Io nella vita ho conosciuto solo militari per bene, anche quelli che vestono una divisa scura e invece della guerra conducono una “guerra” silenziosa, per tentare di contrastare la gente che per bene non è, quelli che delinquono. Per dire, gente come quei due “cretini” che hanno fatto sesso in servizio, contravvenendo ad una serie infinita di regole ben precise (mi spiace ma non credo alla violenza fatevene una ragione), gentaglia così dico, io non l’ho mai incontrata e per inciso la divisa gliela farei mangiare.
Detto questo, quando mi hanno dato da recensire una biografia del carabiniere forse più famoso dopo Salvo D’acquisto, mi sono “spaventata”, mi sono chiesta se ne sarei stata capace. La recensione, quella fatta secondo i canoni, la troverete su Mangialibri a breve, qui lascio spazio alle emozioni profonde che leggere questo libro mi ha scatenato. Rabbia, una rabbia feroce per come questo Paese (che amo insensatamente), da sempre affossa i suoi uomini migliori, da sempre lascia soli questi personaggi che per un senso di Giustizia che va oltre il comune sentire, vanno tranquillamente incontro ad una morte certa. Andrea Galli ha raccontato dalla Chiesa (lo scrivo con la particella minuscola, che denota ascendenza nobiliare, perché pare che sia quella corretta), senza retorica, limitandosi ai fatti nudi e crudi, sia quando parla dell’amore infinito che lo ha legato alla moglie – mancata per un infarto del quale dalla Chiesa si è “incolpato” per anni- ai figli e per ultimo alla seconda moglie – Emanuela Setti Carraro uccisa con lui in via Carini a Palermo – sia quando racconta di come si è inventato, letteralmente, un metodo investigativo che tanto nell’Antimafia quanto nell’Antiterrorismo, che ha dato risultati che nessun altro metodo ha portato, e qui mi è scattato l’orgoglio che possano esserci italiani così, puliti integri, con la schiena dritta sul serio. Insomma un concentrato di tante cose questo libro e il consiglio spassionato che mi sento di dare è leggetelo, per capire come il potere di pochi (noti e ignoti ahimè), renda questo Paese ostaggio di desideri illeciti (nei metodi di acquisizione), soldi potere o deliri di onnipotenza. Mi viene una sola parola, grazie a uomini come il Generale, che ha dato ad altri uomini altrettanto retti (partiamo da Falcone e Borsellino ma la lista è infinita), la possibilità di fare quello che hanno fatto, alla brutta faccia di chi siede o sedeva a Roma, decidendo le nostre sorti.
Categoria: Antidoti
31.12.2017
Ultime riflessioni dell’anno, su tutto un po’, faccio outing o coming out (tanto non ho mai capito la differenza). E se quanto vi capiterà di leggere, ammesso che vi capiti, deciderete che non volete più essere fra i miei amici, me ne farò una ragione.
Capitolo sincerità: presente le persone che pubblicamente dicono pontificano e straparlano e poi in privato dicono cose diverse adducendo motivazioni profonde e imperscrutabili? Ecco, avete rotto i coglioni. Siete i peggiori ipocriti, non esistono altre motivazioni che non siano la necessità di dare di voi un’immagine consona al politically correct. E vale per ogni cosa, dall’uso delle parole alle battaglie antisessiste all’accoglienza. Badate bene di non confondervi, non attribuite alle mie parole significati che ci vedete voi ma non ci sono. Lo diceva anche quel gran genio di Nanni Moretti no? Le parole sono importanti e aggiungo io, hanno solo i significati che gli attribuisce il vocabolario, quelli che gli date voi, valgono meno di 0. Non datevi arie che poi l’aria al primo spiffero gira, siate onesti anche se vi dovesse costare qualche consenso. E non sto dicendo di dire sempre solo quello che pensate, ci mancherebbe, ma qualche volta in più astenetevi, non cavalcate ogni ondina, che poi a fare i surfisti si rischia grosso. Non siate sempre lì a leccare il culo a qualcuno che ai vostri occhi ha fama o potere, non siate la corte pavida che non ha il coraggio di gridare che l’imperatore è nudo, abbiatelo questo coraggio o quantomeno tacete.
