Sempre meno politicamente corretta

E vabene chiudiamo la settimana con una polemichina (che tanto come al solito cadrà nel vuoto) – leggo che a Milano è stata aperta un’osteria/locale all’ombra degli alberi del Sempione gestita da ragazzi con la sindrome di down (che a me viene più comodo chiamare mongoloidi, per inciso) – Fin qui niente di nuovo, la cosa già stata fatta a Roma e funziona. Ma qui scatta la domanda alla signora Lina Sotis che ne parla sul Corriere. Ma la vogliamo piantare di fare i falsi ipocriti politicamente corretti a tutti i costi? Perché da un lato devo – prova a non farlo e parte il linciaggio – considerare normali i ragazzi mongoloidi ma poi deve scaldarmi il cuore vederli fare una cosa normale come lavorare. Non ci siamo signori. Se il diversamente abile che fa una vita normale ti fa nascere un sentimento di tenerezza, sei uno sporco ipocrita “razzista”, un buonista delle mie balls, e ti meriti di incontrare sulla tua strada uno di quei rari casi in cui alla malattia si abbina la cattiveria, e al tuo sorriso di autocompiacimento, meriti venga risposto con un cazzotto o peggio.http://buonenotizie.corriere.it/2013/07/20/nasce-la-locanda-alla-mano-dove-il-cliente-si-sente-una-persona-speciale/

Tre civette sul comò

Sono giorni strani in cui si discute più del solito di Ius soli, oltre che di tante altre cose; dipenderà dal fatto che abbiamo un ministro per l’integrazione – credo sia la prima volta – o dal fatto che il ministro è nero, non lo so e francamente poco mi  interessa conoscendo la velocità con cui l’italico popolo si innamora e disamora delle cose e delle idee, so che esattamente negli stessi giorni, poco dopo l’ insediamento del neoministro (che fra l’altro è un medico con delle strane teorie – vedi associazione culturale DAWA) pochi giorni dopo dicevo, quando infuria la polemica sullo Ius soli, un immigrato – non importa di che nazionalità – a cui è stato negato l’asilo politico, evidentemente non concedibile – trova a Milano un cantiere aperto e incustodito, prende un piccone e allegro se ne va per la città ammazzando e ferendo dei poveri cristi che si facevano bellamente i fatti loro. Ora per le leggi vigenti in Italia questo signore di cui non voglio sapere il colore la nazionalità o i problemi personali, ha potuto fare ricorso contro il negato asilo politico, e nel frattempo dar di matto. Allora io dico che prima di pensare a ius soli sangui e quant’altro, dovremmo rivedere seriamente in maniera non discriminante ma logica, le leggi che regolamentano l’ingresso e la permanenza; accoglienza non significa accettare passivamente un’invasione indiscriminata, che sempre più spesso, nell’ordinario e nello straordinario, va a scapito di gente qualunque, che avrebbe il diritto di vivere serena. Mi si obietterà che il mio è un discorso razzista. Non lo è, a meno che i delinquenti non siano considerati una razza. E un delinquente, di qualunque colore odore sapore, va messo in condizione di non nuocere. Se trattasi di delinquente straniero e non legittimato a stare qui, va affidato alla giustizia del suo paese, se legittimato, rinchiuso senza se e senza ma.

Se c’è la salute…

imagesStamattina è ricomparsa sulle bacheche facebook una notizia che risale a gennaio ma ogni tanto rispunta. E’ la storia di quell’infermiere Marco Lenzoni che rischia il licenziamento per aver pagato il ticket ad una donna in difficoltà economiche. Facciamo due considerazioni; la signora evidentemente veniva da Marte, o forse da Cuba, non mi risulta infatti che esistano posti al mondo – fatto salvo il policlinico di ER – dove vengano erogati esami e visite senza il pagamento del ticket, ossia senza l’esibizione dell’esenzione. Esenzione faccio presente che viene concessa per i più svariati motivi fra i quali il basso reddito. Capisco la tenerezza e il bisogno di scagliarsi contro le istituzioni, non parliamo poi di quelle con qualche problema tipo le ASL, ma francamente anche attivare il neurone non sarebbe male.

