Sara che ci fa volare

Un volo privato, quelli usati dai vip con poche persone a bordo, “scompare” durante il breve tragitto fra Napoli e Olbia, dove scompare è un eufemismo per non dire esplicitamente che è precipitato in mare e non ci sono sopravvissuti, almeno fino al ritrovamento se ci sarà, dei corpi.                                               Andrea Capatano, ex agente dei Servizi, amico complementare di Sara Morozzi così come lo è stato di Massimiliano, l’uomo che entrambi hanno amato e di cui hanno conservato i segreti, sta ascoltando il telegiornale quando durante un’intervista di repertorio al vip che era a bordo, sente qualcosa che lo spinge prima a cercare qualcosa nel suo personale archivio e poi a chiamare Sara.   La donna invisibile sembra ben nascosta sotto la nonna che invece è ben visibile e che per far sì che il Massimiliano nipote potesse avere una vita, ha dovuto e voluto tornare nel passato contraendo un debito. La telefonata di Andrea ha lo stesso effetto, il passato ritorna e chiede che vengano saldati dei debiti.

Il romanzo si discosta un po’ dai precedenti o meglio imbocca più decisamente la strada della spy story, l’indagine è su un cold case, un altro aereo che ha volato molti anni prima, anche se ben presto Sara Andrea e Teresa – coinvolta per la sua posizione ai vertici dell’unità e dal profondo legame con i due ex colleghi – si rendono conto che tanto cold poi non è.

E vi ho detto anche troppo, tante le ragioni per leggere questo romanzo così come gli altri, almeno per quanto mi riguarda però, la principale è proprio Sara. Una donna che dalla prima apparizione mi ha affascinata, tranne il fatto che io ancora aspetto che i capelli sbianchino del tutto per poter smettere di colorarli e il fatto che non maneggio la materia come lei, la trovo così affine a me nel rigore, nella solitudine che impone l’onestà brutale, nell’estremismo sentimentale che non posso fare a meno di amarla e mi sembra naturale che tutti debbano fare lo stesso. A differenza che nelle altre serie, qui l’evoluzione sia di Sara che degli altri – Viola Teresa Pardo – è più strutturata, più completa e in qualche modo più integrata e legata alle indagini.

Maurizio de Giovanni si dimostra uno scrittore di razza, un balzano da tre per chi ama l’equitazione, dopo aver affrontato con L’equazione del cuore una storia dove il genere non c’è, dal noir e dal giallo maneggia anche la spy story con naturalezza e la solita maestrìa che romanzo dopo romanzo non fa rimpiangere mai i grandi classici.

Perfetto anche l’equilibrio, sua cifra stilistica ormai consolidata, fra la trama verticale e quella orizzontale facendoci entrare di romanzo in romanzo nel cambiamento che inevitabilmente “subiamo” tutti noi, sia col passare del tempo sia a causa di quello che viviamo. L’unica cosa che non gli perdono, come sempre del resto, è il dover restare sospesi un annetto in attesa del successivo.

CUORI SELVAGGI 2

“Rimane il fatto che andare al Salone per tanti non è una gita da fare il sabato o la domenica ma un vero e proprio ritorno a casa, e finalmente liberi dai legacci della, si spera passata pandemia, un’occasione di lavoro che diventa condivisione e vita”

Ho chiuso così il primo articolo sul SalTo22, perché al di là delle critiche, motivate e quindi lecite, al direttore per la sua ultima edizione, vanno tributati anche i giusti elogi. Tanti tanti incontri, davvero per tutti i gusti, una nuova disposizione che ha ampliato un po’ gli spazi, il tentativo di farci respirare con l’ausilio dell’aria condizionata, laboratori di ogni tipo un posto dove lasciare i bambini e un signor programma. Un occhio attento all’igiene (che visto il numero di visitatori non è scontata) e uno all’ecologia con i distributori d’acqua sempre riforniti a cui riempire le borracce e il bosco, sì sì, piccolo ma un bosco vero fatto di alberi.

Detto questo arriviamo al dunque, vado al Salone perché ho un blog che parla principalmente di libri, perché da 14 anni faccio parte di Mangialibri, perché amo leggere, nel corso degli anni molti autori sono diventati amici e tantissimi amici sono lettori più o meno compulsivi. Non riesco a ricordare se fossi già una Mangialibri la prima volta che ci sono andata, ma a spanne direi di no, l’ho visto crescere e ci sono cresciuta io.