Capitolo donne: non esiste il femminicidio, esiste l’omicidio che può vedere vittima un essere umano di qualunque sesso sia, abbiate rispetto nelle piccole cose, anche nell’avere il coraggio di dire a una donna che sta sbagliando, che sta usando male le sue doti le sue capacità la sua intelligenza, essere femmina non è un privilegio, è un caso, siate rispettosi di ogni essere umano, abbiate il coraggio di dire che una donna con la bernarda di fuori, o sta provocando (per un suo malinteso bisogno di esposizione) o è cretina, così come un uomo che lo tira fuori in occasioni non consone, è un povero mentecatto. In entrambi i casi potrebbero esserci conseguenze che nulla hanno a che fare con le libertà.
Capitolo omosessuali: Amo l’amore, non posso che gioire se e quando qualcuno trova la sua anima gemella, indipendentemente dal sesso, ci sono coppie omosessuali a cui voglio molto bene, anche degli omosessuali single a dire il vero, ma non era questo il punto, il punto è che i genitori che buttano fuori casa un figlio gay, non capiranno il loro errore guardando Malgioglio che fa il cretino e parla di se come di una donna, anzi. Non confondete le cose, il rispetto non è accettazione di ogni idiozia. Un uomo che si concia come una donna pur mantenendo la sua mascolinità, è ridicolo, esattamente come sarei ridicola io se a 50 anni suonati mi mettessi ad andare in giro con minigonne ascellari zatteroni e top esaltatatette.
Capitolo fascismo: è un po’ esagerato come termine ma ci sta, non schieratevi, ascoltate, non arroccatevi sulle vostre posizioni, ricordatevi che ma è solo una congiunzione con valore avversativo, esiste perché le idee, le posizioni, possono avere tante sfumature, sono tante componenti che formano un pensiero. Siate davvero disponibili al confronto, è l’unico modo per capirsi e trovare una strada comune con chi la pensa in maniera diversa da voi.
Riscoprite la pietà, non abbiate bisogno di un barcone o di un faccino nero. Come diceva Gaber, le persone hanno spesso le braccia tanto lunghe da abbracciare il mondo, ma troppo corte per abbracciare un amico.
Godetevi la serata, entrate piano piano nell’anno nuovo, è un neonato, se fate casino lo spaventate e poi va a finire che ci cresce carogna.
Una vita per una vita
Un noto avvocato suicida in una città piccola come Udine fa scalpore, l’ispettore Cavalieri esce dal sonno con il pensiero diviso fra l’avvocato morto e gli esami clinici che deve ritirare, il possibile esito lo preoccupa molto più del lavoro. Il suicida lascia una moglie (una seconda moglie) e un figlio a cui in un biglietto, imputa in qualche modo la sua decisione di togliersi la vita, figlio che fra le altre cose è stato compagno di liceo dell’ispettore. Dopo l’avvocato altri suicidi, tutti apparentemente senza ragioni, iniziano a far pensare all’ispettore che forse non siano quello che sembrano. Il nuovo noir di Pierluigi Porazzi, scritto a quattro mani con Massimo Campazzo, si focalizza su un tema che oggi è particolarmente sentito (e aggiungerei fuori controllo nonostante tutto). Il bullismo e le conseguenze che possono scaturire da quei semplici gesti che fanno i ragazzi. Vittime e carnefici che si ritrovano coinvolti in storie dolorose senza sapere, perché le radici dei fiori, velenosi o meno che siano, restano in profondità al punto da essere dimenticate. Un giallo intrecciato perfettamente con indizi che si accavallano e portano il lettore a cambiare idea ad ogni pagina, un thriller che entra in profondità nella testa e nei cuori dei protagonisti. Oltre alla bravura dei due, vi segnalo che parte del ricavato, sarà devoluto in beneficenza a Udinese per la vita, una Onlus che da 19 anni si occupa di sovvenzionare opere a trecentosessanta gradi, dall’acquisto di attrezzature sportive a quelle mediche. Insomma un regalo doppio da farsi e da fare. Perché non è mai tardi per regalarsi emozioni
