Ho letto un romanzo che forse non vedrà mai la luce, e se così fosse, sarebbe un gran dispiacere, perchè confermerebbe che per l’editoria in Italia, c’è poca poca speranza, che l’apparenza vale sempre più della sostanza, che non è vero che quando si sbaglia basta scusarsi. Sarebbe anche la triste dimostrazione, che se sei nessuno ma ti pompano abbastanza, il mondo piccolo della letteratura, si schiererà dalla tua parte, indipendentemente dal tuo reale valore.
Quello di cui vi accenno è un romanzo che spazia nel tempo e nei luoghi, senza praticamente uscire dai pochi km quadrati che conta Procida.
Un romanzo di amori, finiti e spezzati dal destino o dall’incapacità umana, amori che vanno oltre l’umano, come quello di una madre per un figlio autistico. Amori incomprensibili che sono colla fra due anime perse in altri universi. Amori che si spostano da chi non c’è più a chi c’è ancora e capisce l’importanza di quell’amore senza parole.
Un romanzo di rancori che si trascinano per anni e come un seme o una croce piantata sulla sabbia, resistono e alla fine diventano altro, girano nell’universo attraversando muri che non vediamo, spostandosi nel tempo e nello spazio come dicevo prima, mescolando la magia e la realtà con quello che oggi sappiamo essere la fisica quantistica, cosa di cui ai tempi di Marquez (che per inciso ha “inventato” il realismo magico) non si conosceva. Bambini indaco e autistici con i loro mondi che sono altro da noi, ma non per questo sono meno reali.
Non so se ci siano addetti ai lavori fra i frequentatori di questo blog, non so se qualcuno avrà il coraggio di tirare fuori le palle e decidere di pubblicarlo, il rischio è che un tot di Nomi, non li faccio perchè sono pur sempre una signora, facciano fronte compatto, in nome di qualcosa che serve solo a fare rumore, a ricordare al mondo che esisti e una volta hai scritto una cosa bella, tentando di far dimenticare che poi l’impresa non ti è più riuscita. Se l’autore mi dirà che posso scrivere chi è, lo farò, o può palesarsi tranquillamente, qui o sulla pagina Fb o su tw. Io ve l’ho detto, spero davvero che per una volta il buonsenso abbia la meglio, che un bel romanzo, davvero molto bello, possa essere goduto dai lettori, indipendentemente dalle cazzate che può aver fatto chi l’ha scritto. Chiudo ricordandovi che Cesare Battisti (il delinquente) è pubblicato da Feltrinelli.
Categoria: Un libro e quel che ne penso
Patrizia De Bicke
Pubblicato la prima volta nel 2008, viene riproposto da Tea dopo 11 anni,questo romanzo di Patrizia Debicke Van der Noot. Come in altri Romanzi la Debicke si diverte a fare della Storia, una storia, in questo caso raccontando le vicende di Giovanni de Medici, richiamato a Firenze (che fra l’altro è la città natale dell’autrice) dal Cardinale Federico per aiutarlo nella conduzione del Granducato, dopo la morte di Francesco I. La famiglia de Medici di materiale agli scrittori e agli appassionati, ne ha fornito a iosa e la signora ha attinto a piene mani, restituendoci ambientazioni che possiamo solo immaginare, abiti ritratti e descrizioni che calano il lettore dentro un periodo storico denso di intrighi, di macchinazioni ma soprattutto in cui la morale era decisamente diversa da quella a cui siamo abituati. La Debicke unisce la sua fantasia e la sua conoscenza, lo studio e l’amore per la Storia, coniugandole in romanzi che sono avvincenti e piacevoli, letture per tutte le stagioni. Se vi era sfuggito a suo tempo, beh, io non perderei l’occasione di rimediare.