Tre giorni che se mi passate il paragone lievemente esagerato, sono un po’ come un parto una fatica bestiale – quest’anno a onor del vero più fisica che altro –  ma che appena finito non te la ricordi più e ti lascia emozioni ogni volta uguali e diverse.

Restano i sorrisi, gli abbracci, le cazzate che senti e quelle che inevitabilmente dici, le foto con le facce più assurde, quelle con i vip da aggiungere alla galleria. Restano i momenti seri in cui ti ricordi perché ogni anno ti immergi in quella follia e di stand in stand la borsina con i libri che leggerai (e poi troverete qui o su ML) diventa una borsona e ti stramaledici perché il peso ti tira giù.

Restano i panini mangiati in piedi sotto un sole che poteva cuocere le pizze, panini che peraltro costano come il caviale pur essendo dei normalissimi Camogli, restano i momenti in cui ringrazi dio di avere un’intervista che ti permette di sederti in sala Lounge, berti un caffè e mangiare un dolcino che ti portano (stante l’aumento del numero di giornalisti ci sono stati momenti in cui per evitare assembramenti da metropolitana hanno limitato gli ingressi).

Alla fine quindi, stanchezza o no, eventi visti o meno, amici incontrati 50 volte e altri neanche visti, il Salone del libro di Torino è una festa di quelle belle, che un po’ ti dispiace che sia finito, ma niente paura, nel 2023, stesso posto stessa gioia emozioni nuove, ed è giusto il tempo che serve per organizzarsi.

Cuori selvaggi a Torino

Tre giorni tre al @SalTo2022 e farei prima a scrivere gli amici che NON ho incontrato anziché quelli che ho incrociato, sono riuscita a salutare e i millemila eventi a cui non sono riuscita ad accedere per cause multiple. La prima un momento (lungo) di pigrizia mentale che mi ha impedito di studiare il programma e decidere quali eventi privilegiare a scapito di altri. La seconda, rispetto a ottobre scorso ero in compagnia e avevo una sola intervista in programma, per cui ho preferito la compagnia. Poi aggiungiamo la ricchezza dell’offerta – 1446 eventi –  spalmati su 50 sale, dividendo il numero per i giorni, significa 289 incontri al giorno, decidere e selezionare è un’impresa davvero non da poco.

Con questi numeri, e un aumento di oltre il 59 % degli accrediti Stampa per i giornalisti e del 100% dei blogger – più 168000 visitatatori, si è creato un piccolo (ma anche no) problema di organizzazione – spero per la prossima edizione riescano a risolvere, ma ho seri dubbi – Le prenotazioni possibili on line previste sono state 25.000 su 90.000 posti, tornando al numero degli accreditati è palese che sono troppo pochi rispetto a quello che vorrebbe fare chi poi ci dovrebbe scrivere. L’area è davvero grande – anche se gli spazi sono stati ottimizzati – ma per andare da un posto all’altro ci vuole tempo. Se devi fare la fila per entrare nelle sale il tempo “sprecato” nel senso di non utilizzabile, diventa veramente tanto. Ora io mi auguro che la prossima direzione del Salone, prenda in considerazione questo aspetto del problema, che alla fine non è irrisolvibile. I giornalisti delle testate nazionali, televisive o comunque diciamo “di nome”, sono spesso relatori e/o legati professionalmente agli autori nonché accreditati alla Longue (dove si ha la possibilità di posti tranquilli per le interviste le chiacchiere o i momenti di relax), il problema è dei blogger, che sono oggettivamente tantissimi. Allora io dico, per ogni evento, prevedi 5/10/15 posti riservati. Se il blogger non si presenta entro 10 minuti prima dell’inizio, liberi il posto. Non mi sembra una cosa complicatissima no? Certo mi si potrà obiettare che si rischia la “discriminazione” di qualcuno, ma se hai un blog di cucina, e ti piace leggere i gialli, avrai il tuo posto riservato agli eventi legati al tuo ambito e gli altri te li prenoti. Piccola nota personale, senza mettere minimamente in dubbio la serietà di nessuno, se entri come blogger, il marito i due bimbi con passeggino e il cane, magari li puoi lasciare a casa. Come si evince dai numeri sopra, è evidente che meno di un quarto dei posti prenotabili, è decisamente troppo basso.

Rimane il fatto che andare al Salone per tanti non è una gita da fare il sabato o la domenica ma un vero e proprio ritorno a casa, e finalmente liberi dai legacci della, si spera passata pandemia, un’occasione di lavoro che diventa condivisione e vita.