A spasso nel labirinto con Donato Carrisi
Più che uno scrittore regista sceneggiatore e quant’altro, la mia sensazione è che Carrisi sia un giocatore, ad ogni romanzo, e siamo al settimo (escludendo La donna dei fiori di carta che esula dalle serie), ad ogni romanzo dicevo, alza l’asticella, la “sfida” con il lettore è un gioco al rialzo continuo. Il Male è il suo territorio, lo esplora da tutte le angolazioni e ci serve la paura come un piatto prelibato che ci gustiamo ogni volta con gran goduria. A dieci giorni dall’uscita si sono creati gruppi di lettura sfociati poi in gruppi di confronto e so per certo che alcuni stanno tentando di assoldare un killer. No, non perché il libro sia una delusione dopo tanta aspettativa, ma perché è perfetto. Si parte tranquilli, una storia incasinata ma non troppo, si prosegue una pagina via l’altra con un trucco, la tensione sale senza che tu, immerso nella scrittura che come sempre è magistrale, te ne accorga. Quindici anni fa,Samantha Andretti tredicenne, è sparita nel nulla, quindici anni di silenzio squarciato dalla sua ricomparsa. Bruno Genko è un investigatore privato sopravvissuto a se stesso, gli hanno dato un paio di mesi di vita che ormai sono scaduti. Quando Samantha è scomparsa la famiglia lo ha ingaggiato e adesso che è ricomparsa, il contratto firmato a suo tempo, lo tiene ancora in gioco a pieno titolo. Mentre seguiamo Bruno e marginalmente la polizia, entriamo senza accorgercene nei labirinti. Non è uno solo il labirinto, o forse sì, perché quando ogni uscita è un vicolo cieco, quando ti trovi ad una svolta che è esattamente uguale a quella che hai appena passato, non sai più dove sei o dove stai andando e quando ti sembra finalmente di aver capito da dove uscire, Carrisi ti dimostra che in realtà le uscite sono forse più di una, o forse nessuna. Perdetevi.
Era il 1962 su una spiaggia di Sorrento…de Giovanni e la macchina del tempo
Li aspettiamo di anno in anno, restiamo sospesi nell’ incertezza per mesi e poi finalmente arriva la fine dell’anno e sappiamo che i nostri dubbi saranno finalmente sciolti.
Aspettiamo lasciando i nostri amati ragazzi in un limbo. Poi via via che si avvicina il momento, dall’angolo in cui li abbiamo messi riemergono prepotenti, cominciamo a chiederci se Aragona sarà riuscito ad invitare a cena la bella Irina, se Pisanelli riuscirà finalmente a capire quello che noi lettori sappiamo e non possiamo dirgli. Ci viene un po’ di batticuore, lo stesso che prova Ottavia quando vede il commissario, quella sensazione di stare in bilico fra il dovere nei confronti di chi ha bisogno di noi e quello verso noi stessi. Insomma non so a voi, ma se i Bastardi di Pizzofalcone indagassero sul furto di una gomma da cancellare sparita dal tavolo del bidello, a me andrebbe bene lo stesso. In questo Souvenir ho percepito un cambiamento, che poi si sa che nei libri troviamo quello che ci mettiamo noi, mica solo quello che ci mette l’autore. Lasciamo da parte l’indagine che è un romanzo nel romanzo, un lavoro di deduzione che sembra semplice ma non lo è affatto, io ci ho trovato un cambio quasi impercettibile, come se avessero imboccato l’ultimo pezzo di strada prima del traguardo. Traguardo poi, quale? Quello che tutti noi, più o meno Bastardi nel nostro piccolo, inseguiamo sempre e comunque, che ne siamo consapevoli o no. Avere una vita che possiamo definire felice, qualcuno che accolga i nostri pensieri la sera, quando torniamo a casa con le brutture del giorno sulle spalle. Poter amare la persona che il destino ci ha messo davanti senza per questo perdere amori più antichi, la cui mancanza ci lascia lacerati. Poter aspettare il momento di lasciare questo mondo senza rimpianti, sapendo di avere fatto quello che dovevamo.