La ragazza e la notte – Peccato Mortale (continuano spot i consigli brevi)
Era un po’ che non leggevo Musso, mi è sempre piaciuto quel tanto di soprannaturale che mette nei romanzi. Sorpresa sorpresa (almeno per me), questa volta ha scritto un giallo che è proprio solo un giallo, fra l’altro in cui la trama regge perfettamente. Un delitto vecchio di venticinque anni, per il quale il colpevole viene ricattato. Parrebbe una partenza banale e invece fra colpi di scena altri delitti di cui non si sapeva nulla ma sono collegati, colpevoli che in realtà forse non lo sono e innocenti che ne han fatte più di Carlo in Francia, ti tiene lì, curioso di capire cosa cavolo sia effettivamente successo in quella notte di tempesta. Che poi, ma vi verrebbe mai in mente di collegare la Costa Azzurra ad una bufera (o quasi) di neve, freddo e pioggia? A me no. Insomma, leggetevillo perchè è quel che ci vuole in spiaggia o in piscina, per un pomeriggio di tranquillo relax (poi nel caso mi dite come funziona sta cosa della tensione che rilassa).
Tutto un altro discorso invece per chi decidesse (con un po’ di ritardo sull’uscita, ma è bello anche così), di leggere Peccato mortale di Carlo Lucarelli, qui si entra in un posto brutto, in quell’Italia che viene invasa dai tedeschi dopo che Badoglio ha firmato l’armistizio, quando non ci sono più alleati e tutti sono nemici di tutti. Ma questo è solo il contorno, la storia vera è incentrata su un’indagine del commissario De Luca. Un’indagine spostata all’indietro nel tempo, pregressa rispetto ai romanzi precedenti, oltre che sul caso delittuoso, è un piccolo faro che si accende su De Luca stesso, sulle sue dinamiche di pensiero e sulle circostanze della sua vita. Un personaggio particolare, abbastanza indifferente alla politica, si adegua a quello che accade a volte navigando sull’onda a volte andando pericolosamente vicino a farsi male. Io sono un poliziotto, fascismo o no io devo fare il mio lavoro, costi quel che costi. Molto piacevole, anche per chi come me (e come Teresa Batista), è stanca di guerra.
La straniera
“Claudia Durastanti per me è e continua a essere una sorpresa”. Da questa frase, di Angelo Guglielmi, la mia attenzione per questo libro rosso, con una donna appoggiata con la testa al muro, si è trasformata in acceso interesse.
La storia inizia col racconto dell’incontro dei suoi genitori. Genitori un po’ anomali, sia per carattere, soprattutto perchè sono sordi. È così che la Durastanti ci introduce nella sua vita, raccontandoci e facendoci capire cosa significhi essere un CODA (in inglese child of deaf adult) e di come il dialogo non cambi solo per i mezzi utilizzati, ma anche, e soprattutto per la dimensione vitale, differente in ogni più piccola parte. A questa situazione, già precaria di per sé, si aggiunge la condizione di povertà in cui la famiglia vive. Condizione affrontata con un peso quasi nullo da una madre che fa delle folli spese la gioia della sua giornata. Poi c’è il distacco dall’Italia, la migrazione (sia pur temporanea e relativamente breve ), per Claudia infatti, a differenza di quanto accade normalmente, l’America diventa il posto da rimpiangere, quello dove si sono lasciati gli affetti.E’ tra un racconto e un altro, tra una stravaganza e un’altra, che si snoda la vita della scrittrice: un’infanzia irregolare e incerta in ogni dettaglio, un’adolescenza in solitudine, per approdare infine, prima a Roma per gli studi universitari e poi a Londra, dove scoprirà che la parola straniero non è brutta come aveva sempre creduto, specialmente se non viene imposta. È quindi un romanzo autobiografico, ma le capacità espressive della Durastanti fanno sì che il libro possa essere considerato almeno in parte, un saggio. Questo perché affronta tematiche sociali e lo fa senza essere didascalica, portandoci con leggerezza nella sua vita. La prima di queste tematiche è senza dubbio quella della disabilità. Costretta conviverci fin dalla tenera età, la scrittrice analizza come lo Stato e la società stessa si rapportano ad un problema spesso ignorato. A questo si intreccia il linguaggio nella sua interezza, che collega l’altro tema del romanzo ossia la migrazione. “La straniera” è un romanzo che ha tutto: le stravaganze l’avventura e la riflessione. La sua scrittura sa trasmetterti ogni sentimento e ogni critica con leggerezza, senza sforzo. Quello che in qualche punto risulta farraginoso, è dovuto solo alla sua voglia di raccontarsi. Anche quando vorresti fermarti, per stanchezza o doveri, non riesci ad abbandonarne la lettura. Ti chiama, come il pifferaio magico con i topini. Ti strappa risate, lacrime e riflessione.
