Normalmente i libri di deGio mezzo scrittore (vedi profilo FB) e io aggiungo mezzo poeta, li divoro in meno di 24 ore, lo faccio perché ho paura. In che senso vi chiederete, paura che possa non aver centrato il bersaglio, che per una congiunzione astrale – credo a questo punto impossibile – possa non piacermi. Quindi niente dicevo, ogni nuovo libro lo divoro con il cuore in gola e poi quando mi rendo conto che non si sa come, ogni libro è più bello del precedente, mi rilasso e dopo qualche giorno lo rileggo una o due volte. Una lettura sola non è sufficiente per cogliere tutto quello che c’è dentro. E anche stavolta c’è tanto di tutto dentro, c’è amore, come di consueto, quello di Enrica e Luigi Alfredo che ci tengono incollati a una finestra da anni, c’è l’amore del duca Marangolo per Bianca, pulito come può esserlo un amore senza speranza e di antica data, di un vecchio malato per una giovane contessa sfortunata. E quello triste e rancoroso di Livia, quello opportunista e interessato di Manfred. C’è l’amore di un uomo che è andato a cercare fortuna, trovandola e poi perdendola, per amore della sua Cettina. E a chiudere la lista parziale c’è un amore trasgressivo, di quelli che non sono accettati ancora adesso, figuriamoci ai tempi del Capoccione. C’è la perdita, delle illusioni dei sogni delle speranze, la perdita dell’amore della dignità dell’onore. C’è l’ombra di quello che verrà, o almeno io ce l’ho vista ma ne parleremo alla prossima. C’è il riscatto, pubblico e privato di chi è accusato, di chi vive all’ombra del sospetto. E c’è la speranza, quella lama di luce che ti fa vedere anche nel buio pesto, che ti da la forza di scendere dal letto per quanto pesante e brutto sia quello che ti aspetta. C’è la forza, di uomini e donne capaci di cose tanto impensabili quanto logiche. Della trama non sto a raccontarvi, del giallo in sé per sé nulla da dire, si arriva ad intuire il colpevole ma poi quando arriva la soluzione, ti accorgi che avevi capito metà di quanto c’era da capire. Insomma mezzo scrittore forse, ma de Giovanni è un soprattutto un lettore, legge l’animo umano con la chiarezza di un misto fra uno psichiatra e un prete (uno di quelli veri). Quello che scrive ce l’ha dentro e ce lo regala, conosce, tanto per fare una citazione – che non c’entra o forse sì – miseria e nobiltà che albergano nell’uomo, conosce capisce e non condanna né giudica de Giovanni, racconta con la delicatezza e la precisione di un chirurgo. Sopra ogni altro, lo fa notare Severino Cesari, padre con Paolo Repetti di Stile Libero (la collana di Einaudi che pubblica Ricciardi e i Bastardi) a cui questo libro è dedicato, c’è un personaggio che a mio modestissimo parere è il vero alter ego di Maurizio, il brigadiere Maione, che è lui ed è suo padre, quel padre che tutti vorrebbero avere avuto e se si potesse avere sempre.
Va da se che questa non è una recensione, è un immenso grazie ad un autore che va oltre il raccontare storie, va oltre lo scrivere, ad un uomo che nonostante sia più impegnato della Merkel, trova ancora e sempre il tempo di esserci per quelli che, e non potrebbe essere altrimenti, gli vogliono bene.

I libri della
una realtà che conosciamo quella che ci racconta
ando chiudi un libro e ti scatta l’urgenza di scriverne di parlarne di dire a tutti cosa ne pensi i casi sono due, o hai letto la ciofeca dell’anno o una storia splendida. Ho finito
Domani 23 novembre, esce il nuovo romanzo di deGio – consentitemi di chiamarlo così – e ancora una volta stupisce, non per la trama gialla che è perfettamente costruita, ma per come riesce a scrivere qualcosa di sempre nuovo pur restando fedele a se stesso e al suo particolarissimo modo di scrivere. Ad ogni romanzo, Cuccioli è il quarto romanzo con gli stessi protagonisti, aggiunge qualcosa ai protagonisti, gli mette addosso i giorni che passano e che inevitabilmente cambiano le persone. E’ incredibilmente in grado di approfondire il carattere e le vicende, di ogni di ogni personaggio focalizzando di volta in volta l’attenzione, mediante un complesso gioco di assegnazione degli incarichi, su una coppia che diventa protagonista. L’incredibile è che quando hai finito il romanzo, ti accorgi che in realtà ha fatto progredire la storia di ognuno; tutti, cattivi compresi. E’ un caleidoscopio di emozioni fatti e atti che alla fine ti fa quasi credere si tratti di persone e non di fiction, perché de Giovanni lavora sempre su più piani, e non c’è verso anche quando decide di sfoderare il giallista, i suoi romanzi sono intrisi di un’umanità palpabile. Certamente non è l’unico autore che lo fa, ma come altri grandi della letteratura contemporanea, ha creato dei personaggi che sono ormai degli amici. Cuccioli concentra l’attenzione su Romano. Hulk per i Bastardi, che sta cercando di non cedere alla tentazione di lasciarsi abbruttire dal dolore della separazione, il destino lo aiuta mettendo sulla sua strada un fagottino abbandonato vicino ai cassonetti. E qualcosa scatta, l’istinto a proteggere quella bambina così piccola e così disperatamente in pericolo di vita, va da se che tutti i Bastardi, chi per un motivo chi per l’altro, mettono l’anima nella ricerca della madre e/o di chi ha abbandonato la bambina. e se si potesse si salterebbe anche dal divano di casa per correre ad abbracciare quel minuscolo esserino. Un bambino cambia la vita, e Giorgia, questo il nome che Romano decide di dare alla piccola, cambia ognuno dei poliziotti di Pizzofalcone. A fronte di un cucciolo umano trovato, un altro cucciolo, il cagnolino Artù, scompare. E’ di un bimbo, che chiede aiuto ad Aragona. Di nascosto, vergognadosi di aver ceduto a una richiesta non esattamente congrua al lavoro di polizia, Aragona si mette alla ricerca del cagnolino “sorvegliato” per fortuna dal Presidente, che abbandona almeno in parte le sue indagini sui suicidi. In autunno i romanzi che vedono protagonisti i poliziotti di Pizzofalcone, ce li potremo godere anche in tv, con uno strepitoso cast, sì ormai è notizia non nuova, ma Gassmann Lojacono io mi sento di ricordarvelo

Una masseria blindata come Fort Knox, una vecchia contessa, ormai settantenne e una vicenda che trascende dalla classificazione di genere. Un po’ giallo un po’ horror, con una puntina di noir. Clotilde, meravigliosa creatura che proprio non riesce ad accettare il tempo che passa, e a darle una mano il chirurgo plastico, di non chiarissima fama, Cristoforo Tommaseo, che ne è diventato l’amante oltre che il restauratore. Condividono un segreto con poche altre persone, pagate profumatamente per obbedire alle severissime regole imposte dalla contessa. La masseria nel Salento ospita uno zoo particolare, non sono animali a riempire le 7 gabbie, ma uomini, quelli che una volta si trovavano nei 