L’urlo dell’innocente

Edizioni le assassine continua a proporre romanzi lontani dalla produzione a cui siamo abituati. Nella collana Oltreconfine stavolta troviamo il romanzo, non me la sento di dargli un genere, di Unity Dow, scritto nel 2003, racconta di una realtà tremenda, una di quelle realtà che fanno tremare le vene dei polsi per la loro crudeltà, e nello stesso tempo sperare che in un futuro non troppo lontano, restino solo ricordi. Unyti Dow è un giudice dell’Alta corte del Botswana nonché ministro degli affari internazionali. Un giudice un ministro ma soprattutto una donna da sempre impegnata e attivista per i diritti umani. Racconta un Paese che è difficile capire, una storia terribile di tradizioni antiche perpetrate di nascosto, perché sono reali e brutali reati, ma nonostante questo difficili da sradicare. Un Paese ricco soprattutto di contraddizioni, in cui quella che noi consideriamo normalità esiste solo nelle grandi città e comunque si mescola con una povertà che a noi appare estrema e in cui la prevaricazione è all’ordine del giorno. Un romanzo che per quanto duro è raccontato con delicatezza, con un linguaggio particolare ma mai violento, un urlo come quello dell’innocente del titolo. Un romanzo che oltre ad essere una piacevole lettura, diventa occasione per porsi delle domande, da leggere con la mente sgombra da pregiudizi, per capire tante cose, per imparare che è sempre un bene, per uscire dai nostri confini. Peraltro, personalmente (mea culpa), non avevo idea se non vagamente, di dove fosse posizionato il Botswana, e del paesaggio splendido, che l’autrice racconta come in una fotografia.

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Autore: Coleichelegge

Innamorata perennemente incazzata politicamente scorretta inesorabilmente libera

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