Ovvero qualche consiglio ALLA regia invece del solito contrario. La premessa necessaria è che ho letto ogni singola riga scritta da de Giovanni, credo che festeggiamo (oddio io festeggio, lui magari meno 😉 ) i 6 anni di amicizia ed ognuna di quelle righe l’ho amata. Amo profondamente tutti i suoi personaggi, perfino quelli che mi stanno antipatici, li ho visti crescere quasi contemporaneamente all’autore (ho detto quasi e non sono certo la sola, mica che poi si pensi che millanto) e ho atteso questa serie trepidando. Chi legge, sa che inevitabilmente qualcosa cambieranno, i personaggi hanno un volto e una voce per ogni singolo lettore, quindi il rischio che il casting ti possa deludere c’è, sai che mille sfumature non potranno mai essere rese da una telecamera, in un libro leggi anche i silenzi, in un film no. Detto questo, mi è piaciuta? Sì quasi del tutto. La mia fortuna è che nella mia testa e nei miei occhi, la Piras Letizia frate Leonardo o Palma, avranno comunque la faccia che io ho pensato per loro quindi se anche qualcuno non corrispondeva alla descrizione, mi è scivolato abbastanza. Non sono una critica televisiva e non entrerò in particolari che non mi competono, forse le storie si potevano sviluppare diversamente, di sicuro de Giovanni le ha pensate e scritte in altro modo, perché dicessero di più, perché andassero oltre la trama gialla, ma nell’insieme mi sono arrivate come lui le ha scritte, c’erano comunque cose che non potevano essere trasposte. In questo caso specifico credo che sarebbe più esatto dire che è stata fatta una riduzione televisiva. Rimane però un fatto, fare 7.000.000 di spettatori per 6 puntate 6, vuol dire avere fatto qualcosa di bello, di buono, qualcosa che con i dovuti distinguo è arrivato. Non stiamo parlando di un film, stiamo parlando di una serie televisiva. E veniamo ai consigli di cui sopra, miei amati attori, e dico così essendo una fedelissima di Un posto al sole (da cui vengono parecchi di loro), io so che siete bravi, vi conosco ma fatevi un regalo, leggetevi i libri oltre che il copione, andate a fondo di ogni personaggio. Sono figure che non hanno prezzo, hanno sfaccettature che ogni attore vorrebbe trovare nei personaggi che interpreta, non piegatevi a imposizioni della regia o della sceneggiatura. Faccio salvo Gassmann ma solo perché si è tolto un po’ di accento dopo la prima puntata (e perché comunque mi ha ridato il mio Peppino, prestandogli anche quei 20/25 centimetri), propongo una menzione speciale per Mariano Rigillo che ha reso il generale odioso come non mai. Faccio qualche esempio a caso, frate Leonardo non ha mai l’occhietto furbo, è convinto di fare del bene e quasi gli pesa quello che fa. Romano nei romanzi non ha più scatti d’ira nei confronti di nessuno, li ha persi perdendo Giorgia. Per ultimo Carlei, regista di peso e di pregio che si è lasciato sfuggire forse un po’ troppe piccole cose, una su tutte, se a Paolo Romano (che ha interpretato un uomo davvero brutto) viene naturale uno spiccato accento piemontese (che vista la tensione del ruolo ci stava tutto), cosa ti costa cambiare il particolare della provenienza (Bergamo). Lo so sono sciocchezze che se al grande pubblico sfuggono, al lettore attento stridono. Quindi ricapitolando, ho visto le cose che non andavano, ma mettendo sui piatti della bilancia i pro e i contro, direi che i primi pesano un bel po’ di più, e il merito è delle Storie, di quei personaggi che de Giovanni ha creato, quelle Storie che comunque sia, ti colpiscono al cuore. In attesa di vedere se i consigli alla regia servono, resto in attesa del prossimo romanzo, perché i film passano ma i libri restano, e quello che de Giovanni ci regala con le sue Storie, diventa parte di chi legge e lo resta, indipendentemente da quanti film ci possano fare.

Un libriccino piccino, una raccolta di racconti (raccontini) piccoli ma carucci assai. Lo ha scritto
realtà l’asticella è stata portata a livelli da record e non da record italiano. Poi vi parlo del libro ma prima volevo soffermarmi sull’
Cosa conosce un panettiere? Conosce la notte, è nel silenzio che fa il suo lavoro, mentre la maggior parte della gente dorme sogna o fa l’amore, il panettiere è lì, davanti al forno in cui cuoce la vita. C’è un modo di dire per indicare una donna gravida, si dice che “ha una pagnotta nel forno”, e non è un caso, il pane è da sempre metafora di tutto, “buono come il pane” “
Ma insomma sti gay, froci ricchioni culattoni busoni o come più vi piace chiamarli, esistono o no? Esistono ma siccome sono effeminati non giocano a calcio, se per caso dovessero di sicuro non arrivano alla massima divisione. E invece Diego Di Martino (abbiate pazienza ma è napoletano ed ha avuto il coraggio di nascere il giorno in cui il Napoli ha vinto lo scudetto, si è rassegnata anche la mamma), a ventidue anni gioca in serie A e ha un piccolo problema. Lo sa lui e lo sa il suo procuratore, gli piace il pesce. La cosa è parecchio problematica perché come si diceva, nel calcio non esistono i gay e quindi incontri clandestinissimi e blindati con dei marchettari strapagati (la discrezione quasi mai è gratis) supervisionati dal suo procuratore e donne farlocche con cui apparire sulle copertine dei giornali. Poi vai a guardare gli scherzi che fa il destino, Diego scopre che mogli e figli o virili manate in campo, nascondono a volte altri gay, altre anime che non possono uscire. Ovviamente non vi racconto nulla di come si svolge la trama di un romanzo che definire godibile è poco, ma sottolineo come Carrino sia in grado di alternare momenti in cui ti si stringe il cuore a momenti in cui ti pisci addosso (cioè, io ancora non mi sono ripresa dall’immagine dei mammut – che al mercato mio padre comprò perché erano finiti i topolini -) ed è solo un esempio. Ti sbatte letteralmente in faccia il sesso e l’amore, perché come dice magistralmente, si perdona la droga il tradimento l’indulgere nella prostituzione anche minorile che si picchi la moglie, ma la tenerezza e l’amore no; “è l’amore storto che somiglia paro paro all’amore dritto che non si perdona: la somiglianza alla sedicente normalità, in questi casi non si perdona mai.”
Gli appassionati di gialli e in particolare quelli di autori italiani conoscono bene il giornalista investigatore
Venezia è piena di belle donne, ma c’è un uomo che guarda oltre la bellezza e l’eleganza, lui ha una passione per le
Premessa: chi come me ha amato Patricia Cornwelll, ad ogni nuova uscita di un autore amato è diviso fra la smania di avere subito il libro fra le mani, e l’orrenda consapevolezza che 99 su 100, avrà l’ennesima delusione, vada tranquillo, la delusione qui non c’è.