AMOR CHE NULLO AMATO…

Quale posto migliore dell’orto botanico per un incontro che è meglio rimanga segreto? Lei adulta lui un ragazzino, ma si guardano con un amore infinito, Questo è quello che vede un giardiniere dell’Orto, che in realtà li tiene d’occhio per evitare che come spesso capita, si infrattino rovinandogli qualche pianta. Lei una meraviglia dai lunghi capelli scuri, lui un biondino delicato a cui manca poco per diventare maggiorenne. Ma quell’incontro non è un semplice rendez vous, è il preludio di una scomparsa che da la stura a una marea di ipotesi pettegolezzi chiacchiere e pruriti, perché Viviana è un’insegnante – sui quaranta – nell’istituto privato che frequenta Davide il quale peraltro, lascia un messaggio alla famiglia, due semplici parole: non cercatemi. Ma come si può immaginare la caccia, soprattutto quella mediatica, parte pressoché immediatamente. Temperante Cagnaccio lancia le sue donne, Smilza in testa e le Cairati al seguito, di nuovo in giro per l’Italia, alla ricerca della dark lady e del ragazzino. E ne scoprono di cose, segreti sepolti che inevitabilmente prima o poi saltano fuori, non senza che la sapiente arte della Teruzzi li fonda con i segreti di Iole (anche se ormai tanto segreti non sono più) e con la vita privata (le piacerebbe) di Libera. Vittoria in questo capitolo praticamente non si vede, ma fa la sua parte per incasinare la vita della nostra ex libraia e farla preoccupare, tanto più che dovrebbe coinvolgere Gabriele che sul lavoro di grane ne ha di suo. C’è meno leggerezza forse che nei precedenti, ma d’altra parte il tema è delicato. Buffa questa cosa, ho scritto lo stesso parlando del romanzo di Manzini, ma evidentemente le vicende del mondo quali che siano, incidono sugli umori anche di chi racconta. Ciononostante le incursioni nel giallo delle miss Marple, riescono ad essere appassionanti soprattutto perché le loro vicende personali si arricchiscono di libro in libro e grazie alla delicata ma decisa e sapiente scrittura, la voglia di sapere dei lettori, si attizza. Che poi diciamolo, il lago è lì, il casello anche, Rosa datti da fare.

BELLO BELLO BELLO

  AIUTATEMI A DIRE BELLO

LA CASA SUL PROMONTORIO

Avevo degli arretrati e non è un momento facile, uno di quelli in cui non riesci a concentrarti troppo quindi scegli titoli leggeri oppure qualcuno che sai ti piacerà e ti porterà a finire il libro. Finiti gli “obbligati” – che per fortuna da qualche tempo sono obblighi piacevoli – ieri ho deciso che era arrivato il momento di De Marco. La sera sono crollata (capita di essere stanchi) a 40 pagine dalla fine, ma stamattina alle 6, insieme alla moka ho acceso il reader, andava finito senza se e senza ma. La trama è perfetta, non c’è un solo punto che sia meno che credibile. Mattia Lanza uno scrittore di quelli che vendono sul serio, viene trovato vicino ai corpi di moglie e figli uccisi, quasi catatonico e sporco del sangue dei suoi cari. Eppure non è stato lui, ci sono prove inoppugnabili. Chi abbia un minimo di familiarità con il mondo editoriale, riconoscerà le dinamiche che subentrano quando uno diventa famoso, compresi certi passaggi che sanno di sano realismo, chi non le conosce, avrà comunque una visione, sia pur parziale, di cosa c’è dietro un romanzo. Al di là di questo, De Marco è abilissimo nel disseminare briciole di inquietudine lungo tutto il racconto, una parola un minimo accadimento, un cambio repentino del tempo che ti fanno correre un brividino lungo la schiena, salvo renderle del tutto razionali e per niente inquietanti poche righe dopo rendendo la lettura appassionante. Un omicidio plurimo senza colpevole, un uomo che cerca di uscire dal baratro, una storia d’amore e un odio che chiede vendetta, il tutto mescolato come un Martini da un barman d’eccezione, che ci mette l’ingrediente segreto, quel qualcosa che all’ultimo sorso (in questo caso l’ultima pagina), ti lascia senza fiato e con le gambe che tremano

Pippons number one

La differenza fra fare le cose “alla Carla” invece che “alla Carlona”

Ve l’ho detto che stavo tornando più mannara che mai, oggi vi dico la mia sui recruiter, i responsabili HR (perché ufficio del personale pare brutto) in particolare di quelli che lavorano per le agenzie interinali. In genere è richiesta una laurea per farlo, materie umanistiche, il perché è un mistero glorioso che temo rimarrà tale. Sono in genere giovani e belle fanciulle che avendo il culo saldamente appoggiato a una poltrona che nessuno gli toglierà, fanno né più né meno da passacarte. Non è che ce l’ho con loro sia chiaro (bé a parte qualcuna che ho incontrato di persona di cui la spocchia era la caratteristica predominante). È il sistema sbagliato probabilmente.

