Seconda prova per l’autrice siciliana superata alla grande. Non è facile inventarsi un nuovo personaggio seriale che regga bene dopo l’esordio, e invece la Cassar Scalia ha fatto in modo che la seconda indagine del Vicequestore Guarrasi – La logica della lampara – sia molto più che piacevole. Al solito la trama ve la leggete sulla quarta, è intricata qualcosa oltre il giusto – e questo in un giallo è un’ottima cosa – perfetto per tutti, sia per chi ama fare la gara con lo scrittore (che personalmente trovo una cretinata colossale), sia per chi come me, anche per rispetto di chi si è spremuto le meningi, si limita a leggere con l’unica pretesa di non trovare cazzate (no, che siano minuscole o colossali a me frega niente, nun ce devono da stà), e si lascia trasportare, prendendo mentalmente nota degli indizi e al massimo facendo qualche ipotesi di cui non mi frega niente dopo le successive due righe. Dire una banalità tipo che la protagonista è cresciuta anche no, ci è stata “scodellata” perfettamente formata, che fra un indizio e l’altro stia continuando a cercare una serenità e di fare pace col passato invece e vero, ma l’equilibrio fra le vite private (che come insegnano tante serie, inevitabilmente e in special modo in un commissariato si intrecciano al lavoro) e le indagini, è assolutamente dosato, un po’ come il condimento di una buona pietanza, nessun sapore prevale su un altro. Ah fra l’altro quanto alla “pace” col passato, no niente, se dico qualcosa faccio spoiler e non sta bene.
Quanto al fatto (inevitabile anche quello temo), che l’essere in Sicilia a qualcuno richiami Camilleri, bè, se poche parole in dialetto, una tavola conzata per dire, vi fa identificare un autore, forse è meglio se lasciate perdere la lettura e come la nostra poliziotta, vi dedichiate ai vecchi film. 370 pagine andate giù lisce lisce in due giorni, direi che sono una garanzia sulla bontà del prodotto. Tanto vi dovevo, buona lettura. (poi non dite che non lo sapevate eh)
