RANCORE

Gianrico Carofiglio

Einaudi

Chi ha letto LA DISCIPLINA DI PENELOPE, in questo nuovo capitolo scoprirà cosa l’ha portata a lasciare la magistratura, a chi non lo ha letto, verrà voglia di andare a scoprire comunque qualcosa in più su questo personaggio. Entrambe le categorie comunque, arrivando all’ultima pagina non potranno che essere soddisfatte della lettura. Una donna affascinante, sebbene non ci siano descrizioni fisiche relative alla bellezza, non deve essere una ragazzina visto il ruolo professionale che aveva, non nasconde misteri, anzi, racconta senza vergogna le sue debolezze che sono quelle di tutti, non si considera una wonder woman, è assolutamente consapevole di sè e proprio per questo forse ci si identifica facilmente. Nella sua solitudine che non è un rifiuto del mondo, ma un isolamento cautelativo che durerà il tempo necessario a guarire le ferite che il suo modo di essere le ha inflitto, per capire verso quale strada andare. Nel suo modo un po’ brusco ma mai sgraziato o maleducato di approcciarsi agli altri, nel suo cercare. Bello bello proprio bello, così come è bella l’indagine che Penelope intraprende, la ricerca di qualcosa che forse non esiste, un reato che chissà se è stato commesso, ma dà la stura a riflessioni profonde, sulle dinamiche che muovono le persone a fare o non fare qualcosa, porta a pensare a quante volte diamo per scontate conclusioni che sono lontanissime dalla realtà. A quanto male possa fare il rancore, a chi lo prova a chi lo subisce a chi ne rimane invischiato. La poca e sommaria descrizione che ho dato, potrebbe far pensare che sia una lettura “pesante”, assolutamente no. Anzi, è un romanzo che nonostante tutto  regala la speranza che le cose accadute, per quanto non scompariranno mai, si potranno con calma superare. Vabbè, d’altra parte non è una novità che Carofiglio sia bravo no? Se ancora non lo avete, il consiglio è di metterlo in lista per il prossimo giro in libreria.

Recenti -issimi e Prossimi venturi

Di solito vi racconto o i fatti miei, diciamo il mio stare, o di libri che ho letto, perlopiù gialli, ma non è detto. Oggi per esempio, vi dico di raddrizzare le orecchie e c’è una ragione se parlo di orecchie.

Il 21 aprile sarà in libreria per La Nave di Teseo, il secondo romanzo scritto dal cantautore Pacifico, un racconto biografico delle vicende familiari, migrazioni esparti andate e ritorni, le nascite i matrimoni i funerali, insomma la vita, della sua famiglia e dintorni stretti, molto stretti. Il titolo è accattivante IO E LA MIA FAMIGLIA DI BARBARI le “saghe” familiari, soprattutte se raccontate con leggerezza e amore sono sempre un bel momento di relax.

Qualche giorno prima, il 19 per essere precisi, Einaudi porta in libreria Francesco Abate, giornalista scrittore ma più di tutto uomo, un uomo con una forza interiore e una storia che vale la pena di conoscere (ma sarete poi pochi a non conoscerlo). Scrive dei bei gialli, ha una mamma che da sola è tutto un programma, e una tale quantità di ironia che contagia. Non ve lo perdete. Ah, si intitola IL COMPLOTTO DEI CALAFATI.

A marzo e torniamo alle orecchie, Baldini & Castoldi ha pubblicato ieri CONFESSIONI DI UN MALANDRINO, l’autobiografia di Angelo Branduardi, scritta con Fabio Zuffanti una ricca prefazione di Stefano Bollani e un’appendice msicale curata da Laura Gangemi.