Souvenir, ricordo, qualcosa che con la sua fisicità ci riporti a momenti felici che teniamo nel cuore, questo fa de Giovanni, ci lascia ogni volta con qualcosa da tenere nella scatola dei ricordi preziosi, qualcosa che ci ricordi appunto che dobbiamo tendere alla felicità, per quanto ci possa costare. Lo fa da grande scrittore, da uomo che entra negli animi e li racconta con grazia, con la gentilezza che pochi hanno nell’affrontare l’altro. Una sola avvertenza, quando finirete di leggere Souvenir, il primo istinto sarà quello di prendere il telefono (se avete il numero) o di fiondarvi su messengers per poterlo insultare senza freni. Fatica inutile, lo sa che per qualche momento lo odieremo tutti, ma sono certa che saprà farsi perdonare incondizionatamente. Non dimenticatevi di tenere d’occhio la pagina facebook del fan club, Maurizio farà una diretta per rispondere a tutte le nostre curiosità. A questo link, anche se suppongo lo abbiate già visto, c’è un pezzettino di Souvenir letto da Maurizio
Ultime ore per togliervi lo sfizio
Ragazzi domani invierò le domande a de Giovanni, sono le ultime ore per fare qualche domanda
Un Sogno del 2010, oggi come allora
Sogno di andare un giorno in un posto dove io abbia voce. posso permettermelo, perchè non ho un contratto con la Rai, nè con canale 5, posso permettermelo perchè so usare l’italiano e potrei dire tutto senza rischiare l’arresto. Posso permettermelo perchè non ho paura. Posso permettermelo perchè non ho nulla da perdere, nemmeno la faccia. Berlusconi Fini Bersani e tutti gli altri in fila. Sogno di poter arrivare davanti a una telecamera, sulla prima pagina di un giornale nazionale, e di poter urlare in faccia a questi signori che mi hanno rotto i maroni, che li licenzio, che non possono appellarsi a niente, perchè sono al nostro servizio, non il contrario. Sogno di metterli con le spalle al muro, di potergli dire che non me ne frega niente di cosa fanno del loro privato, nè della figura di merda che mi fanno fare in quanto italiana, perchè se l’Italia non avesse disoccupazione, se non avessimo le carceri piene, i processi più lunghi del mondo, i politici più collusi, se non avessimo la mafia la camorra la ndrangheta la sacra corona il terroristi neri i terroristi rossi, i pentiti e gli sciammannati. Se non avessimo i giornalisti più leccaculo del mondo, nessuno si potrebbe permettere di ridere se Berlusconi fa le corna o il cucù. Se invece di spendere i soldi del paese in aerei da guerra, fossero spesi per la sanità o le case o per creare posti di lavoro, caro Berlusconi, potresti fare anche maramao. Sogno un giornalista, uno solo che non abbia paura, di perdere il posto, sogno che in questo paese del cavolo si alzi una voce, una sola. Un giornalista che sia ricco a sufficienza da potersene fregare, che non finga di essere contro. Uno, uno solo che dica finalmente in faccia a chi ci governa, che non può permettersi nulla. Sogno che qualcuno risponda alle mie provocazioni, e si renda conto che gli strumenti li abbiamo. Voglio un paese in cui la coscienza civile si risvegli, con intelligenza. Sogno un paese in cui tutti abbiano voce, e imparino ad usarla. Senza urlare, non serve.
