Mi par di capire che da qualche settimana, anche i lettori più voraci abbiano blocchi, mancanza di concentrazione e dio sa quali altre deformazioni mentali, per cui pur avendo un sacco di tempo a disposizione, stiamo leggendo poco.
Ecco, io ho finito (mettendoci una vita per i suddetti motivi), Il regno delle ombre, di Louise Penny. L’ho iniziato con un po’ di timore, perché il precedente Le case di vetro, lo avevo trovato un po’ lento e faticoso. Impressione clamorosamente smentita. Il commissario Armand Ghamache, capo della Sûreté du Québec, al momento sospeso per un “forse” errore, commesso nella conclusione di un caso, roba grossa davvero, si ritrova nominato esecutore testamentario, insieme a Myrna, ex psicologa sua vicina di casa e attuale gestrice della libreria di Three Pines e a Benedict, uno strano ragazzo di Montreal. Ma esecutori testamentari nominati da chi e perché loro? Un vero e proprio groviglio ordinato, in cui il capo del filo da tirare per sbrogliare la matassa è davvero difficile da trovare. Non fossi stata in quarantena probabilmente lo avrei finito in un paio di giorni. La Penny è abile a intrecciare più trame contemporaneamente, fra l’altro tutte belle toste. Le intervalla sciogliendo la tensione, con le descrizioni del fantastico paesaggio canadese, con tanta, tanta neve, pasti caldi (e deliziosi) condivisi fra gli abitanti del villaggio, la caratterizzazione di Ghamace che oltre ad essere il capo della Sûreté, è un marito amorevole un padre attento e un nonno che si perde nel profumo dei capelli del nipotino. Un’alternanza affascinante di indagine serrata e dolcezza. Se avete il blocco, è il momento di superarlo e questo mi pare un ottimo modo.
