OGGI VORREI Pensieri, non libri e oroscopi

Oggi ho voglia, o meglio necessità, di dire la mia.

Ho visto un pezzetto dell’intervento di Sami Modiano, le lacrime di questo vecchio, perché questo è, quando dice “io sono ancora là” “sarò là per sempre”.

Ecco, io, donna di destra (anche se questo collocare la gente qui o lì mi ha un po’, parecchio, stufato), avrei voglia di abbracciarlo quest’uomo per dirgli che sì, noi, buna parte di noi, abbiamo capito.

Sentiamo il dolore, abbiamo introiettato l’orrore, la paura e il disgusto per quanto è stato. Vigileremo perché non accada più.

Vorrei dirgli che se non ci indigniamo nel vedere l’ICE in azione (salvo condannare gli omicidi, perché possiamo essere di destra ma non siamo necessariamente deficienti), che se non ci strappiamo i capelli per chi parte dal suo Paese e incappa nella sfiga di un mare agitato, se non riusciamo a provare pietà per chi delinque e non ha messo in conto i rischi (a volte estremi), non siamo come chi lo ha preso bambino e lo ha ucciso condannandolo a non poter vivere.

Che il linguaggio violento è violento qualunque cosa voti chi lo usa.

Che come rimangono (si spera, anche se a volte…) parole, quelle di chi insulta le Forze dell’ordine contro chi pretende legalità a tutto tondo, allo stesso modo lo rimangono le nostre.

Gli vorrei far ascoltare Cacciari, che lucidamente ricorda che la parola antifascismo, alla Costituzione, ce l’hanno appiccicata, che non ho bisogno di dichiararmi antifascista perché lo sono.

Lo sono anche grazie a lui e quelli come lui che hanno pagato l’avere un altro Dio nel cuore o nella mente, lo sono perché ho visto capito e interiorizzato tutto.

Lo sono e non sento il bisogno di dirlo.

Vorrei che chi mi definisce fascista, mi facesse il nome di una, una sola persona, italiana, che dopo la laurea ha preso i suoi 4 stracci ed è entrato in un qualsiasi paese europeo, senza visto, passando di notte dai confini non presidiati e abbia lavorato abitato vissuto, per anni, senza un permesso di soggiorno.

Vorrei che si smettesse di insultarsi da sinistra (sic) a destra e viceversa, ma ci si mettesse a parlare cercando di ascoltarsi, magari di capire le ragioni dell’altro.

Vorrei che oggi, 4 febbraio, nella testa di chi – da una parte e dall’altra – si erge in cattedra, fosse rimasto un pezzetto di 27 gennaio e nel cuore, un pezzetto di Palestina.

Vorrei che chi arriva nel mio Paese, invece di conoscere tutti i bonus statali, conoscesse almeno un pochino la lingua.

Vorrei che chi arriva ne avesse titolo, un lavoro e la possibilità di vivere, dignitosamente.

Vorrei salire su un tram dove non mi sembri di essere all’ONU dei poveri.

Troppi vorrei dite? Ditemi anche i vostri, magari gentilmente se si può.

Avatar di Sconosciuto

Autore: Coleichelegge

Innamorata perennemente incazzata politicamente scorretta inesorabilmente libera

Lascia un commento