Lo consiglio a chi ha voglia di perdersi, a chi ha voglia di essere rapito dalle parole.
Articolo di Silvia Sbaraglia
Con Le colpe della notte, diamo il benvenuto anche a Silvia Sbaraglia
Ad essere onesta le aspettative per questo romanzo erano tutt’altro che alte. È però bastata la lettura del primo capitolo a farmi ricredere. Lanzetta per me è stata una rivelazione, come autore e come genere, essendo io poco amante del thriller.
Cristian è un adolescente con un’ossessione per i videogiochi e la vita in rete, ossessione che spesso è causa di litigi con il padre, un commissario di polizia. Proprio dopo un litigio particolarmente furioso, l’uomo compie qualcosa di devastante. Al suo rientro in casa, Cristian si trova davanti ad una scena sconvolgente. I suoi genitori morti in seguito ad un omicidio suicidio. Il ragazzo, comprensibilmente preda di attacchi di panico, viene inviato in una casa famiglia a Castellaccio, gestita da Flavio, uno psichiatra specializzato nel lavoro con i ragazzi. Nell’ambiente “protetto” in Cilento, Cristian impara cos’è l’amicizia, e come si possano creare legami forti con persone sconosciute. Con loro capirà cosa voglia dire non sentirsi fuori luogo, troppo diverso per essere accettato e di come sia possibile vivere una vita fuori dal mondo di internet, lontano da uno schermo che filtri il suo vero essere. Con loro che si immergerà nell’irrisolto, troverà la sconvolgente verità sulla morte dei genitori e sarà coinvolto in un caso di scomparsa che nonostante gli anni pesa ancora sugli animi di tutti. Un caso che vede coinvolto Flavio e i suoi due amici, Damiano e Stefano.
Lanzetta intreccia rendendole un unicum, due storie già singolarmente intricate e allo stesso tempo intrecciate tra di loro. Le colpe della notte è, inaspettatamente, il terzo volume di una trilogia (al link gli altri titoli). Non ci si accorge di questa “dipendenza” perché l’autore riesce a mostrare chiaramente il passato dei tre amici di Castellaccio, Flavio, Damiano e Stefano, palesandoci anche il vecchio caso, che riesce a integrare perfettamente con la nuova vicenda, quella di Cristian e dei suoi, di amici, creando anche una certa simmetria con il passato. Il tutto dando solo qualche indizio sulle vicende passate che invogliano ma non obbligano il lettore, a leggere i romanzi precedenti. La capacità di Antonio Lanzetta è proprio questa: ti sa dare e togliere, senza lasciarti mai con l’amaro in bocca.
Tra flash-back, colpi di scena, immedesimazione, feeling con i personaggi, descrizioni da brividi e un alto tasso di adrenalina, ti rapisce e ti restituisce al mondo completamente cambiato. Per chi ha voglia di brividi, ma anche di speranza e fiducia, è il romanzo perfetto per passare questa estate e sopravvivere a questo caldo.
