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Presentazione del romanzo - Il commissario Soneri e la strategia della lucertola - Reggio Emilia
Presentazione del romanzo – Il commissario Soneri e la strategia della lucertola – Reggio Emilia

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1255613052227_01b_panino_sesonePrendete due fette di pane pugliese, tagliate sottilmente della scamorza affumicata e stendetela. Aprite il cartoccio del pizzicagnolo e tirate fuori le fette di speck, stendetele sulla scamorza. Chiudete il panino. Buon appetito

Lettera aperta a Patricia Cornwell

Mia cara ex amata Patricia, alias Kay Scarpetta, sono a pagina 50 circa della tua nuova fatica e perdonami ma temo che subirai un abbandono o quantomeno una lettura random. Ora è assodato che tu sia la più grande e brava anatomopatologa forense d’America e forse ancche del mondo, ti sei resa conto vero che una forma di precoce demenza senile si sta prepotentemente frapponendo fra te e noi, i tuoi affezionati lettori? Ti abbiamo perdonato praticamente di tutto, finte morti, nipoti sociopatiche che ti hanno abbandonata ingannata e dio solo sa cos’altro; abbiamo sopportato pazientemente il contratto che avevi sottoscritto con Apple – non si spiega altrimenti – e la conseguente presenza di un I-qualcosa (phone pad pod eccetera). abiamo cercato di soprassedere sul fatto che da quando pesavi cuori fegati e cervelli come il buon vecchio Quincy, adesso più che in sala autoptica sembra di entrare in una navicella spaziale con relative spiegazioni che molti di noi, ahimé non laureati in chimica fisica medicina e ingegneria, accettiamo sullla fiducia. Ma arriviamo al ma. Ti sei trasferita nella villa vicina al CFC da almeno tre romanzi e da altrettanti hai un cane. Abbiamo capito che hai la cucina piena di elettrodomestici in acciaio e un frigo che potrebbe contenere due o tre buoi, conosciamo a memoria ogni intarsio dei vetri piombati e colorati del pianterreno del mezzanino e ogni singola pianta che hai in giardino, sappiamo che il tuo levriero vive appiccicato a te, e questo agli amanti degli animali provoca dei brividi brutti, descrivi delle scene madri penasndo che ogni mattina tu vada al lavoro. Esci a fargli fare la pupù ARMATA. Renditi conto che non si può, non ha nessun senso, siamo oltre il bene e il male. Ma la cosa più tremenda, oltre alle tue ricette italiane – per la cronaca sappi che se Carlo Cracco le leggesse non lo salverebbero nemmeno quelli di ER – è che non puoi, proprio non puoi dirmi che ti stai mettendo gli scarponcini, che dopo l’ultimo utilizzo hai disinfettato (testuale) con un detergente apposito. Dai  abbi pietà di noi. Poi ti faccio sapere se riesco a finirlo, ma ti prego ti prego ti prego, fatti vedere da uno bravo nel frattempo. Con affetto

Cuore o ragione

Ho finito di leggere un romanzo  e contrariamente al solito, invece di postare un commento ho deciso scriverci un articoletto. So che molti saranno infastiditi e mi scuso, cercherò di essere il più neutra e oggettiva possibile ma dato l’argomento sarà difficile non ferire la sensibilità di qualcuno. Il libro è la storia di Ben Solomon, un ebreo scampato al genocidio che riconosce un nazista con cui ha condiviso molto. Fondamentalmente un modo per raccontare attraverso le orribili vicende vissute dai Solomon dall’inizio del periodo nazista. Terribile ma a metà libro mi sono resa conto che ormai siamo, o perlomeno io sono, satura. Ho letto troppe storie una più tremenda dell’altra, non riesco più a provare un’empatia che non sia superficiale. In aggiunta mi sono resa conto dell’inutilità delle giornate della memoria. Mi spiego meglio; sapere ricordare conoscere, non farà sì che la storia non si ripeta. La storia si sta ripetendo giorno dopo giorno. E non è che la motivazione (vera o falsa ha poca importanza) per cui qualcuno decide arbitrariamente di uccidere massacrare torturare altri esseri umani abbia importanza. Non ce l’ha. Senza andare troppo in là con gli anni, abbiamo un milione di persone uccise in Ruanda, Circa 400.000 morti in Darfur, decine di migliaia nell’ex Jugoslavia. Non cerco nemmeno i dati relativi ai morti fatti da Boko Aram non scrivo del genocidio degli Armeni, tralascio la guerra fra sciiti e sunniti, tanto basta fare un giro in rete. Allora forse bisognerebbe smettere di ricordare una Storia sola e usarla come emblema, ogni morto deve essere sacro per la memoria di chi è vivo. Altrimenti diventa tutto abitudine, l’orrore diventa normalità giustificata dalla diversità di culture. Non si può, non si deve pensare che quelli sono dei selvaggi. Domani quelli, potremmo essere noi. E credetemi, quando ti accorgi che l’orrore non ti sfiora più, o ti scivola addosso lasciandoti solo un leggero fastidio, non ti senti un granché come essere umano, e non è bello.