A seguire, nelle prossime settimane/giorni (tanto lo sapete che qui va così, non sarò mai una blogger seria e puntuale – mezza bugia, puntuale no, ma seria sono seria), vi racconterò di Lansdale e di MOON LAKE di Dario Sardelli e DELITTO SUL LAGO e del RANCORE raccontato da Carofiglio

Fiori

Per i Bastardi di Pizzofalcone

A Napoli succede, fra i vicoli le scese e le scalinate improvvisamente ti trovi davanti un paesaggio che mozza il fiato o una chiesa di una bellezza che incanta, quel che succede è più tutto. Più colorato più chiassoso più profumato e più disperato. Così è Pizzofalcone, un groviglio di ricchezza e povertà, di allegria e di dolore. Esageratamente primavera anche nell’alba di aprile, in cui Savio Niola, viene trovato Massacrato appena oltre la soglia del suo chioschetto liberty, in ferro battuto e vetro da dove ogni mattina, nonostante i settantaquattro anni, tirava fuori i suoi fiori e le sue piante, pronti ad essere venduti a chiunque abbia qualcosa da dire, un perdono da chiedere, un amore da dichiarare, un’amicizia da ribadire e perfino un addio da suggellare. Eppure Savio era amato da tutti, aiutava chiunque avesse bisogno, fosse con le parole con i gesti con la comprensione. Lo ribadisce anche Ciro Durante, l’amico che tutte le mattine lo incontrava lì, gli faceva compagnia mentre Savio metteva fuori le piante, parlavano o forse no, quando si è amici da una vita non c’è bisogno di tante parole. Ma di questo, di come evolve l’indagine, lascio che vi dicano gli altri blogger. Quando finisco di leggere Maurizio ho il privilegio di poterlo chiamare e dire quel che ne penso, stavolta non avevo parole. Lui vuole sapere se il giallo regge, ma quello regge sempre, è il resto che mi ha lasciata fra le pagine per un pezzo. Ho scoperto il significato dei fiori, sentito la poesia, la bellezza e il dolore che emana l’amore, quello felice quello travagliato quello taciuto e quello manifesto. Quanto possano sorprenderci le persone (ok i personaggi) che credevamo di conoscere e quelli che stiamo conoscendo poco a poco. Quanto qualcuno possa scatenare nel giro di pochi minuti, raptus omicidi e risate di cuore e quanto ci si possa sbagliare nel “giudicare” qualcuno. Al di là di questo comunque, la potenza narrativa di una poesia messa in prosa, è al momento irraggiungibile ed è quello che fa de Giovanni, mette su carta le emozioni le paure le gioie segrete. Ci sono anche un paio di “colpi di scena” che scateneranno discussioni infinite, ma si sa che non sempre i lettori sono d’accordo su tutto, di una cosa però sono certa, non guarderete più un anemone, una rosa, un geranio o un ciclamino.    “Tu lo sai, perché te l’ho detto tante volte: ogni fiore racconta una storia. A volte sono storie di una parola sola, altre invece sono piú lunghe. Dipende dal fiore”. In questo, che forse a parte il prossimo, è al primo posto della mia classifica, ho trovato più poesia più bellezza più dolore e più amore che in tutti i precedenti.  Io lo sapevo che non sarei riuscita ad evitare la banalità, che inevitabilmente sminuisce la profondità della scrittura di de Giovanni. Ci ho provato, ma credetemi è davvero una poesia in prosa.

  

  

 

Cristina Cassar Scalia ci accompagna a La salita dei saponari

Oh, cosa volete che vi dica, io quando trovo un autore, in questo caso un’autrice, che regge al secondo romanzo e migliora al terzo, ho degli attimi di godimento. Mi rendo conto che ci sono fior di professionisti – direttori di collana editor correttori di bozze eccetera – che vivisezionano un romanzo prima che arrivi a noi, ma sono un po’ megalomane e quando dico che qualcuno farà strada e questo poi accade, eh bè, me la tiro, mi autoincenso e come dice un tizio in tv, mi stimo e mi incoraggio, ecco.
Sei giorni fa è tornata in libreria Cristina Cassar Scalia, e con lei ovviamente, Vanina Guarrasi vicequestore aggiunto alla Mobile di Catania, alla Omicidi per la precisione. Ma la sua sete di vendetta? Giustizia? Non è placata e quindi ha chiesto e ottenuto di partecipare ad un’operazione della Catturandi di Palermo, arresto a cui tra l’altro il mafioso latitante è riuscito a sfuggire. Potrebbe fermarsi ancora se solo lo volesse, per la gioia del suo ex collega Manzo, ma da Catania la avvisano che hanno un morto ammazzato e lei tutto sommato, Paolo incluso, non ha troppa voglia di restare a Palermo. Il morto che ha la doppia cittadinanza italiana e americana, ed è nato a Cuba, possiede una casa a La Salita dei saponari si rivela essere un bel personaggino (d’altra parte si sa, non è che le brave persone vengono ammazzate tutti i giorni) e il caso molto più complicato di quanto ci si potesse aspettare. La Scalia ha imparato dai migliori, oltre naturalmente ad avere talento (lo so mi ripeto, ma a chi lo ha, è d’obbligo riconoscerlo); la lezione che ha magnificamente incamerato è quella di equilibrare la trama gialla, che ovviamente non solo deve essere impeccabile, ma possibilmente essere anche intrigante e complessa, con l’evoluzione dei personaggi, non solo del/della protagonista, ma anche dei comprimari. Last but not least, cogliere dai lettori chi sono i personaggi più amati e dar loro sempre maggior spazio senza toglierlo agli altri. In questa coda di pandemia, dove i viaggi sono ancora un po’ penalizzati, reagalatevi un soggiorno sotto la Montagna, che con la sua imponenza e i suoi risvegli improvvisi, è una bellezza