Articolo di Silvia Sbaraglia
Echi del silenzio – Tornano Le assassine a portarci in giro per il mondo
Le Assassine continuano a portarci cose nuove da leggere, e dicendo nuove intendo autrici che normalmente non troviamo in vetrina nelle librerie fra i best sellers (cosa che naturalmente ci auguriamo per questa casa editrice). L’autrice di Echi del silenzio, Chuan Guat Eng è malese di origine cinese così come lo è la protagonista del suo romanzo. Possiamo definirlo giallo o meglio crime story, solo per il fatto che vi si narra di due omicidi, ma in realtà è molto di più. Una saga familiare in piena regola, che però suona del tutto nuova a chi non abbia familiarità con una cultura che sia pur miscelata con quella europea, è lontanissima dalla nostra. Una storia lunga quasi una vita, che coinvolge la protagonista portandola a scoprire legami familiari che mai avrebbe potuto immaginare, amori, lealtà incomprensibili ai più. Un vecchio omicidio che forse è legato ad un uno più recente, sospetti che modificano le prospettive di vita. Una scrittura che definirei classica, che fa quasi pensare più che ad un romanzo, ad una biografia familiare, una saga che parte da lontano, attraversa gli anni della guerra, dell’invasione giapponese fino a tempi più recenti, ricordi e racconti intrecciati sull’onda di cercare la soluzione di quel mistero doppio. Non è un libro da leggere per rilassarsi (oddio dipende poi sempre da come vi rilassate), è un romanzo che richiede tempo per essere assaporato, non vi sarà salire l’adrenalina, ma con qualche sapiente parola o idea lasciata cadere qua e là, riaccende la suspense al momento giusto. Cosa rara, o almeno a me è capitato di rado, per la soluzione, bisogna arrivare proprio alla fine. Buona lettura
Sangue e limonata
Hap Collins e Leonard Pine, avremmo mai immaginato che c’è stato un tempo in cui non esisteva questa coppia? Eppure per i loro primi diciassette anni di vita sono cresciuti l’uno senza l’altro, Collins in una famiglia molto modesta, bianca (in un periodo in cui esserlo faceva la differenza), etero e democratico. Pine, nella stessa città, nero (e qui la differenza si subiva), omosessuale e conservatore. Eppure a causa di un combattimento clandestino (più o meno), pur così apparentemente diversi i due ragazzi si scoprono uguali. Hanno gli stessi principi e se fra loro si pigliano per il culo senza pietà, intanto danno vita ad un’amicizia che li porta a diventare grandi insieme, e a fare muro contro tutte le discriminazioni e le ingiustizie. Giustappunto questo ci racconta Lansdale, facendo rievocare ai due soci le innumerevoli avventure che li hanno visti coinvolti stringere sempre di più il legame fra loro. Un bel modo per conoscerli in situazioni diverse, quasi sempre guai comunque, anche prima che decidessero di cercarli per mestiere. L’ironia che ormai sappiamo essere il modo di Lansdale per sbeffeggiare quello che a quanto pare, continua ad essere un problema nella testa di troppa gente.Non solo in Texas.
Ma il Divino amore esiterà davvero? Stefania Bertola dice di sì
Ma quanto mi piacciono i romanzi di Stefania Bertola? Tanto. Sì perchè c’è bisogno di leggerezza, perchè anche se oggettivamente non conosco nessuno a cui siano capitate cose tanto strampalate, a pensarci bene non è che siano così incredibili, cioè, potrebbero succedere. Un parterre di personaggi (la proporzione è sempre a favore delle donne, anche se a me personalmente non interessa), che non so come faccia, ma trova una quantità di balenghi e balenghe (mi scuserà la Lucianina se le rubo un termine) a radunarli insieme decisamente notevole. C’è da dire che salvo poche eccezioni, sono tutti personaggi positivi, i “cattivi” in genere sono puniti dal karma, o da qualcuno che oltre alla balorditudine ha anche parecchio sale in zucca. Sono romanzi pieni di vita, di vita vera, con le sfighe i problemi e le cose belle che allietano e affliggono ognuno di noi. Nello specifico il problema di Lucia, ex fidanzata di un calciatore di successo, oggi titolare di una agenzia di wedding planning che, causa concorrenza numerica, è la difficoltà economica diciamo accentuata. Un sistema per salvarsi ci sarebbe, ma insomma, è più un reato che altro. E il Divino amore mi direte? Ecco, per quello vi dovete leggere il libro, che magari è un qualcosina meno profondo di altri, ma garantisce qualche ora di relax e divertimento, last but not least, non ci sono turpiloqui gratuiti che a me ultimamente, infastidiscono un po’.
