatti cani fiori storie d’amore e canzoni. Il resto, lasciamolo fare a chi sa o a chi deve. Ah, scusate un’ultima cosa, l’italiano, comprendetelo, siate umili e usate i dizionari se qualche parola vi sfugge