Parliamo di Scrittori e pennivendoli

In questi giorni sono stata attaccata e insultata non poco, in particolare su una pagina facebook in cui non potevo rispondere, quella di uno scrittore che non nomino per non fargli pubblicità, non che la cosa mi turbi o mi abbia tolto il sonno, ma una riflessione più o meno pubblica mi sembra doverosa, quantomeno nei confronti di me stessa.
Ormai da anni frequento sia pure per vie traverse il mondo dell’editoria, e nello specifico gli Scrittori. Ho usato volutamente la maiuscola per differenziarli dai pubblicati. Scrivo anche recensioni per un sito piuttosto quotato, non un blog letto da pochi intimi ma un portale serio e vero di letteratura. Sempre più spesso la mia posta e la mia casella di Anobii contengono richieste di lettura di scrittori emergenti, di auto pubblicati e simili amenità. Alcuni meritano (sempre secondo il mio parere, ma quello viene richiesto) altri farebbero meglio a fare i metalmeccanici, ma tant’è. Sempre più spesso sui profili dei social leggo alla voce lavoro, scrittore sceneggiatore blogger et similia. Sappiamo tutti che il 4 u.s. è mancato Giorgio Faletti, uno Scrittore, un autore, un paroliere un musicista, un attore. Per me una persona che non posso definire amico ma che conoscevo bene, che stimavo, nei cui confronti provavo un profondo affetto. Personaggio controverso, troppo di tutto, fai cabaret è fai il pieno agli spettacoli, scrivi una canzone e arrivi secondo a Sanremo prendendo il premio della critica, scrivi un libro e vendi milioni di copie, scrivi per gente del calibro di Mina Milva Branduardi, dipingi e hai un discreto successo di critica, ti viene un ictus e ti riprendi restando bello come il sole e pulito come un lenzuolo fresco di bucato. Sposi una donna parecchio più giovane e bella ma bella vera. Va da se che le critiche fiocchino. Ha i ghost writer, campa sul successo del passato e via di questo passo. A me personalmente, parlando di questo rispose : “se ci sono li trovino e si facciano scrivere anche loro i best sellers”. Dopo la sua morte, ho sentito e letto di ogni come si dice, ma la cosa buffa è che le critiche più feroci, quelle travestite da dubbi spalmati fra la furbizia sua e la stupidità dei lettori, sono state fatte perlopiù da quei personaggi che se va bene vendono tremila copie, che non hanno idea di cosa sia una ristampa a tre giorni dall’uscita, che sfoggiano le “recensioni” degli amici. E campano o tirano a campare facendo di nascosto i travet. Mi chiedo perché durante i vari festival incontri e varie dove lo avete incontrato, avete fatto come il famoso linguetta invece di dire pubblicamente quali dubbi attanagliavano le vostre piccole anime. Come ho detto all’inizio conosco tanti Scrittori, e li conosco davvero, nel senso che non li incontro a un festival, ma conosco i loro mal di pancia, i pensieri che magari non esternano pubblicamente perché alla fine, col talento e la classe si nasce, non si comprano e non si trovano per strada.

