
Papa Bergoglio è morto e il suo successore ha cercato di tenere viva l’impostazione che lui aveva dato alla Chiesa, apertura pulizia e chiarezza soprattutto negli affari economici dello IOR che tanti scheletri ha negli armadi. Ma il pontefice è malato, gli resta poco da vivere e chiaramente fra i pochissimi cardinali che ne sono al corrente, comincia una delle battaglie più subdole che esistano al mondo. Quella che si svolge prima del conclave, quando i papabili si giocano il Soglio con accordi e manovre che sono il segreto di Pulcinella. Proprio dalle manovre di Warren Hamilton, arcivescovo di Pretoria, che usa metodi non proprio etici per mettere a tacere le vittime dei tanti, troppi, religiosi pedofili, prende il via il romanzo di Caliceti. Sottovoce, nel senso che è un signore discreto che non si sovraespone, sta alzando l’asticella ad ogni romanzo (scusate lo so che è una frase trita ma rende l’idea). L’ambito in cui si muove è più o meno lo stesso dei precedenti, la finanza, che è la protagonista ma solo nella misura in cui incide sulla vita degli uomini. Qui è entrato a gamba tesa e senza sconti in quel territorio delicatissimo che è l’etica, figlia della filosofia. I due protagonisti, apparentemente sono Hamilton e Vignale, in competizione per il Soglio e se vogliamo essere precisi anche per la palma di bastardo dell’anno, in realtà sono solo la rappresentazione di una realtà, di più realtà, su cui troppo spesso non ci si sofferma se non per un attimo di momentanea indignazione. Non fa uno sconto Caliceti, mette in mostra il marcio che purtroppo non ha nulla di fantascientifico. Un romanzo che racchiude un giallo (si apre con un attentato jiadista in via della conciliazione e le relative indagini dell’antiterrorismo) una denuncia spietata della corruzione e nei dialoghi che sono lo scheletro del libro, una serie di riflessioni che spingono il lettore a farle proprie. Un’amara conclusione che non toglie però la speranza che partendo da un uomo, un nuovo rinascimento sia possibile.