#BCM2017 parte 2
Mi rendo conto che a distanza di una sola settimana, il BCM sembra già roba vecchia, ma i lettori son gente seria, che conosce il valore delle parole e per cui i libri sono sempre validi, quindi un breve resoconto, con suggerimenti per chi li vuole. Vi avevo lasciato con de Giovanni al Franco Parenti, dopo un rapido rifocillamento, ci siamo spostati (sì si viaggia in blocco fra blogger e amici), di nuovo a Palazzo Morando, gli eventi gialli e noir li hanno concentrati nello spazio adiacente alla mostra Milano e la Mala, visibile e che consiglio fortemente, fino all’11 febbraio, che raccoglie la storia criminale della città, dalla rapina (tristemente famosa di via Osoppo a Vallanzasca. Torniamo ai libri. Riuscite a immaginare Malvaldi e Robecchi insieme? Avrebbero dovuto parlare dei luoghi di Milano, La geografia milanese del noir, e lo hanno fatto, a modo loro, mescolando riflessioni serie su come Milano sia ormai “divisa” da confini precisissimi e definiti da non si sa bene cosa, quindi per il mondo la fuori esiste il quadrilatero, dove per inciso stazionano telecamere in attesa di vips che fanno shopping, zona movida, dove giustamente si mescolano vips in locali esclusivi e gente di ogni tipo fuori che si sballa di alcool e roba (ma di quelli costosi) e periferie più o meno degradate. Il più delle volte indicate dai nostri amati scrittori, che ambientando le loro storie hanno riscritto appunto la geografia. La gente normale dite? Quella che al mattino va al lavoro e la sera fa la spesa prima di tornare davanti alla tv? Boh, da qualche parte ci sarà, ma non è dato sapere esattamente dove. A seguire Piero Colaprico, un nome che non ha bisogno di presentazioni, ha fatto una presentazione spettacolo con Arianna Scommegna (per inciso, cercatela e andate ad applaudirla) del suo La strategia della lucertola, se avete amato Scerbanenco, se vi piacciono i romanzi con gente brutta e cattiva, ma dove in qualche modo la giustizia un pochino riesce ad averla vinta, non ve lo perdete. Il sabato si è concluso con un simpatico teste a teste, noir contemporaneo VS storico, nomi da non perdere e cercare in libreria, Marilù Oliva Romano De Marco Marcello Simoni e Nicola Verde, storie per tutti i gusti (purché noir), che nessuno dovrebbe lasciarsi scappare. La domenica ve la risparmio, vi dico solo Manzini Robecchi (e non avete idea di cosa c’era al salone d’onore della Triennale), Triennale dove per altro mi sono imbattuta, senza ahimè poterlo stalkerare in quanto al telefono, lui, in Valerio Mastrandrea, che vi ricordo al cinema con lo splendido The Place. Due chicche just for you, Manizi teneva in mano la copia staffetta della raccolta Sellerio che immagino abbiate già tutti (e chi non ce l’ha corra in libreria che la libidine è garantita). Voci di corridoio, sussurrano che presto, oltre ai già amati Bastardi e Schiavone, potremmo finalmente sapere che faccia ha il Monterossi
BCM17 – di libri autori e incontri – Tanto giallo e tanto noir – parte 1