Ho letto due pagine di link che rimandavano alla notizia, ovviamente le sfumature sono equivalenti a quelle dell’arcobaleno, ma su una cosa sono tutte compatte ed uniformi. Nessuno riporta di quale patologia soffrisse la figlia – la cui età peraltro varia dalla più tenera infanzia a quella adulta, si parla di una generica febbre per cui il medico curante avrebbe richiesto degli esami del sangue.

Vogliamo linciare qualcuno? Ben venga. Abbiamo una necessità insopprimibile di eroi? Povero il paese che ne ha bisogno recita un famoso aforisma, di sicuro abbiamo bisogno di ricominciare a pensare, a porci delle domande, a non condividere delle gigantesca cazzate senza collegare il cervello al  mouse. Perché questa donna non aveva l’esenzione? Perché si è presentata a chiedere degli esami sapendo che avrebbe dovuto pagare e non avendone la possibilità’? Perché nessuno si è posto queste due domande prima di sprecare fiumi di parole?

Come sempre, ai posteri l’ardua sentenza.

Un bel tacer…Con quel che segue

untitledFacciamo il punto? Non mi pare strettamente necessario ma due righe ci stanno. Equitalia impazza, la gente si suicida, le imprese chiudono e quelle che aprono lo fanno con soldi riciclati dalla mafia – di qualunque nazionalità essa sia – e i nostri signori parlano.

Parlano di povertà come se la cosa li riguardasse, come se conoscessero il significato della parola, cosa di cui onestamente dubito, credo che ad andare a cercarlo non se ne trovi uno che sappia cosa vuol dire non avere il denaro per fare la spesa, non sapere come pagare le bollette e chi più ne ha più ne metta.

Fanno le manifestazioni contro la povertà, e non ditemi che ‘sta roba non fa ridere i polli. Immagino la signora povertà che si spaventa tantissimo e se la da a gambe. Su tranquilli, avete le cartelle esattoriali che popolano le vostre notti? Da lunedì scompariranno.

Parlano di legalità, ma la priorità nell’assegnazione delle case è di chi a volte delinque, a volte no, ma vive da anni in situazioni che legali non sono. Non voglio difendere i palazzinari, in fondo godo quando gli emuli di Arpagone che affittano ad extracomunitari si ritrovano con le case occupate per anni senza prendere un euro, l’avidità genera effetti che evidentemente non vengono presi in considerazione. Però mi chiedo perché gente che non paga l’affitto da anni, debba essere privilegiata rispetto a qualcuno che ha sempre rispettato i contratti e le leggi, spesso con fatica.

Parlano di dialogo, ma sindaci assessori e compagnia sono delle entità raggiungibili solo durante le manifestazioni in piazza, e ti stringono la mano sorridendo come ebeti, ma se cerchi di raggiungerli nei loro sancta santorum, puoi morire nell’androne, o al limite tentare con una seduta spiritica.

Un popolo strano che continua a lasciarvi spadroneggiare forse si merita questo trattamento, ma da parte vostra egregi signori, non è onorevole comportarvi così. E allora chiedo, se proprio il vostro mestiere non lo sapete fare, almeno tacete. Fate un gesto nobile per una volta.

Panem et circenses – ovvero come ti intorto il popolo

Ascolto i nostri politici presenti ai vari talk show (certo vorrei sapere quando vanno in aula ma è un particolare irrilevante a quanto pare) e mi sorge l’ennesimo interrogativo. Per governare un paese, è o no necessario conoscerlo? Non sono un mostro in storia, ma se penso anche vagamente alla nostra storia partendo da quella antica, mi chiedo se qualcuno si ricordi chi siamo. Come si può pensare ad una legge sul conflitto di interessi, in un paese in cui dai tempi dell’impero romano vige la corruzione, vige la legge del più forte, vige la distinzione in ceti? Certo le cose andrebbero adeguate ai tempi, ma questo è un paese in cui si sono fatti gli imperi sulla formula “panem et circenses“, un paese in cui il popolo o il popolino se preferite, accetta e ha sempre accettato tutto a condizione di avere appunto di che mangiare e di che divertirsi. Al popolo italiano, fin da quando l’Italia non c’era, non interessa come, interessa che gli venga garantito il pane. Forse non solo agli italiani per altro, se pensiamo alle teste ghigliottinate. Resta il fatto che davvero bisognerebbe capire prima di candidarsi alla guida, che non si può pensare di insegnare agli asini a volare, e promettere le ali a tutti è una presa in giro. E come i politici si dimenticano o non sanno la storia, altrettanto fanno gli asini che li votano, dimenticandosi che fino ad oggi, nessun asino è mai riuscito a volare.