Delitti senza castigo – torna Sarti Antonio

Bologna, “ex isola felice, ex grassa, ex dotta, e con la più antica ex università di Europa”, è la città che anche questa volta fa da sfondo alla nuova indagine di “Sarti Antonio”, questurino nato molti anni fa dalla penna di Loriano Machiavelli.
Una storia in cui ci si muove tra presente e passato. Si affonda in un enigmatico spaccato di segreti e alterazioni della realtà. Si viaggia in un vortice di crimini, un vortice dal ritmo veloce, un vortice inspiegabile.
Quando uno strano ma mite personaggio, Settepaltò, chiamato così per i numerosi cappotti che indossa uno sull’altro, viene riempito di botte senza una apparente motivazione, Sarti decide di indagare. Chi può volere il male di una persona così docile, che vive della carità degli altri? Cosa ha fatto di sbagliato? Chi ha infastidito? O, piuttosto, cosa ha visto che non doveva vedere per essere stato ridotto così?
Senza limiti e freni, e fidandosi della sua testardaggine, Sarti inizierà il suo andare per le vie cittadine in cerca di indizi e arriverà con le indagini fino in Calabria. Scoprirà così un crimine terribile, un fatto delittuoso che mai avrebbe immaginato.
La storia di questo libro e dei suoi particolari personaggi si mescola con la storia di Bologna, del suo dialetto dei suo luoghi simbolo. L’autore, attraverso la voce dei due personaggi cardine: Sarti e Rosas (un eterno universitario extraparlamentare), fa viaggiare il lettore tra storia recente e storia passata del nostro paese, evidenziando le modifiche degli strati sociali e i cambiamenti politici. Il ricordo della resistenza partigiana e delle stragi dei nazisti lo rende un libro piacevole, per la ricostruzione storica di fatti che è bene non dimenticare mai.
I personaggi di Delitti senza castigo sono tanti e ben caratterizzati, come nello stile di Macchiavelli la narrazione diretta e precisa.
Il protagonista è un personaggio a cui ci si affeziona e risulta difficile non immedesimarsi nelle sue azioni. Sarti è uno di noi, una persona che crede in quello che fa, che sfugge alle regole “dell’apparire”, onesto, spontaneo. Proprio uno di noi.
Il passaggio tra passato e presente avviene con rabbia, entusiasmo, nostalgia. Trascina il lettore in un mondo carico di tutte le sfumature del nero, tutti i colori dell’anima oscura e tutte le metamorfosi della vita, passando attraverso i drammi e le risoluzioni della nostra storia. Non troppo lontana, ancora.
Articolo di Brunella Caputo

Da Mosca all’Alto Adige o viceversa

Ancora un consiglio doppio, perchè siamo onesti, chi ama leggere ama anche variare genere trovare cose nuove e soprattutto avere tanti libri.
Il primo consiglio è un romanzo strano, la recensione la trovate su Mangialibri, se comunque avete letto e amato Bulgakov Gogol e arrivo ad accostargli anche Kafka perchè sono una donna esagerata, non fatevi scappare Il violista di Orlov. Una storia che va oltre il fantasy arriverei a definirlo onirico e visionario, la vita di un uomo con qualcosa in più (è per metà figlio di un demone) che però usa i poteri in modo del tutto diverso da come ci si aspetterebbe. A me è piaciuto davvero tanto, l’unica avvertenza è di non fissarvi sui nomi dei millemila personaggi che circondano Danilov, fra nomi cognomi patronimici soprannomi, potreste perdervi (a me fino ad un certo punto è successo).

