Una gran storia, D’Andrea l’ho incontrato per caso con Il respiro del sangue, apprezzatissimo, ho letto con curiosità L’animale più pericoloso e per inciso, prenderò anche gli altri. Il ragazzo ha del talento, ma tanto. A parte l’inventarsi trame e storie (che se uno decide di fare lo scrittore, è il minimo), sa usare anche l’italiano, non solo perché ha un ricco vocabolario, ma anche nel senso che lo usa impeccabilmente per rendere atmosfere, emozioni stati d’animo e pensieri. Caratterizza i personaggi senza sconti e a differenza di tante nuove leve (che mi scuseranno per la definizione) e consolidati autori, D’Andrea nei suo romanzi non mette battute di spirito, non c’è il personaggio alla Catarella per intenderci, a stemperare la tensione, ci va giù duro e gli riesce perfettamente. Uno scenario non così distante dalla realtà, una ragazzina che non sopporta il modo in cui il mondo ignora e maltratta habitat e animali, non una stupida eh, nemmeno un’esaltata, solo una ragazzina che prende seriamente lo studio, si informa e ha accesso ai social. Un paranoico che persegue i suoi scopi, mescolando l’ideologia con la sua storia personale e la follia (nemmeno tanto latente), che la coinvolge, le fa credere di poter fare qualcosa di importante, di tanto importante da prevedere anche la perdita di vite umane, (questo però Dora lo capirà da sola). Una storia crudele di suo amplificata dall’ambiente montano, le splendide foreste dell’Alto Adige che paradossalmente diventano un posto claustrofobico. Davvero un ottimo autore e un gran bel romanzo, non perdetevelo.