I CV che arrivano dalle piattaforme vengono selezionati da algoritmi secondo delle parole chiave, va da sé che tantissimi vanno diretti nello spam. In definitiva questi (uso il maschile in riferimento al genere umano) si limitano a cercare determinate caratteristiche standardizzate, seguendo pedissequamente le indicazioni dei committenti. Purtroppo le indicazioni di cui sopra sono decise dai titolari che non hanno alba dei millemila decreti leggi e quant’altro che il governo, nella sua pochezza beninteso, emana ogni due per tre. I diktat in genere riguardano età (che non dovrebbe essere chiesta ma è uno dei dati obbligatori) e date relative alle esperienze. Faccio un esempio personale che secondo me è indicativo. Qualche tempo fa rispondo a un annuncio con caratteristiche e competenze richieste esattamente sovrapponibili al mio cv, non idonea. Pr un colpo di fortuna riesco a risalire a chi aveva gestito il cv. Chiamo e chiedo spiegazioni. La povera crista mi risponde che dall’ultima esperienza erano passati troppi anni. Le faccio presente che il fatto di non aver praticato la mansione negli ultimi tempi, non implica che io non mi sia tenuta aggiornata sui cambiamenti che sono subentrati. Sconvolta. Cioè lei si è tenuta aggiornata su una cosa che non fa più? Sì anima candida. Mi dice che proprio non ci aveva pensato e le dispiace perché sarei stata proprio la figura che cercavano. Vi starete chiedendo dove voglio arrivare, a ricordare che la carta si lascia scrivere, che se manca il rapporto umano, il guardare in faccia una persona, una conoscenza anche minima della prossemica, se chi raccoglie cv e dovrebbe in teoria incrociare domanda e offerta si sente investito del potere di stoc***o, la disoccupazione non calerà mai. Che se la stessa ricerca (e qui onestamente non ho capito come funziona anche se mi sto facendo un’idea) appare su trentaquattro piattaforme e sottopiattaforme, la confusione continuerà a regnare sovrana, i posti di lavoro a rimanere vacanti e la gente disoccupata. Un suggerimento ce l’ho, figuriamoci se non, ma ripristinare i buoni vecchi uffici del personale, dove qualcuno che conosce l’azienda sia in grado di gestire un colloquio e abbia quella puntina di intuito, invece di affidarsi alla rete o al passaparola, potrebbe sembrare un costo iniziale, ma porterebbe a dei signori risultati.

RANCORE

Gianrico Carofiglio

Einaudi

Chi ha letto LA DISCIPLINA DI PENELOPE, in questo nuovo capitolo scoprirà cosa l’ha portata a lasciare la magistratura, a chi non lo ha letto, verrà voglia di andare a scoprire comunque qualcosa in più su questo personaggio. Entrambe le categorie comunque, arrivando all’ultima pagina non potranno che essere soddisfatte della lettura. Una donna affascinante, sebbene non ci siano descrizioni fisiche relative alla bellezza, non deve essere una ragazzina visto il ruolo professionale che aveva, non nasconde misteri, anzi, racconta senza vergogna le sue debolezze che sono quelle di tutti, non si considera una wonder woman, è assolutamente consapevole di sè e proprio per questo forse ci si identifica facilmente. Nella sua solitudine che non è un rifiuto del mondo, ma un isolamento cautelativo che durerà il tempo necessario a guarire le ferite che il suo modo di essere le ha inflitto, per capire verso quale strada andare. Nel suo modo un po’ brusco ma mai sgraziato o maleducato di approcciarsi agli altri, nel suo cercare. Bello bello proprio bello, così come è bella l’indagine che Penelope intraprende, la ricerca di qualcosa che forse non esiste, un reato che chissà se è stato commesso, ma dà la stura a riflessioni profonde, sulle dinamiche che muovono le persone a fare o non fare qualcosa, porta a pensare a quante volte diamo per scontate conclusioni che sono lontanissime dalla realtà. A quanto male possa fare il rancore, a chi lo prova a chi lo subisce a chi ne rimane invischiato. La poca e sommaria descrizione che ho dato, potrebbe far pensare che sia una lettura “pesante”, assolutamente no. Anzi, è un romanzo che nonostante tutto  regala la speranza che le cose accadute, per quanto non scompariranno mai, si potranno con calma superare. Vabbè, d’altra parte non è una novità che Carofiglio sia bravo no? Se ancora non lo avete, il consiglio è di metterlo in lista per il prossimo giro in libreria.

