Una volta erano le mamme, con la ciabatta nascosta dietro la schiena a dirlo, magari ce ne fossero verrebbe da dire. Sì lo so vi sembra che stia andando fuori tema ma giurin giuretta così non è. Vi ricordate gli anni ’80, quando tutto sembrava facile e forse lo era, anche se non per tutti. Adesso succedono cose brutte, capita che una bambina venga rapita e poi restituita senza vita, poi accade di nuovo e di nuovo, si scopre che i genitori hanno qualcosa in comune, qualcosa che risale a quando erano bambini loro, qualcosa che li legherà per la vita, che si sta ripetendo con un risvolto terribile. In questo suo romanzo la Barbato intesse una storia tremenda, non è la prima volta che nei romanzi della Barbato ci sono dei bambini protagonisti e va da sé che questo li rende atroci. Confesso che avevo abbandonato un precedente romanzo, forse non era il momento o forse non so, ma certamente dopo questo riprenderò in mano quello e i precedenti. A causa della lacuna, non sono in grado di dire se abbia sempre scritto così o se ci sia effettivamente stata una crescita, ma questo ultimo romanzo è davvero scritto con maestria. La trama è complicata e i personaggi sono tanti – scelta ponderata per avere il maggior numero di punti di vista – quello delle vittime di allora che vittime poi non erano, ma lo sono adesso, quello del presunto assassino del vero assassino e tutto quello che ha scatenato questa catena di eventi. Un thriller ma se vogliamo dirla tutta, scava talmente bene nella psiche umana, da entrare di diritto nei noir. Potrei fare una breve biografia professionale, ma la trovate ovunque, posso solo consigliarvi di mettere in valigia questo libro per le ferie, ma non da solo perché si legge tutto d’un fiato e rischiate di rimanere senza. In buona sostanza non perdetevelo.
Non ti faccio niente ed. PIEMME

Cosa fai se non ci sono ammazzatine, la tua cittadina è invasa da una troupe televisiva che sconvolge i ritmi e tu sei abitudinario come le lancette di un orologio? Se sei il commissario Montalbano potresti decidere di andare a
Presente la periferia romana (che poi gira gira è come quella di qualunque altra città), prendi quello che una volta era il proletariato ma spostalo negli uffici invece che nelle fabbriche, aggiungi quello che conosce uno che per puro caso è arrivato al potere. Poi aggiungi quei “disperati” che vivono ai margini e quei delinquenti che i “disperati” li usano. Il quadro è già devastante così, poi però tutti questi ingredienti mettili nella padella sui fornelli di Antonio Manzini. Ed ecco servito un piatto da gourmet. Rocco Schiavone era ancora lontano ma la bravura dell’autore era già tutta presente. Le vite di due fratelli che si sono allontanati da anni si incrociano, per il puro capriccio del destino. Uno di loro è un impiegato dell’INPS, l’altro un balordo.
Se Saviano racconta una città brutta e pericolosa, le “paranze” e le “stese” che affliggono Napoli, se
Se ne son dette di ogni su questo libriccino (diminutivo affettuoso) composto in gran parte da foto di scena, un sacco di stronzate anche, se mi scusate il francesismo. Come di ogni fiction o film che si comandi, anche de
Dopo l’incursione nel magico mondo delle fiction, torniamo a parlare di libri, anzi di un libro, quello di 
Cosa conosce un panettiere? Conosce la notte, è nel silenzio che fa il suo lavoro, mentre la maggior parte della gente dorme sogna o fa l’amore, il panettiere è lì, davanti al forno in cui cuoce la vita. C’è un modo di dire per indicare una donna gravida, si dice che “ha una pagnotta nel forno”, e non è un caso, il pane è da sempre metafora di tutto, “buono come il pane” “
Gli appassionati di gialli e in particolare quelli di autori italiani conoscono bene il giornalista investigatore
Premessa: chi come me ha amato Patricia Cornwelll, ad ogni nuova uscita di un autore amato è diviso fra la smania di avere subito il libro fra le mani, e l’orrenda consapevolezza che 99 su 100, avrà l’ennesima delusione, vada tranquillo, la delusione qui non c’è.