Non sono stato io – ad libitum

Facciamo un gioco e immaginiamo di avere dei soldi da investire, decidiamo di comprare un’azienda. Bene individuato il settore e le aziende in vendita, optiamo per quella che ha grandi potenzialità ma anche una situazione di debito, d’altra parte un’azienda florida costerebbe molto di più. Bene, se siamo imprenditori seri avremo messo in preventivo che quei debiti li abbiamo acquisiti insieme alla possibilità di guadagno. Ora la mia domanda è: passiamo le giornate a dire ai creditori che non possiamo pagare e che i debiti non li abbiamo contratti noi, posticipando ad libitum l’inizio della fase di guadagno? O non pagheremmo invece i debiti e cominceremmo a produrre? Io credo che la logica faccia propendere per la seconda ipotesi. E adesso spostiamoci in politica, se mi candido, so che qualora fossi eletta mi troverei a fronteggiare situazioni che si trascinano da decenni. E qui la domanda diventa: mi metto al lavoro per tentare di risolvere la situazione – nei limiti del mio mandato? O passo da un salotto tv all’altro spiegando che i debiti non li ho fatti io e la situazione è drammatica per colpa di altri? Cari politici, è un bene che andiate da un talk all’altro, ma vogliamo cominciare a vivere i talk come cassa di risonanza su quello che avete fatto, non su quello che non avete potuto /saputo fare. Non me ne frega niente di sentire proclami su quanto vi abbasserete lo stipendio – anche perché poi chissà com’è non si abbassa mai – non mi interessano più le analisi accurate sulle colpe pregresse, voglio una politica che faccia, non che dica. Iniziate a pagare lo scotto di sedere su quelle comode poltrone e agite. A meno che non avesse ragione  Max Weber, e in quel caso signori siamo messi davvero male.

Nemmeno il tempo di sognare

La notizia non è da prima pagina, in fondo l’omicidio di un trans che si prostitusce non è una gran sorpresa. Certo le modalità dell’omicidio qualche perplessità la suscitano, che motivo ci può essere per bruciare la faccia del morto visto che non mancano altri metodi per l’identificazione. Il Giudice Erri Martello sa che non sarà un caso facile anche se c’è un indiziato perfetto, Stefano Sonnino “fidanzato” di Barbie, visto da un testimone sul luogo del delitto, senza uno straccio di alibi che non siano una pizza e un cinema da solo. Qualcosa però non torna, né all’ispettore Raul Cavani a cui è affidato il caso, trasferito da Milano a Udine, né al giudice, e tantomeno ad Alex Nero, ex poliziotto – a cui hanno ucciso moglie e figlia e da quel momento vive in Slovenia con la sola compagnia di un cane – che viene ingaggiato dalla sorella del Sonnino a cui lo lega una vecchia amicizia. È una piccola città Udine e se il proprio nome viene accostato alla frequentazione di una trans si rischia la distruzione della propria vita sociale, soprattutto se si è un politico o un alto funzionario. Lo sanno bene il Giudice Giuffrida, superiore di Martello, il commissario Santoruvo, che con la complicità di politici e carabinieri corrotti esercita il suo piccolo potere sulla città. Lo sanno i carabinieri e i poliziotti che usufruiscono dell’attività di trans e prostitute per soddisfare i loro vizi e arrotondare considerevolmente le entrate. E lo sa il senatore Ristagno, legato alla delinquenza e con un potere occulto che non si è guadagnato sul campo. La situazione sembra chiarirsi, quando Laurenti ex tronista di scarso successo, viene trovato morto, apparentemente suicidatosi con la stessa arma che ha ucciso Barbie. Il caso sembra risolto, frequentava il trans, che faceva delle riprese ai suoi clienti, e per evitare il ricatto l’ha ucciso si è suicidato. Ma le domande che si accumulano insieme alle persone coinvolte sono tante. Troppi i personaggi in vista i soldi – puliti e non – e le reputazioni che girano intorno ai  morti perché la soluzione sia così semplice.