il 26 novembre appuntamento in libreria con Maurizio de Giovanni

In libreria dal 26 novembre 2013
In libreria dal 26 novembre 2013

È piccolo Dodo, dieci anni appena e anche se gli hanno detto che a scuola non deve portare i giocattoli, di lasciare a casa Batman non se ne parla proprio. Perché Batman non è un supereroe, non ha i superpoteri; è solo coraggioso, come il suo papà. Ed è sicuro Edoardo che il suo papà verrà a prenderlo, a portalo via da quel posto buio e freddo. Chissà cosa vuole quell’uomo che li ha portati via, ne ha paura anche Lena che è grande e gli ha detto che se lo accontentano forse non gli farà male. In fondo non lo sta trattando male, gli ha portato anche i sofficini da mangiare, erano freddi e a lui non piacciono freddi, ma aveva fame e forse l’uomo non è così cattivo. Magari è solo nervoso. E in ogni caso gli ha lasciato Batman.
Con Edoardo che parla con Batman, che rassicura e chiede rassicurazione, Maurizio de Giovanni ci accompagna nel Buio. Fino in fondo, fino a dove la luce non può arrivare perché le cose che illuminerebbe sono troppo crudeli per essere sopportate. Gli hanno contestato che nel libro precedente c’era troppa pioggia, e lui da maestro qual è ha infilato nel mezzo di un giallo che vira inesorabilmente al noir, una serata di maggio, piena di sole e di dolore, perché la penna di Maurizio è poesia intrisa di bellezza e dolore, ma non solo. C’è ironia nelle bonarie prese in giro fra colleghi, fra sbirri reietti. C’è rispetto nella silenziosa accettazione degli altri, nella spontanea collaborazione che il commissario Palma chiede proforma, perché i 6 Bastardi di Pizzofalcone hanno dentro il dolore e la vergogna insieme alla voglia di farsi vedere per quello che sono, persone. Un “vecchio” una madre “snaturata” una lesbica occulta, un violento e una macchietta; e imperscrutabile ma nemmeno troppo dietro gli occhi da cinese, Lojacono, un uomo solo che non vuole arrendersi alla solitudine. C’è anche l’allegria di un amore che forse sboccerà. Si intrecciano a fare da sfondo alla terribile vicenda narrata, le vite di questi uomini e queste donne, che vedono nello sguardo di un bambino brandelli della loro vita. E tutto questo de Giovanni lo racconta con – scusate l’ossimoro – una pesantissima leggerezza. Arrivi alle ultime pagine con un groppo in gola, con il timore che possa esserci la conclusione che non vorresti e trattieni il fiato fino alla parole fine. E subito dopo vorresti dimenticare tutto per ricominciare a leggerlo. Grazie Maurizio, per essere l’amico che sei, per essere quel meraviglioso inventore di storie, in cui tutti si possono ritrovare, nell’amore nella pena nella speranza e nel dolore. Grazie ai Corpi Freddi, amici insostituibili che hanno fatto sì che ci scoprissimo a vicenda.

Chi ha detto che la cultura non crea introiti?

david

Evidentemente qualcuno che non ha la più pallida idea di quanto denaro giri intorno alla cultura, Sì è ovvio che mi riferisco alla Gelmini e di seguito alla Carrozza, ma mica solo a loro, c’è anche la pletora di ministri che con o senza deleghe si sono succeduti alla guida dei ministeri Beni culturali e Turismo. A parte il fatto che vorrei essere una mosca e andare a vedere che quadri/stampe hanno in casa questi signori, fossero anche riproduzioni di cui non conoscono nulla sono certa che il Bello, imposto da architetti e arredatori lo apprezzano. Ma passiamo oltre, Storia dell’arte comprende scultura pittura architettura e tutto quello che ci volete mettere, ora vi invito a fare un rapido calcolo, 16 euro all’incirca è il prezzo medio per una visita ai Musei Vaticani, ogni giorno le code che si snodano lungo le mura sono nell’ordine delle centinaia di metri; migliaia di persone al giorno che moltiplicate per i 16 euro cadacranio di cui sopra fanno un bel mucchietto di soldi no? E questa gente (perlopiù stranieri e quindi corretti) dorme  in alberghi, si ferma a consumare – per quanto poco – in bar ristoranti pizzerie baracchini eccetera, non sono soldi che girano quelli? E le stesse persone che vanno a vedere i Musei Vaticani andrà a visitare il Colosseo gli Uffizi il Maschio Angioino il Museo del ‘900, e ogni posto visitato genera flussi di denaro. Qualcuno può cortesemente far arrivare questo banalissimo e semplicissimo messaggio ai ministeri o al governo? Così magari invece di vendere ad minchiam  tentano di trovare uno sponsor che restauri Pompei (come è accaduto ad Ercolano) e si accorgono che non ho scritto un post di fantascienza. PS: la prossima volta vi parlo dei Giardini botanici che secondo me rientrano a pieno titolo nella materia