IL COMPLOTTO DEI CALAFATI

Francesco Frisco Abate

Difficile raccontare, laddove servisse, la trama di questo secondo romanzo che vede protagonista Clara Simon, stretta stretta come un caffè corto, una coppia di nobili e il loro autista viene uccisa dopo aver lasciato un galà, organizzato al fine di raccogliere fondi da devolvere alla Calabria, colpita tra il 7 e l’8 settembre 1905 da un tremendo terremoto, Clara Simon, vuole scoprire chi sia stato, far trionfare la verità e magari uscire dal sottoscala in cui è stata relegata ala sede dell’Unione, il giornale per cui lavora. In realtà nello svolgersi della trama si intrecciano (a partire dal titolo) una serie davvero nutrita di potenziali assassini. Giallo storico? Sì senz’altro si può definire così, io per la verità lo chiamerei romanzo “sociale” senza nulla togliere all’investigazione. Perché diciamolo, quello che intriga e che Abate racconta magistralmente, è la varietà dell’umanità raccontata. A partire da Clara Simon, giornalista italo cinese “ficcanaso” che ne fa un’investigatrice nata, ragazza intelligente e volitiva che pur avendo tecnicamente il diritto di essere incazzata col mondo, è invece pronta a dare a tutti una seconda possibilità, andando oltre il pregiudizio o la nomea, che mentre procede contro tutto e tutti, continua la sua ricerca del padre, dato per disperso ma che lei è sicura non essere morto, per continuare con i tanti coprotagonisti, splendidamente delineati. Romanzo sociale ho scritto, perché nel raccontare l’indagine Abate ci racconta una società fotografata in un momento particolare, dove le classi sociali non sono così definite, tranne forse per quanto riguarda nobili e non, ma comunque al loro interno si dividono in mille rami, pronti a intrecciarsi per l’interesse contro il nemico comune e ad allontanarsi e tentare di sopraffarsi perseguendo ognuno i propri scopi. È un periodo quello raccontato, ricco di fermento politico, per di più in una città che scopriamo vivissima e a dispetto “dell’isolamento” odierno, cosmopolita come non ci si aspetta. Anche dell’autore è difficile parlare, un giornalista a cui scappa di scrivere e gli scappa bene, sia quando racconta facendo sorridere (ridere) la vita di chi come lui ha subito un trapianto, sia quando si dedica al noir puro – Mi fido di te con Massimo Carlotto – sia quando per la voglia, come in questo caso, di raccontare la passione per la Storia, mescolando tutte le sue anime e per capire meglio cosa intendo, oltre a leggervi il libro, cliccate sul link per vedere l’incontro con le blogger. Se lo conoscete sarete soddisfatti, se non lo conoscete, bè, è ora di rimediare.

DI BELLEZZE E FETENZIE

MOON LAKE – J.R.LANSDALE

Che ci siano Hap e Leo o meno, il nostro mitico Joe sforna dei romanzi che sono perle preziose, Qui la storia di Daniel, ragazzo bianco – che ne Texas dovrebbe equivalere a privilegiato – purtroppo per lui non lo è affatto, il padre (forse un assassino) ha cercato di ucciderlo dopo avergli ricordato quanto gli vuole bene un attimo prima di far volare entrambi con l’auto sul fondo del Moon Lake. C’è una Storia affascinante su quel lago, c’è una vita parallela che Lansdale ci racconta un pezzetto alla volta, insieme ala storia di come Daniel diventa un uomo, cresciuto per anni da una famiglia di neri che lo ha accolto quando è miracolosamente uscito dall’acqua e poi preso in consegna, non troppo volentieri, dalla zia, sorella a lui praticamente ignota della mamma scomparsa ormai da tempo.  Da bravo ragazzino “vittima” degli eventi a uomo fatto che torna, uomo fatto, sul luogo per così dire del delitto. Come sempre l’autore scoperchia dei verminai impensabili che invece evidentemente esistono, magari non così come li racconta ma molto vicini. Eccelso nell’indagare le dinamiche interpersonali, i giochi di potere più o meno sottotraccia, nel raccontare i sentimenti, ogni sentimento, senza pudori e senza fare uno sconto neanche di pochi cent. Se non lo avete ancora fatto, immergetevi senza la minima esitazione nel Moon lake, un bagno all’inferno e ritorno magistrale.

