Ad essere onesta le aspettative per questo romanzo erano tutt’altro che alte. È però bastata la lettura del primo capitolo a farmi ricredere. Lanzetta per me è stata una rivelazione, come autore e come genere, essendo io poco amante del thriller.
Cristian è un adolescente con un’ossessione per i videogiochi e la vita in rete, ossessione che spesso è causa di litigi con il padre, un commissario di polizia. Proprio dopo un litigio particolarmente furioso, l’uomo compie qualcosa di devastante. Al suo rientro in casa, Cristian si trova davanti ad una scena sconvolgente. I suoi genitori morti in seguito ad un omicidio suicidio. Il ragazzo, comprensibilmente preda di attacchi di panico, viene inviato in una casa famiglia a Castellaccio, gestita da Flavio, uno psichiatra specializzato nel lavoro con i ragazzi. Nell’ambiente “protetto” in Cilento, Cristian impara cos’è l’amicizia, e come si possano creare legami forti con persone sconosciute. Con loro capirà cosa voglia dire non sentirsi fuori luogo, troppo diverso per essere accettato e di come sia possibile vivere una vita fuori dal mondo di internet, lontano da uno schermo che filtri il suo vero essere. Con loro che si immergerà nell’irrisolto, troverà la sconvolgente verità sulla morte dei genitori e sarà coinvolto in un caso di scomparsa che nonostante gli anni pesa ancora sugli animi di tutti. Un caso che vede coinvolto Flavio e i suoi due amici, Damiano e Stefano.
Lanzetta intreccia rendendole un unicum, due storie già singolarmente intricate e allo stesso tempo intrecciate tra di loro. Le colpe della notte è, inaspettatamente, il terzo volume di una trilogia (al link gli altri titoli). Non ci si accorge di questa “dipendenza” perché l’autore riesce a mostrare chiaramente il passato dei tre amici di Castellaccio, Flavio, Damiano e Stefano, palesandoci anche il vecchio caso, che riesce a integrare perfettamente con la nuova vicenda, quella di Cristian e dei suoi, di amici, creando anche una certa simmetria con il passato. Il tutto dando solo qualche indizio sulle vicende passate che invogliano ma non obbligano il lettore, a leggere i romanzi precedenti. La capacità di Antonio Lanzetta è proprio questa: ti sa dare e togliere, senza lasciarti mai con l’amaro in bocca.
Tra flash-back, colpi di scena, immedesimazione, feeling con i personaggi, descrizioni da brividi e un alto tasso di adrenalina, ti rapisce e ti restituisce al mondo completamente cambiato. Per chi ha voglia di brividi, ma anche di speranza e fiducia, è il romanzo perfetto per passare questa estate e sopravvivere a questo caldo.
Articolo di Silvia Sbaraglia


Hap Collins e Leonard Pine, avremmo mai immaginato che c’è stato un tempo in cui non esisteva questa coppia? Eppure per i loro primi diciassette anni di vita sono cresciuti l’uno senza l’altro, Collins in una famiglia molto modesta, bianca (in un periodo in cui esserlo faceva la differenza), etero e democratico. Pine, nella stessa città, nero (e qui la differenza si subiva), omosessuale e conservatore. Eppure a causa di un combattimento clandestino (più o meno), pur così apparentemente diversi i due ragazzi si scoprono uguali. Hanno gli stessi principi e se fra loro si pigliano per il culo senza pietà, intanto danno vita ad un’amicizia che li porta a diventare grandi insieme, e a fare muro contro tutte le discriminazioni e le ingiustizie. Giustappunto questo ci racconta Lansdale, facendo rievocare ai due soci le innumerevoli avventure che li hanno visti coinvolti stringere sempre di più il legame fra loro. Un bel modo per conoscerli in situazioni diverse, quasi sempre guai comunque, anche prima che decidessero di cercarli per mestiere. L’ironia che ormai sappiamo essere il modo di Lansdale per sbeffeggiare quello che a quanto pare, continua ad essere un problema nella testa di troppa gente.Non solo in Texas.
La codina pungente di Francesco Recami torna a fare capolino, sempre travestita da
Niente, un libro lo devi leggere quando ti chiama, l’altra sera, in cerca di capire cosa avevo voglia di leggere (problema non da poco dopo essere uscita da Dard, ma poi ve ne parlo), ho preso in mano
Chi sia
Marco Tanzi e Luca Betti ve li ricordate no? Uno ha fatto un casino della sua vita, l’ha buttata nel cesso più vicino e poi faticosamente l’ha ricostruita, l’altro l’ha vista finire nello stesso cesso senza buttarcela lui e la risalita è ancora in corso. Marco, il bello e dannato, adesso fa l’investigatore privato, grazie alle conoscenze rimastegli da quando era un poliziotto e a quelle arrivate nella sua vita da barbone, lo fa anche con un certo successo. Luca, boh, vaga nella vita cercando di fare quello che ritiene giusto, ce la mette tutta per fare le cose nel modo migliore. Sul lavoro con l’ex moglie con la figlia, non è facile, gli pesa e glielo fanno pesare ma va avanti (anche se a volte…). In
E così è arrivato il momento di salutarci, non è un addio, è un abbraccio forte che dice “speriamo di rivederci”, che le nostre strade, o meglio la tua caro barone, ti riporti ad incrociare la mia, la nostra (perchè siamo in tanti sai). Insieme a te speriamo di incontrare ancora i tuoi compagni di viaggio, magari non tutti perchè si sa che la vita fa un po’ quel che vuole, ma ci speriamo. Ci piace l’idea di ritrovarti, magari con qualche pena in meno e con qualcosa in più in quel tuo cuore grande. Abbiamo fatto tanta strada insieme, fianco a fianco, abbiamo patito e gioito con te Enrica Maione Modo Bianca, abbiamo trepidato e adesso ti guardiamo andare verso il tuo destino, ricordandoti che con il pianto entriamo in questa vita, ma poi qualcosa o qualcuno per cui sorridere lo troviamo sul cammino.