Col secondo suggerimento torniamo in Italia, grave lacuna della sottoscritta che si era persa Luca D’Andrea, ho rimediato leggendo Il respiro del sangue, ottimo giallo con un protagonista, Tony Carcano, che ha una storia mediamente triste ma niente di troppo drammatico, che gli ha dato la spinta per diventare uno scrittore, che essendo cresciuto in quartiere difficile di Bolzano (avreste detto che anche lì ce n’è uno?), si è fatto crescere le palle ma senza bisogno di esporle, ha fatto maturare il suo senso dell’umorismo senza farlo diventare troppo invadente e dulcis in fundo, gira con un san bernardo da 110 kg. Racconta D’Andera di strane cose, di quella “magia” che spesso si trova in montagna, a cui troppo spesso si ispira la gente per fare delle realissime cose brutte.

Un po’ di relax, quando ci vuole ci vuole

Non so voi, ma dopo tanti anni di costante attaccamento, ultimamente i romanzi col nostro amato Montalbano, non li ho trovati così coinvolgenti. Forse troppa attualità, troppa politica, troppa amarezza dell’autore che si è trasferita sulle pagine. Ho preso Il cuoco dell’Alcyon per abitudine, perchè comunque quando ami un personaggio ci speri e alle volte vedi che la fiducia è ben riposta? Poco importa che in realtà sia un romanzo vecchio di una decina d’anni credo (comunque c’è scritto che qui non si inventa niente), una sceneggiatura che poi non ha visto la luce e che Camilleri ha leggermente risistemato. Scoppiettante, frizzante divertente e vagamente sopra le righe, ma ottimo. Il povero Salvo viene coinvolto addirittura in un’operazione dell’FBI, ma anche mandato in ferie coatte costretto a tingersi i capelli e a cambiare la forma dei baffi. Il commissariato affidato ad un nuovo commissario. Mimì Fazio e Catarella spostati, un delirio, ma uno di quei deliri che ti godi dalla prima all’ultima pagina. Ovviamente pubblicato da Sellerio

Sempre per divertirvi (in modo particolare se siete donne oltre i quaranta e single),prima o dopo Camilleri, leggete Volevo essere una vedova, La Moscardelli, dopo averci raccontato perchè voleva essere una gatta morta e poi andare a letto presto. Dopo averci deliziato con Teresa Papavero in quel di Stangolagalli, ci dice come lei (o almeno il suo alterego di carta), abbia trovato il modo di mettere a tacere quelle mezze frasi, quelle occhiate un po’ così che ti classificano fra le sfigate che nessuno si è preso, senza pensare che forse le sfigate sono quelle che vorrebbero tanto essere vedove perchè un marito ce lo hanno per davvero. Autoironica spietata e soprattutto senza ipocrisia, è una specie di pocket coffee di cui riassaporare il gusto quando (raramente ma capita), ci si sente giù o sole. Il ritorno del sorriso è garantito. In libreria per Einaudi

Orlov

Week End sulla spiaggia? I consigli di lettura di Coleichelegge

Bene, il caldo è arrivato e si cominciano in fine settimana in giro, ma io che conosco i miei polli, so che senza un libro (o il reader), non andate da nessuna parte, quindi cominciamo con qualche consiglio. Tutta roba buona buona e per tutti i gusti
Per questo ci vuole più di un fine settimana, son 664 pagine, ma state sulla fiducia.
Otto ragazze e qualche ragazzo, compreso Chris Harper, trovato col cranio fracassato nel giardino, tutti distribuiti fra il St Kilda (la scuola femminile) e il St Colm (quella maschile), collegi privati prestigiosi e contigui. Anche se le indagini al momento dell’omicidio non hanno portato a niente, la foto di Chris con scritto “io so chi è stato”, trovata da una delle ragazze sulla bacheca del Posto segreto, a distanza di mesi e portata al detective Moran, conferma che lì va cercato il colpevole.
Ve le ricordate le amicizie di scuola e dei cortili? Apparentemente indissolubili – che non lo sono lo scopriamo poi da grandi – quando le vivi sono tutto. La famiglia che ti scegli, incastri perfetti di equilibri fra caratteri diversi e complementari che diventano un unico organismo e come tale reagiscono a qualunque tipo di “aggressione” esterna. Individuato il pericolo, esterno o interno che sia, gli anticorpi attaccano per difendere lo status quo. La French, per mezzo della detective Conway e il detective Moran, indaga ogni cellula di quell’organismo, la difficoltà sta nel fatto che ognuna di loro, cambia forma e diventa altro da sè a seconda di quello che suppone essere necessario a preservare il gruppo. Un’indagine psicologica da leccarsi i baffi, un tuffo nel mondo degli adolescenti che definire agghiacciante è poco.