Un’estate brutta per la cultura
Un periodo brutto, del tutto prevedibile. Abbiamo perso persone/personaggi di grande peso sulla ahimè bistrattata cultura italiana, nel giro di pochi giorni se ne sono andati Zeffirelli Gregoretti Valentina Cortese Camilleri De Crescenzo e Ilaria Occhini (e probabilmente anche altri che mi sfuggono). Ora la domanda che mi pongo è: il più giovane aveva 85 anni, pensavate davvero che fossimo diventati tutti eterni? E proprio mentre scrivo arriva la notizia che è mancata Ilaria Occhini. Non farò alcun discorso su quello che queste persone mi hanno lasciato, erano dei giganti, ognuno a modo suo, i ricordi e il dolore li lascio a chi li ha conosciuti, avuti vicino come parenti amici colleghi. Io ho goduto del loro talento, ringrazio dio di aver vissuto la mia infanzia, adolescenza giovinezza, in un periodo storico così pieno di bellezza e di talento, in fin dei conti, a fare di me la donna che sono (e a parte l’insoddisfazione lavorativa, sono una che si piace parecchio per come è) sono state la conoscenza e la fruizione di tutta quella grandezza. Dicevo però all’inizio che era tutto prevedibile, e per questioni meramente anagrafiche, so che tanti altri pezzi di quel mondo, li vedrò andare via. Attori registi cantanti scrittori poeti. Se la natura seguirà il suo corso (escludendo malattie incidenti e sfighe varie ed eventuali), vedrò morire ancora tante di quelle persone che mi hanno arricchita, che mi hanno insegnato tanto, che mi hanno riempito la vita. Quindi grazie a tutte le signore e i signori sopra citati. Da ognuno ho preso tanto, posso solo sperare che vista l’età non proprio giovanissima che avevano, abbiano apprezzato chi negli applausi chi nel leggerli o guardare le loro opere, siano andati via con la serenità che si dovrebbe avere Su quel tantino di rimpianto che c’è nel lasciare la vita da vecchi (perchè vecchio è una bella parola nonostante tutto), posso solo augurarmi che avessero tutti fatto pace con l’idea, sapendo che non sarà dimenticato il loro passaggio.
Commedia nera n° 3 – L’atroce delitto di via Lurcini
La codina pungente di Francesco Recami torna a fare capolino, sempre travestita da elegante libriccino con la copertina blu, ma come sempre letale. Ha più volte dichiarato il fiorentino, che il suo intento è di mettere sotto i riflettori e alla gogna, le situazioni paradossali a cui siamo ormai assuefatti, perchè di stretta attualità. In realtà, il nostro più che un riflettore usa una lampada di wood, presente quella luce blu che si usa per vedere quello che la luce naturale non lascia vedere? Ecco bravi, come in CSI. Scopriamo così una verità che molti credono essere una leggenda metropolitana, la realtà di molti homeless o senzatetto che dir si voglia, i quali sottostanno alla tirannia di altri che per amore o per forza, vivono la stessa situazione ma sono più sgamati o cattivi, o forse solo senza scrupoli, non saprei dire. Nello specifico un ex imprenditore, tale Franzes, a sua volta caduto in disgrazia, si è “appropriato” di uno spazio adiacente alla stazione ferroviaria e affitta gli spazi (si insomma, i mq a 2 alla volta), ad altri apparenti disperati, per pochi spicci, ma non solo. Grazie all’arrivo di un coreografo di fama mondiale che vede nel luogo lo spazio perfetto per la sua kermesse, il deposito a Santa Maria Novella, trasformato in una location, frutterà un bel po’ di soldini a Franzes. Sconcertanti sorprese (per le anime candide), Recami svolge alla perfezione il ruolo del karma, ed esattamente come il karma è politicamente scorretto, senza la minima ombra di pietà nei confronti di chicchessia. L’umorismo va oltre l’ironia diventando sarcasmo e probabilmente per questo diverte moltissimo anche parlando (a voler essere pignoli), di un problema assolutamente drammatico. A mio avviso, un’ulteriore dimostrazione che spesso, l’ironia, anche spinta, è la strada migliore per inquadrare i problemi.