Davvero ottima questa seconda prova di Pierluigi Porazzi dopo L’ombra del falco, e i numerosi racconti, che lo indicano da tempo come una voce potente nel panorama thriller – noir italiano. Decisamente cresciuto nello sviluppare la trama, complessa e lineare al tempo stesso, ha affinato i caratteri dei personaggi delineandoli con incisività e chiarezza. Una storia cattiva, perfettamente inserita nella realtà odierna, che sta a pennello nella provincia di confine, ormai equiparata alla metropoli per il sottobosco di poteri occulti e legati solo a denaro e potere. Fatto salvo Alex Nero, eroe positivo che abbiamo conosciuto nel precedente romanzo, fino alle ultime pagine molti dei protagonisti restano nel limbo, non si possono incasellare fra i buoni o i cattivi e questo da una marcia in più a un romanzo che già di per se marcia perfettamente. Non mancano un paio di colpi di scena del tutto inaspettati che al lettore amante del thriller richiamano alla mente i grandi scrittori stranieri con cui non faccio paragoni ma legittimi accostamenti.

Marò che due marò

Evvai tutti felici sì? Gli assassini torneranno a farsi giudicare dove hanno commesso il fatto. Come è giusto che sia. Però aspetta cos’è che mi sfugge? Ah sì per l’omicidio – perché questa è l’accusa – in India è prevista la pena di morte. Come dite? Ah bé se hanno promesso che non l’applicheranno è tutta un altra storia, allora possiamo fidarci. Sì è vero che secondo tutte le convenzioni internazionali i diplomatici non si toccano e il governo indiano ha privato della libertà il nostro ambasciatore, ma che c’entra, una promessa è una promessa dai. Certo una domanda mi si è presentata e un po’ ‘sto tarlo mi rode, ma per caso, dico solo per caso, i due pescatori morti, quando andavano in giro per il loro bel paesino non è che si sentivano autorizzati a stuprare, eventualmente anche fino alla morte, qualche donna che girava da sola? No perché mi pare che lì in India, funzioni così, ma sono morti e ben si sa che dopo morti son tutti santi. E quindi? Niente di nuovo sotto il sole, un governo capace di usare il pugno di ferro su chi non ha – per sua scelta – voce. Capace di massacrare i suoi cittadini con tasse spropositate leggi inique e una spocchia inimmaginabile, ma pronto a calarsi braghe e mutande, nei confronti di chiunque alzi appena la voce. E noi stiamo a guardare, anzi una parte di italiani, sta lì con la bava alla bocca, ricordando molto – almeno alla sottoscritta – le iene (con tutto il rispetto, visto che quella è natura), ferme un po’ indietro a lanciare il loro grido agghiacciante, pronte a sbranarsi quel che resta dei corpi sbranati da altri. Al netto di qualunque valutazione umana politica e di diritto, l’ennesima figura di merda di un Paese che magari fosse solo allo sbando. Buon viaggio ragazzi, e non vi preoccupate, se dovessero condannarvi a morte, il governo e tutta Italia si stringerà attorno alle vostre famiglie.

Ah mia lingua si bella e perduta

Elezione-Papa-Francesco-il-racconto-di-chi-c-era_h_partbIo ho sorriso la sera dell’elezione quando il Papa Francesco spontaneamente ha salutato dicendo ci vediamo domani, un po’ come se salutasse gli amici dopo una cena, poi mi son fermata a riflettere sul fatto che stava parlando in una lingua che non era la sua e probabilmente non sapeva bene che tipo di obblighi liturgici avesse. Poi ieri ho seguito la messa, da agnostica e ho apprezzato davvero tanto l’omelia a braccio, Papa Francesco mi ha strappato un ulteriore sorriso di comprensione, quando l’ho visto esitare e cercare la parola, alla fine gli è uscita “confessione”. E va benissimo, abbiamo capito esattamente cosa intendeva dire, ed essendo di confessione cattolica nonché madrelingua straniera, l'”errore” ci sta. Non ci sta che da ieri sera decine di giornalisti vaticanisti sproloquianti di professione, PAGATI per diffondere le notizie, continuino a massacrare la lingua italiana riportando che il Papa ha indicato la confessione come uno degli obiettivi da perseguire. Signori giornalisti, emeriti cretini, mangiapane a tradimento ignoranti patentati – che se dipendesse da me sareste arrestati per ingiurie al popolo – la parola corretta era PROFESSIONE, si professa la propria fede e si confessano i peccati e i reati.