IL SILENZIO CHE RESTA

Giuliano Pasini non è un autore di quelli che sfornano un libro o due o più all’anno, io mi chiedo perché, ma evidentemente a lui il suo lavoro primario (diciamo), piace assai, a buona ragione direi, ma queste sono considerazioni personali.

Il talento però, quando c’è – e lui ne ha una notevole dotazione – non si può tenere in standby per troppo tempo e grazie al cielo, quando si esprime lo fa al top.

Parliamo invece del nuovo romanzo. Io, credo non da sola, mi aspettavo che Serra e Rubina, mi portassero a spasso per l’appennino a Case rosse (che poi è Zocca). Invece a sorpresa, mi sono trovata a Treviso. Non quella provincia ricca e “marcia”, di spritz ristorantini e grosse auto, ma quella un po’ ai margini, in periferia, dove la gente va a passeggiare con i figli lungo il Sile.

Verrebbe da pensare che ormai non ci possa essere più niente che ci tocchi, che ci ferisca, invece Pasini ci dà un cazzotto nello stomaco di quelli che ti tolgono il fiato.

Perché la morte, figuriamoci quella violenta, di un bambino, è qualcosa che non si può accettare.

Tocca il nostro cervello rettile, quello che istintivamente protegge i cuccioli, la sopravvivenza della specie.

La Sfinge, un poliziotto che non è molto amato ma se ne frega tantissimo. A lui interessa arrivare alla verità, per quanto male faccia, per quanto dia fastidio, figlio della sua terra è quasi uno stereotipo, sardo, Santo Mixielutzi, silenzioso spietato, impossibile da decifrare.

La quarta di copertina rivela molto, “un dettaglio rimasto nell’ombra un’indagine sbagliata una verità inaccettabile”, quello che non è neanche immaginabile, è la violenza delle rivelazioni che pagina dopo pagina Pasini ci disvela spingendoci in un abisso di dolore. Un romanzo che non può mancare nelle librerie di chi ama la bella scrittura con dei contenuti.

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Autore: Coleichelegge

Innamorata perennemente incazzata politicamente scorretta inesorabilmente libera

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