Forse non è un caso che si chiami Husseini

Ve lo ricordate Giorgio Gaber quando diceva che a lui l’America gli faceva niente bene? Ecco a me sti giorni fa peggio. Tipo le reazioni allergiche da accumulo. Arrivata a questo punto mi basta sentir nominare il Congresso e vado di testa. Quando fu eletto la prima volta, io e mia madre – decisamente non razziste ma fornite di un notevole sense of humor – commentammo che sì era un bravo ragazzo una gran cosa che bello un democratico…Concludendo che però l’era semper un negher. Ecco Obama stai dimostrando a tutti quanto avessimo ragione a non fidarci – oltre a quanto  sia inutile il razzismo  – e di questo ti va dato atto. Stai dimostrando che sei un povero coglione cresciuto in un paese stupido col mito della supremazia, no non democrazia, supremazia. Tu inteso come America ti senti in dovere di “dare una lezione” a Bashar al Assad, e non ti viene in mente di sederti a un tavolo e parlare, no, le lezioni tu le dai con le bombe intelligenti. E poco importa se stai aiutando o aiuterai quelli che in nome di un dio hanno massacrato stanno massacrando e massacreranno la democrazia intesa come insieme di uomini e donne.  Il Nobel per la pace con i relativi milioni te lo hanno dato, sei ufficialmente dalla parte dei Buoni, e il mondo che si fotta, tanto poi arriva l’America. Film già visto e rivisto, ma dio mio se fa male vedere che nessuno dei potenti ti sputa in faccia, che male fa non poter venire a prenderti e obbligarti a studiare la storia dalla parte dei perdenti – e non intendo chi ha perso le guerre, ma chi ha perso la vita – che male fa non poterti “dare una lezione”. Prenderti a mazzate finché impari che le mazzate, siano date a torto o ragione, fanno solo male.

Sempre meno politicamente corretta

E vabene chiudiamo la settimana con una polemichina (che tanto come al solito cadrà nel vuoto) – leggo che a Milano è stata aperta un’osteria/locale all’ombra degli alberi del Sempione gestita da ragazzi con la sindrome di down (che a me viene più comodo chiamare mongoloidi, per inciso) – Fin qui niente di nuovo, la cosa già stata fatta a Roma e funziona. Ma qui scatta la domanda alla signora Lina Sotis che ne parla sul Corriere. Ma la vogliamo piantare di fare i falsi ipocriti politicamente corretti a tutti i costi? Perché da un lato devo – prova a non farlo e parte il linciaggio – considerare normali i ragazzi mongoloidi ma poi deve scaldarmi il cuore vederli fare una cosa normale come lavorare. Non ci siamo signori. Se il diversamente abile che fa una vita normale ti fa nascere un sentimento di tenerezza, sei uno sporco ipocrita “razzista”, un buonista delle mie balls, e ti meriti di incontrare sulla tua strada uno di quei rari casi in cui alla malattia si abbina la cattiveria, e al tuo sorriso di autocompiacimento, meriti venga risposto con un cazzotto o peggio.http://buonenotizie.corriere.it/2013/07/20/nasce-la-locanda-alla-mano-dove-il-cliente-si-sente-una-persona-speciale/