Abir Mukherjee autore scozzese di origine indiana, ha esordito nel 2016 con L’uomo di Calcutta, pubblicato in Italia da SEM, me ne avevano parlato bene, ma io che sono testacchiona, ci ho messo un po’ a leggerlo. E mal me ne incolse. Avete presente quei periodi in cui qualsiasi libro tu prenda in mano ti annoia? Ecco, ero in uno di quei momenti lì e mi son trovata in una situazione strana, non avevo voglia di leggere e allo stesso tempo mi stava intrigando la storia, il libro giusto per sbloccare la situazione. La scrittura (grazie anche, credo, alla traduzione di Alfredo Colitto che è spettacolare) è morbida e trascinante, aiuterà l’ambientazione in una Calcutta e poi a Sambalpore – capitale dell’omonimo distretto – negli anni 20 del secolo scorso? Non lo so, ma di sicuro si fa fatica a mollarlo. Un’ambiente che sta a metà tra la realtà della povertà, o comunque dell’idea che noi abbiamo della miseria di quei posti, e il lusso del palazzo del maharaja, il cui figlio per inciso, o meglio il suo assassinio, è il motivo che porta il protagonista, capitano Sam Wyndham e Surrender-not (che ovviamente non si chiama così, ma Surendranath, un nome particolarmente difficile da pronunciare, perché come lui stesso sostiene, la lingua inglese non comprende la d morbida) al palazzo delle meraviglie. Come al solito per dire che un libro è buono, ci sono i tre parametri, oltre al gusto personale ovviamente, la trama, nel giallo in particolare, che deve reggere e non avere nessun “buco”, Mukherjee l’ha pensata e scritta così. La lingua o il linguaggio, che non sono la stessa cosa, devono incastrarsi per coinvolgere fino in fondo, sono i veicoli con cui l’autore ti porta dove vuole e anche qui, non dico che si viaggia in Rolls Royce, ma di sicuro è una macchina di lusso, infine i personaggi. Caratterizzati davvero bene, con il giusto mix fra quelli che sono i ruoli e le personalità, divertenti quanto basta senza esagerare per quelli fissi, e una precisione cinematografica per gli altri. Insomma, proprio un bell’autore e per me, una bella scoperta.