Va da sè che l’unico requisito indispensabile per godersi a pieno BookCity, sarebbe l’ubiquità, mi dicono però non essere qualità nelle disponibilità di alcuno. Io per una volta, a malincuore ho escluso le decine di eventi a carattere generale – e credetemi sulla parola c’erano davvero eventi per tutti i gusti, presentazioni incontri tavole rotonde conferenze e chi più ne ha più ne metta – per concentrarmi sul genere che mi appartiene forse più degli altri, o perlomeno quello in cui la competenza non mi manca (e se vi sembro presuntuosa non è un problema mio). Quindi mi sono concentrata sul Giallo e il noir. A onor del vero qualche dubbio sull’ubiquità mi è venuto, o perlomeno che qualche autore/relatore, abbia dei superpoteri, ma questa è un’altra storia. Ho selezionato pochi incontri, quasi tutti tenutisi a Palazzo Morando, ho iniziato con la presentazione di Le sorelle Sciacallo della Vallorani, introdotta e affiancata da Elena Mearini e Carlo Lucarelli interessante incontro in cui è tornata prepotente Tecla Dozio (che evidentemente è ancora ben salda al suo posto di Signora del giallo, nel cuore di tutti). del libro ve ne parlerò ovviamente quando lo leggerò (e non fate dello spirito sui tempi). Però se lo consiglia Lucarelli, fossi in voi un pensierino ce lo farei. A seguire la presentazione di Le notti nere di Praga,(Davide Mosca – Mondadori) un divertente “giallo” che vede protagonista nientemeno che Kafka. La relatrice Cristina Aicardi, anima di MilanoNera, lo ha consigliato, e io, sempre in attesa di leggerlo, lo consiglio a voi. Per i #deGiovanners più distratti, più distratti, sulla pagina facebook di questo blog, trovate tre minuti di Souvenir, sì cari, un regalo che Maurizio ha fatto ai presenti al Parenti, dove in realtà si è parlato del commissario Ricciardi a fumetti, direi che Bonelli Editore ha fatto un gran lavoro. Non perdetevi il prossimo articolo, vi racconterò di Malvaldi Manzini Robecchi e di cosa hanno raccontato
In attesa dei Bastardi, quello che non vi ho detto di Rondini d’inverno (occhio allo spoiler)
Ne avevo parlato dicendovi poche cose, avevo bisogno di assimilare le mille cose che ci sono in Rondini d’inverno, lasciando da parte i colpi di scena nella vita del commissario dagli occhi verdi, lasciando da parte lo strazio del dottor Modo e di Maione che si fondono in un’unica storia, sia pur per ragioni diverse, vorrei concentrarmi su un particolare che per me è stato scioccante. I collegamenti mentali che trovate di seguito, sono ovviamente frutto della mia mente che tanto a bolla non è ed è cosa nota, ma ovviamente i commenti sono aperti sia al confronto (qui o sulla pagina FB è uguale), sia con chi legge, sia eventualmente de Giovanni che se vuole può dichiarare pubblicamente la mia follia. Non so voi, ma io mi sono chiesta da quando è iniziato il ciclo delle canzoni – Con Anime di vetro proseguito con Serenata senza nome- chi fossero il vecchio e il ragazzo, era come se non riuscissi a farli incontrare con le Storie che stavo leggendo. Un po’ come quando guardi un quadro di Escher. Leggendo Sipario alla fine, il mistero viene svelato e lì è partito il tour mentale che mi ha “sconvolta”. Il mio adorato Maurizio mi ha perculata senza che io minimamente me ne rendessi conto. va da sè che il pensiero mi è volato come una rondine impazzita ai Guardiani, al tempo che non c’è, o meglio che è conseguenza di sè stesso. Al fatto che le Storie, quando sono frutto di una mente geniale, possono davvero trasportarti in qualunque punto dello spazio e del tempo senza che tu, viaggiatore anche sgamato se vogliamo, sia preso per mano e portato ad accettare le circonvoluzioni del mondo in cui ti stai lasciando andare. Ecco, son riuscita anche a contenere lo spoiler. A presto prestissimo, intanto per chi non l’avesse letta, vi lascio il link della recensione “vera”, che qui si sa, lascio volare i pensieri 😉 Ci vediamo a Bookcity2017
