In libreria da pochi giorni con La memoria del lago, a fine lockdown sono uscite anche Libera e Iole, Libera soprattutto, l’avevamo lasciata con un doppio peso sul cuore, entrambi fardelli molto pesanti, uno riguarda la mai conosciuta e adorata nonna Ribella, morta misteriosamente alla fine della guerra, l’altro invece è Gabriele, l’unico uomo che dopo la morte del marito, abbia saputo suscitare in lei dei sentimenti. Oddio, sentimenti, si parla proprio di amore, ma le circostanze hanno fatto sì che lui adesso aspetti un figlio da una collega con cui ha una relazione. Niente casi criminali stavolta per le nostre amate donne Cairati – nome scelto in omaggio a Bice, meglio nota come Sveva Casati Modignani, fra l’altro in questo romanzo appare un’altra amica di cui vi consiglio di sbirciare il profiloSarah– anzi. Libera ha ricevuto dei documenti strani, che aumentano i dubbi e le domande, per il momento è riuscita a tenerli nascosti a Iole, ma si sa che oltre al sesto e al settimo senso, sua madre ha il fiuto di un cane da tartufo.
Non resta che chiedere aiuto alla sua amica Irene detta la smilza e Cagnaccio detto dog, rispettivamente giornalista e direttore de La città, quotidiano di poche pretese ma molte copie. Certo, non essendo una notizia da prima pagina, c’è anche il dubbio se lo otterrà o meno.
Tutto in famiglia questo quarto romanzo, una ricerca dolorosa per trovare la verità, che come le ha inculcato fin da bambina nonno Spartaco, è l’unica via.
La Teruzzi (come del resto è capitato a molti autori, credo a loro insaputa), cambia leggermente registro, non ci sono indagini vere e proprie, ma un percorso a ritroso per capire, per scoprire, per togliere di mezzo almeno qualcuno di quegli ostacoli che impediscono in qualche modo di andare avanti. In questo quarto (o quinto) romanzo non solo non si sente la mancanza del classico caso poliziesco, ma anzi, ci si appassiona ancora di più alla vita di queste donne che abbiamo imparato a conoscere di pagina in pagina.
Sono romanzi a doppio binario – e d’altra parte la passione di Rosa sono treni e caselli – quelli di Rosa, sembrano leggeri, li prendi in mano per passare qualche ora di completo e totale relax, così succede in effetti, ma quando poi li chiudi e le parole che hai letto sedimentano un po’, ti accorgi che non sono affatto solo quello. Sono intrisi di qualcosa che ti resta, frasi e modi di fare che ti si attaccano dentro. Ti scopri a cercare in te i tratti caratteriali di una delle tre donne, ti senti o desideri essere un po’ Libera, gentile ferma determinata nonostante sia cresciuta con un nonno come unico punto di riferimento, ma anche come Iole, la sua mamma pazzerella, all’apparenza, che in realtà (questo è quello che arriva a me), è saggia, tanto saggia da vivere la sua vita senza curarsi delle convenzioni, a volte insopportabile, indifferente ai giudizi degli altri. Vittoria, figlia e nipote, che forse col suo rigore nasconde il bisogno di essere diversa da come si sente obbligata dalla divisa che indossa e dalla necessità di assomigliare un po’ di più a mamma e nonna. Ripensi a quanto sia importante la verità, a quanto i segreti possano rovinare delle vite e allo stesso tempo di quanto sia difficile valutare quando sia il caso di svelarli. Quanto il male che si può fare superi il bene. Molto più di un semplice romanzo giallo rosa, come una Piccadilly, scritto come sempre con una delicatezza e un talento impeccabili.
(foto reperita nel web)