AUTOPSIA – PATRICIA CORNWELL

È passato qualche anno, ci ho sperato che fosse tornata e invece no. Oh sia chiaro, la Cornwell continua a scrivere magnificamente ma fossi in lei prenderei in esame seriamente una psicoterapia. Allora, posto che distratti dall’ottima scrittura di cui sopra, siamo passati per tanti anni a molte, forse troppe incongruenze, arriva il momento in cui guardi le cose con occhi disincantati e ti accorgi che non basta più. Che la dottoressa Scarpetta sia particolarmente afflitta da una sindrome di persecuzione è ormai cosa nota, che riesca a vedere complotti anche nella lettiera del gatto che non fa la palla perfettamente rotonda, è assodato. Sappiamo che è la ziapraticamentemamma (non è un refuso) di wonderLucy , e qui il termine wonder rende meglio in italiano, sorprendente in tanti modi, che se deve andare dal punto A al punto B come minimo fa alzare in volo l’elicottero, che tiene sparse per casa armi di ogni tipo e quando dico per casa intendo anche nel cassetto delle posate. Che non è più definibile borderline perché il confine lo ha attraversato da un pezzo. Da un pezzo abbiamo sgamato il fatto che le sue origini italiane, che ama sbandierare vantando la sua abilità in cucina, non vanno oltre il cognome e uno smodato uso di aglio in ogni piatto (perlopiù insalate o pasta al pomodoro), che con Pete Marino che adesso ha sposato la sorella matta, riesce a incasinare e trasformare in casi assurdi anche il più banale degli omicidi. Tutta ‘sta pappardella però non basta. L’ho letto, l’ho ripreso pensando di essermi persa qualcosa di fondamentale e invece no. Non c’è proprio la storia, c’è un ego ipersviluppato che nasconde un complesso di inferiorità da mandare a nozze psicologi psichiatri e psicanalisti uniti. La trama, che ripeto non c’è, non provo nemmeno ad affrontarla, ma se avete amato i primi romanzi, risparmiate tempo denaro e fatevi un regalo, leggete altro. Sorry miss Cornwell, ma credo sia ora di cambiare decisamente mestiere.

Recenti -issimi e Prossimi venturi

Di solito vi racconto o i fatti miei, diciamo il mio stare, o di libri che ho letto, perlopiù gialli, ma non è detto. Oggi per esempio, vi dico di raddrizzare le orecchie e c’è una ragione se parlo di orecchie.

Il 21 aprile sarà in libreria per La Nave di Teseo, il secondo romanzo scritto dal cantautore Pacifico, un racconto biografico delle vicende familiari, migrazioni esparti andate e ritorni, le nascite i matrimoni i funerali, insomma la vita, della sua famiglia e dintorni stretti, molto stretti. Il titolo è accattivante IO E LA MIA FAMIGLIA DI BARBARI le “saghe” familiari, soprattutte se raccontate con leggerezza e amore sono sempre un bel momento di relax.

Qualche giorno prima, il 19 per essere precisi, Einaudi porta in libreria Francesco Abate, giornalista scrittore ma più di tutto uomo, un uomo con una forza interiore e una storia che vale la pena di conoscere (ma sarete poi pochi a non conoscerlo). Scrive dei bei gialli, ha una mamma che da sola è tutto un programma, e una tale quantità di ironia che contagia. Non ve lo perdete. Ah, si intitola IL COMPLOTTO DEI CALAFATI.

A marzo e torniamo alle orecchie, Baldini & Castoldi ha pubblicato ieri CONFESSIONI DI UN MALANDRINO, l’autobiografia di Angelo Branduardi, scritta con Fabio Zuffanti una ricca prefazione di Stefano Bollani e un’appendice msicale curata da Laura Gangemi.

A seguire, nelle prossime settimane/giorni (tanto lo sapete che qui va così, non sarò mai una blogger seria e puntuale – mezza bugia, puntuale no, ma seria sono seria), vi racconterò di Lansdale e di MOON LAKE di Dario Sardelli e DELITTO SUL LAGO e del RANCORE raccontato da Carofiglio