Una storia molto calda a Palm desert – Don Winslow

Mea culpa mea culpa mea culpa, nella pigna delle cose da leggere (che ormai ha raggiunto altezze vertiginose), stazionava già da qualche mese Don Winslow, Palm desert per la precisione, il terzo romanzo della serie dedicata a Neal Carey. Ora siccome non sono del tutto decerebrata, riconosco la grandezza di Winslow, la sua scrittura e l’approfondimento toccano vette altissime in molti romanzi, specialmente quelli sui narcos (trilogia di
Art Keller). Purtroppo è un argomento quello che io personalmente trovo noioso, o angosciante se volete, sta di fatto che non lo amo. Detto ciò, devo riconoscere la mia ignoranza e ammettere che, timorosa di trovare la stessa atmosfera, non avevo letto gli altri romanzi dell’autore e qui torno al mea culpa mea grandissima culpa. Mi sono divertita tantissimo, una scrittura che mi ha ricordato i miei amati autori tipo Malvaldi Savatteri o il deGio di Gelsomina per capirci. La storia nello specifico è parecchio surreale (come del resto il pregresso di Carey), il detective viene incaricato di ritrovare un arzillo vecchietto che è scomparso e riportarlo a casa, pare la cosa più semplice del mondo no? No, non se il vecchietto è un comico ebreo cercato (all’insaputa del povero Neal), da un suo vicino di casa tedesco, con cui evidentemente non corre esattamente buon sangue. Io per parte mia adesso provvederò ad acquistare i precedenti e perchè no, a conoscere gli altri personaggi. Voi che fate?

in fondo alla palude

Nella collana Super Et di Einaudi, in libreria da pochi giorni, In fondo alla palude di Lansdale. L’ambientazione è quella classica, il Texas. Non quello iconografico dei film, poco deserto niente cactus giganteschi sotto il sole battente, ma le paludi i boschi e le lagune della parte orientale del Paese. La storia è un mix di generi, un po’ noir un po’ thriller con un pizzichino di horror, quindi fondamentalmente un Romanzo (senza genere che non mi pare obbligatorio). Harry, ormai anziano e pragmaticamente in attesa di morire in una casa di riposo, si lascia andare ai ricordi, pensa a come è cambiato il mondo da quando lui era un bambino, di come i fatti – anche i più banali – diventino notizie a livello mondiale, a differenza di quando restavano dove erano accaduti, come accadde per quella brutta storia, successa nel ’33, quando lui era un bambino e l’America soprattutto lontano dalle città, stentava a riprendersi dalla grande depressione. La trama non sto a raccontarvela che tanto la trovate ovunque, leggetelo per la scrittura per il linguaggio, diversi da quelli degli altri romanzi dell’autore, molto più soft se vogliamo, ma incisivi nella loro semplicità (niente di più complicato che scrivere in maniera semplice). Il focus come spesso accade è una denuncia del razzismo, ma quello vero, quello che fa male che difficilmente si riuscirà a sradicare. Un tema caro all’autore che per parlarne si è inventato un personaggio come Leonard Pine, nero e gay che fa il detective (privatissimo e scorrettissimo), insieme a Hap Collins bianco etero e altrettanto scorretto, ma a differenza di quanto accade nella serie degli amatissimi due, in questo romanzo, forse per il periodo in cui si svolge o per la crudeltà della storia è particolarmente coinvolgente. Insomma, se lo avete letto a suo tempo, è una buona occasione per rinfrescare la memoria, se non lo avete letto, l’occasione per leggere un gran bel romanzo.